Un fallimento perché la misura era «non credibile». Piena di «dubbi e criticità teoriche e pratiche». Nessuno ha incassato terre gratis e mutui a tasso zero in cambio del terzo figlio. La Lega che critica la Lega, spettacolo rarissimo, è andato in scena mercoledì alla Camera quando Italia Viva, tramite Luigi Marattin e Maria Chiara Gadda, ha presentato un’interrogazione per chiedere che fine avesse fatto la norma che prevedeva di concedere gratuitamente per almeno vent’anni un terreno agricolo alle famiglie con almeno tre figli.
Passo indietro: siamo nel 2018, Governo Lega-M5s, la norma era stata fortemente voluta da Gian Marco Centinaio, ex ministro leghista dell’Agricoltura e del turismo che oggi è vicepresidente del Senato, il provvedimento, spiegò, serviva a favorire la natalità da un lato e a promuovere lo sviluppo economico delle aree rurali dall’altro. Non è stato fatto nulla.
Il tempo è passato: dopo il secondo governo Conte, sostenuto da M5S, Partito Democratico e Italia Viva e il governo di Mario Draghi, appoggiato da tutti i partiti tranne Fratelli d’Italia, qualcuno finalmente ne ha chiesto il conto. Il sottosegretario dall’Agricoltura Luigi D’Eramo, esponente della Lega, ha spiegato che la legge è si stata approvata, ma non è mai stata applicata. «L’impianto legislativo sebbene improntato al perseguimento di un obiettivo di carattere generale totalmente condivisibile è apparso poco credibile e ha portato ad avanzare una serie di dubbi e criticità teoriche e pratiche». Avere a disposizione un terreno non era una condizione sufficiente a garantire ai potenziali beneficiari, cioè alle famiglie con tre o più figli, «l’avvio di una profittevole attività agricola e la conseguente permanenza della stessa in alcuni contesti rurali».
Missione fallita, dunque. L’opportunità di tornare alla terra per le famiglie numerose è stata dimenticata e rimossa, un po' grazie a un elettorato disarmato di consapevolezza e di memoria, distratto dalla nuova polemica del giorno e un po' per la sua totale inapplicabilità. Erano stati stanziati venti milioni di euro nella legge di bilancio ma, sorpresa, il ministero si è reso conto che non tutti i genitori con tre o più figli avessero capacità imprenditoriali e competenze specifiche nel settore dell’agricoltura per il solo fatto di essere genitori.
Inoltre, l’87 per cento dei terreni non utilizzati che sarebbero dovuti essere assegnati è di proprietà dei comuni che, come ha spiegato D’Eramo, «non hanno avviato efficaci strumenti di ricognizione e catalogazione di tali tipologie di terreni», cioè non hanno compilato un elenco indicando i vari terreni a disposizione. A questo si aggiunge il fatto che il ministero dell’Agricoltura avrebbe dovuto costruire una «piattaforma informatica» attraverso cui gestire le procedure di assegnazione dei vari terreni alle famiglie richiedenti ma non lo ha fatto. Non è stato fatto neanche «un censimento qualitativo dei terreni», cioè delle aree sfruttabili.
Per tutte queste ragioni, ha detto il sottosegretario leghista D’Eramo, «le disposizioni normative sono apparse sin dal primo momento poco efficaci e di difficile attuazione pratica». Il secondo governo guidato da Conte ha infatti ricollocato altrove i 20 milioni impegnati: cinque milioni sono stati trasferiti a Ismea per agevolare l'autoimprenditorialità nel mondo agricolo e 15 milioni per favorire nello stesso settore l'imprenditoria femminile. Insomma, per usare le parole di Marattin: «La misura era una sciocchezza».