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Politica
maggio, 2024

Sputi allo stadio, risse e troppe gaffe: le perle di Stefano Bandecchi, il sindaco di Terni che punta all’Europa

Stefano Bandecchi
Stefano Bandecchi

Imprenditore, fascia tricolore, ex patron della Ternana calcio e «liberale puro». Ma anche un po’ influencer. Dopo la rinuncia alle comunali di Perugia, «bomba o non bomba» adesso cerca posto a Strasburgo

Tutto ha inizio con un nuovo vento che arriva a Terni. E no, non fischia anzi impazza direttamente la bufera. Un elicottero atterra sul campo dello stadio Libero Liberati. Dentro c’è il nuovo patron della Ternana: l’imprenditore livornese Stefano Bandecchi. Una scelta eccentrica che ha del citazionismo e ricorda tanto l’approdo dell’ex presidente e proprietario del Milan Silvio Berlusconi. Quel giorno del 2017 il numero uno delle Fere - così si chiama la squadra in città - scende dal suo speciale mezzo di trasporto con un dono: la promessa di portare la squadra in serie A. Peccato che alla fine retrocede in C. Ma è solo questione di portare pazienza perché alla fine gli spalti dei rossoverdi esulteranno ancora e la squadra tornerà in serie B. Nel 2023 quei cori da stadio accolgono l'ex parà della Folgore - anche questo ha fatto nella vita - come primo cittadino. La luna di miele, se mai iniziata, è ormai finita e il 29 maggio sarà passato un anno dalle nozze politiche dell'imprenditore con la città dell'acciaio. Un'unione a dir poco turbolenta e non priva di colpi di scena.  

Tra il calcio e la politica

Ѐ da quegli stessi spalti che partono le cronache politiche ternane di Gian Bandecchi, il «liberale puro» che una ne pensa e cento ne dice. Perché è proprio allo stadio Libero Liberati che torna in chiusura della campagna elettorale per le comunali del 2023. Si presenta come il candidato migliore, l'unica Alternativa a ciò che Terni ha conosciuto fino ad allora. E in effetti, inedito lo è stato e lo è. Durante gli ultimi fuochi prima della chiamata alle urne, fumogeni gialloblù invadono il campo dello stadio e dagli spalti gridano «chi non salta un perugino è». Quando si dirada la nube spuntano curiosi personaggi. Ecco il primo di una lunga serie di sfottò bandecchiani: sul palco allestito per l'occasione ci sono alcuni cartonati altezza uomo. C'è Pikachu, Gandalf accompagnato da Aragorn, ma anche l'orso Yoghi e Harry Potter. Suoi ospiti in mancanza di altri. Di passerelle dei big della politica in quel periodo a Terni ce ne sono: dal ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida alla segretaria del Pd Elly Schlein, fa visita in città anche Carlo Calenda. Ma alla corte di Bandecchi, non si presenta nessuno. E così risolve da solo con i suoi ospiti di carta. In quegli istanti la curva è in visibilio. La stessa a cui ha sputato qualche mese prima dopo aver battibeccato con i tifosi, adesso invece le manda i baci. La combo porchetta e vino fa breccia nei cuori dei cittadini e al ballottaggio Bandecchi affossa gli avversari di centrodestra: «Ai ternani dico che non sarò il loro re ma il loro servitore».

 

