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Politica
aprile, 2023

Cinquanta sfumature di giustizia sportiva portano i campionati allo sbando

I bianconeri vincono parzialmente davanti alla corte del Coni e si guadagnano un altro processo di secondo grado. Altre vicende, a Reggio Calabria in serie B e nel basket con Varese, rischiano di spostare i verdetti finali oltre la fine della stagione. Investitori e tifosi non sono più garantiti

Chi pensa che la giustizia ordinaria va male dovrebbe dare un’occhiata alla giustizia sportiva. Il processo sulle plusvalenze gonfiate della Juventus torna in appello per la terza volta. Risultati dei match precedenti: un’assoluzione e una condanna con quindici punti di penalizzazione. Il terzo incontro si occuperà di rimodulare la pena con un meno ics che risulti afflittivo. In parole povere, se i bianconeri saranno qualificati in Champions, cosa probabile, saranno almeno retrocessi in Europa league. Se si piazzeranno in Europa league andranno in Conference.

Il terzo appello non sarà necessariamente decisivo perché la Juve potrebbe tornare al terzo grado del collegio di garanzia del Coni. O potrebbe patteggiare in vista del secondo e più temibile processo, quello sugli stipendi fintamente decurtati durante il picco pandemico.

Altra possibilità molto concreta è che i collegi giudicanti, rinnovati di volta in volta con impiego di nuovo personale - e può diventare un volano occupazionale notevole -, emettano il verdetto definitivo oltre la stagione calcistica 2022-2023.

In pratica, la Juve giocherebbe la prossima Champions benché sub judice da parte della giustizia sportiva.

Se la serie A piange, la serie B non ride. Anche nella serie cadetta c’è rischio di non potere completare la griglia dei playoff perché la Reggina, penalizzata di tre punti perché il tribunale le ha vietato di pagare i contributi in modo da concedere il concordato secondo la legge Salva Imprese del 2022, ricorrerà fino al Coni e, in seguito, al Tar e al Consiglio di Stato con tempi che rischiano di essere molto più lunghi del termine della stagione, fissato al 30 giugno.

Un terzo caso riguarda la Pallacanestro Varese sommersa da un -16 in classifica per una vicenda residuale riguardante il pagamento in ritardo di un giocatore, la meteora Milenko Tepić, ingaggiato nel lontano 2018-2019 e scartato dopo tre partite. Anche in questo caso, il club lombardo ha annunciato ricorso in appello contro una sentenza che ha portato la squadra dalla zona playoff al fondo della classifica con rischio fondato di retrocessione.

Sullo sfondo di queste tre vicende si muovono, a livelli economici diversi, realtà imprenditoriali che investono milioni di euro, centinaia di milioni per il club degli Agnelli, sui club sportivi professionistici. Il minimo che possano pretendere finanziatori e tifosi è la certezza del diritto.

In questo quadro non sono più accettabili due elementi. Uno è il conflitto della giustizia sportiva con quella ordinaria. Deve essere chiaro che lo sport gode di autonomia ma non di extraterritorialità. L’altro aspetto è che i processi infiniti, con tre gradi di giudizio che diventano cinque o sei, sono già discutibili quando si tratta di vicende a livello di corte di assise, e il caso della coppia Rosa-Olindo ne è la conferma, con il tentativo di riscrittura in extremis di una sentenza già acquisita oltre ogni ragionevole dubbio.

Ancora più inaccettabile è l’incertezza nel caso della giustizia sportiva dove, in linea di massima, la sanzione individuale non riguarda la libertà dell’individuo ma, al massimo, la chiusura delle porte di uno stadio.

Se la Juventus o la Reggina o la Pallacanestro Varese hanno commesso un illecito sportivo, devono essere sanzionate in tempi ragionevoli e con una procedura che non può scimmiottare quella del processo penale che, in ogni caso, dura meno perché non ha la coda dei tribunali amministrativi.

Se no, si facciano le cose per bene e si costituisca un Csm dello sport con tanto di procedimenti disciplinari per i giudici poco virtuosi.

Si fa per dire. Questo va aggiunto in fretta, prima che qualcuno possa prendere sul serio la proposta. Per quanto, anche quelli sarebbero posti di lavoro in più.

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