«Bomba o non bomba», suona la colonna sonora della campagna elettorale di Alternativa popolare. Peccato che alla fine il partito non sia arrivato nemmeno a Perugia, dove ha rinunciato alla corsa per le comunali. Il candidato gialloblù, Davide Baiocco, ha retto qualche settimana per poi proseguire verso l’8 e il 9 giugno in autonomia. Forse, meglio così. Del resto è Bandecchi stesso, a meno di un anno dalla sua elezione, a non fare mistero del fatto che Terni gli «ha proprio rotto le scatole». I primi mesi di amministrazione ruotano intorno alla squadra di calcio: c’è o non c’è il nodo incompatibilità? Le minoranze all’attacco lo braccano per settimane, ma lui è tranquillo: «I ternani dovrebbero solo ringraziarmi e non certo contestarmi un conflitto di interesse». Alla fine però è costretto a gettare la spugna e la Ternana passa sotto il comando di Nicola Guida e finisce l’era della "Niccolò Cusano". Nata dalla sua costola è la stessa università telematica che l'ha messo nei guai. Da gennaio 2023 infatti Bandecchi è indagato per aver sfruttato il regime fiscale agevolato dell'ateneo per eludere le tasse e portare avanti attività non legate alla didattica. Per questo la procura di Roma gli ha sequestrato 20 milioni di euro. Ma lui, con la serenità che lo contraddistingue, continua a sostenere di aver fatto «sempre tutto alla luce del sole». 

 

«Mussolini ha fatto anche cose giuste»

«Centro, centro, centro», grida sempre a chi chiede come si posizioni il suo partito. Alternativa popolare, «resuscitato e rifondato» dalle ceneri di quello di Angelino Alfano. L’imprenditore livornese per anni finanziatore del centrodestra, durante la campagna elettorale dichiara il suo obiettivo: vuole sfilargli le poltrone anche a Roma. «Visti i presidenti del consiglio che ci sono stati negli ultimi dieci anni, perché non potrei io?» dice sghignazzando al programma radiofonico la Zanzara. «Fossi vissuto in quell'epoca - confessa guardando un po' al passato e un po' al presente - sarei stato un fascista della prim'ora. Perché Mussolini ha fatto anche cose giuste. Le bonifiche furono entusiasmanti». 

 

Una consapevolezza maturata fino alla commozione e che, il 25 aprile, culmina in un discorso di pura redenzione: «Sarei morto dalla parte sbagliata, grazie a chi aveva ragione». Perché alla fine «le dittature, di qualunque colore siano, sono il male». Lo ribadisce anche sui social: «Io sarò esagitato ma guardate che sono antifascista e anticomunista. Il prossimo che mi chiama fascista o comunista gli spezzo le ossa, voi fratellini della stessa mamma. Vediamo se riuscite a capire: anche i democristiani vi spezzano le ossa». Di miti però l'ex parà ne ha anche altri. Per un periodo è stato Napoleone: «Voglio essere mandato all'Elba, perché vorrei fare il suo stesso percorso», racconta in un video sui social. In consiglio comunale a Terni per lui il confronto con le minoranze è asfissiante e «continuando a tirare la corda finirà a schiaffi sicuramente. Trovate equilibrio e avrete qualcosa di buono, state fuori dall’equilibrio e avrete solo guerra». Minoranze avvisate, mezze salvate.

Il primo anno di amministrazione

Sfiancante, costellato da incalcolabili bagarre in consiglio comunale, da defezioni in massa dall’aula, da minacce a destra e manca e mediazioni da parte del prefetto. I cittadini ternani, se non altro, in questo primo anno di amministrazione hanno imparato a menadito un nuovo vocabolario del turpiloquio. Quella di Bandecchi, come l’ha definita da un certo punto in poi, è «dittatura democratica». Di «emendamenti della destra e di sinistra non ne passerà più uno», annuncia sui social lo scorso ottobre con il consueto aplomb. Minaccia rinnovata anche qualche settimana fa. Mister B - come l'ha definito una volta il programma Report - adesso i consiglieri di centrodestra non li può più vedere e gli ha tolto persino il saluto. «Ti tiro una brocca», «non capisce niente», «non rida, fatelo sedere», lessico diventato di casa nella massima assise cittadina. Non solo parole, che comunque per lui «fanno più male delle botte»; in almeno un paio di occasioni le prove sono state di forza. Sì, quella delle forze dell’ordine per braccare furia Bandecchi. «Ti faccio ingoiare tutti i denti», ha urlato scagliandosi contro il consigliere di Fratelli d'Italia Marco Celestino Cecconi quel 28 agosto. Da allora pace non è mai stata fatta.

 

I nemici

Nemico giurato del centrodestra ternano, della magistratura - in cui non ha fiducia - e anche la stampa locale, alla quale più volte si è rivolto con tono denigratorio. Perché del resto in ogni «dittatura democratica» che si rispetti chi non è dalla propria parte, è automaticamente da quella sbagliata. Tanto che è stata necessaria, a più riprese, anche la mediazione dell’Ordine dei giornalisti regionale e del prefetto. Tanto ce l'ha con gli operatori dell'informazione che ha chiesto la cancellazione dall'albo al quale, a quanto pare, era iscritto. Il motivo? «Il linguaggio è parte integrante dell'espressione e quindi da ora in poi rivendico la libertà di potermi esprimere finalmente in modo libero e liberale». Cioè con le parolacce. Di recente però nel suo personalissimo "Death note", o «libretto nero», ci sono finiti anche i sondaggisti che devono scegliere se essere «teste di c***o o infami» per aver escluso Alternativa popolare dai sondaggi per le Europee. «State attenti, so chi siete e sarà un periodo brutto per voi».

Quel che è certo, stando a questo primo anno di mandato, è che l’imprenditore livornese odia essere interrotto e contraddetto. A farne le spese a Piazza Pulita su La7 la giornalista Marianna Aprile, che lo scorso settembre gli domanda: «Quindi se io la contraddico, lei mi mena?». Riferendosi alla rissa sfiorata in consiglio comunale pochi giorni prima. 

 

 

Lezioni di "galateo" e parità di genere

«Un uomo normale guarda il culo di una donna e forse ci prova». Questo l’incipit dell’epopea bandecchiana che negli ultimi mesi lo ha visto protagonista di dichiarazioni a dir poco sessiste. Come il «va abbattuta» gridato alla parlamentare Anna Laura Orrico negli studi di Rai 3 durante il programma Agorà. «Lei è la dimostrazione palese che la pace si fa solo con le armi», infierisce Bandecchi. Un'altra perla si estrapola da un'intervista rilasciata a Fanpage sul tema della violenza di genere: «Lei ha mai tradito la sua fidanza? Deve cominciare, sennò non è normale, prima o poi la ammazza». E chissà quale sia il concetto di normalità a cui si appella Bandecchi e chi sono «le altre persone normali» che, secondo lui, l’avrebbero capito. Un dubbio rimasto irrisolto ai più. Ma l'andazzo lo si poteva intuire già dall'ospitata a La Zanzara, nella quale riguardo lo stupro ha dichiarato: «A me danno un po’ fastidio le donne che si svegliano 7 mesi dopo. Io voglio capire fin dove è l’offesa dell’uomo alla donna. Oggi, per esempio, direi ai miei figli di stare attenti a dire a una ragazza che è bella, perché qui non si capisce dove comincia e dove finisce la cosa». 

 

Vittima di diverse minacce di morte, il sindaco risponde in perfetto stile bandecchiano: «Questa lettera non è buona nemmeno per pulirsi il culo e morire non è la cosa peggiore che possa capitarmi. Ma spero di incontrarvi, così qualcuno tra noi sparirà». Altre invece sarebbero arrivate dopo le dichiarazioni del sindaco sulla questione Gaza: «Io sto con Israele, per me se la spiana va bene». Ma Bandecchi, nonostante la scorta gli sia stata negata - e pure l'esercito che ha chiesto per presidiare Terni - va dritto per la sua strada. E per rendere più sicura la città arrivano i vigilantes assoldati da Unicusano, che da qualche mese la notte pattugliano i beni comunali. 

 

Terni come Dubai

Però almeno da quando c’è lui nella Conca sbocciano i fiori, perché del resto a «Dubai non esiste una rotonda che non sia fiorita e ben curata». E il paragone è lusinghiero: «Non possiamo continuare a ad avere città come Roma che sembrano accampamenti per topi». Quindi qualcosa andava fatto, fortunatamente nessuna bonifica. Nel frattempo all’ombra delle fioriere lavorano instancabili Guerrieri del verde, cittadine e cittadini volontari che rendono meno grigia la città dell'acciaio. Ma non finisce qui, perché a Terni come ogni Dubai che si rispetti arrivano anche nuove rotonde - griffate Unicusano - e un piano per monitorare la Gotham city del centro Italia. Si tratta di uno studio - sempre finanziato dall’università telematica di Bandecchi - per studiare la criminalità: un progettino da un milione di euro. Bisognerà aspettare però per capire se l’indice di vivibilità del Sole 24Ore abbia preso un abbaglio. Perché quanto a criminalità Terni, alla fine, con il suo 58esimo posto non è messa poi così male in classifica.

 

Le dimissioni 

Poi in pieno Carnevale il sindaco affida ai social una notizia shock, annunciando le sue dimissioni. E no, nonostante il periodo non è uno scherzo. La bufera politica è dietro l’angolo: c’è chi gioisce e chi punta il dito accusandolo di essere irresponsabile. Qualche giorno dopo arriva una letterina da parte della maggioranza che a mani giunte chiede: «Per favore, torna». Ne segue un mea culpa generale di tutta la giunta: «Alternativa popolare si è ammalata di un virus, che in genere affligge gli altri partiti». Qualcuno dei suoi deve averlo davvero indisposto. Ma la preghierina fa breccia nel cuore del livornese che alla fine torna. No, non è vero. Dietro al ritiro delle dimissioni si celano in realtà le minoranze: «Posso lasciare i miei 20 mila cittadini (elettori ndr) in mano a questi?», dichiara il figliol prodigo. Gli altri 90 mila abitanti li avrebbe pure abbandonati senza remore, del resto non lo hanno votato. Nel frattempo però il partito di Bandecchi inizia a perdere pezzi. Il primo a tagliare la corda è l’assessore Lucio Nichinonni, poi passato a Forza Italia. Durante il terremoto-dimissioni salta anche il coordinatore provinciale Lorenzo Filippetti. Se la seconda defezione passa quasi immediatamente in sordina, ancora oggi Bandecchi e Nichinonni continuano litigare virtualmente a colpi di meme.

 

Elezioni Europee (forse)

Per adesso Roma è una tappa lontana, quindi mira alle Europee. Ma presto anche questa nuova avventura è diventata un’odissea. Dentro-fuori-dentro. «L’Italia si è addormentata e chissà quando si risveglierà. Intanto noi guerrieri della luce vegliamo su di lei», dichiara Bandecchi. Dopo l'iniziale bocciatura, alla fine la Cassazione ha riammesso Alternativa popolare nel collegio del Centro Italia. Ci sarebbe da festeggiare, ma il chiacchiericcio di sottofondo fa imbufalire l'ex parà: «E ne ho sentiti di imbecilli. Uno che fa il politico nel consiglio comunale di Terni, oggi ha fatto il maestrino dicendomi che sono un piagnone perché voglio andare alle elezioni Europee ma non mi spetta», dice in un video riferendosi al consigliere Francesco Ferranti di Forza Italia.

 

Tra una flessione e l'altra durante la campagna elettorale a Livorno, Bandecchi non perde tempo e se ne esce con un’altra delle sue. Un collage con i volti tutti dei grandi big - quelli che per lui non ci sono stati all'epoca delle comunali - manca giusto Giorgia Meloni: «Anche se loro ci restano male, tu vota Bandecchi». Insomma, le somiglianze con la campagna social di Atreju non sono poche. E bomba o non bomba, chissà se alla fine Alternativa popolare troverà posto a Strasburgo. Mal che va c'è sempre Roma.

 

 

 

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