Politica
19 dicembre, 2025Ripresentato l'emendamento dell'esecutivo alla manovra in cui scompaiono le norme contestate dal Carroccio: dalla stretta sulla pensione anticipata alla modifica del riscatto della laurea. Ma Ciriani promette che le misure confluiranno in un decreto ad hoc
L’altolà della Lega ha avuto successo: il governo ha fatto marcia indietro e la stretta sulle pensioni è uscita dalla manovra. Nella notte è stato depositato il nuovo emendamento governativo alla legge di Bilancio. Dove rimangono le misure sull’iperammortamento e la rimodulazione del Pnrr, mentre per ora saltano completamente - e non vengono modificate, come invece aveva annunciato Giorgia Meloni - le norme sulle pensioni (dallo spostamento in là della finestra per la pensione anticipata alle modifiche del riscatto della laurea). Nonostante ieri - 18 dicembre - in tarda serata il sottosegretario Federico Freni, anche lui della Lega, avesse ribadito che le misure sarebbero rimaste.
“La decisione della maggioranza è quella di stralciare gran parte dell'emendamento che contiene le norme sui prepensionamenti e la previdenza e di far sopravvivere solo la parte del testo relativa al Pnrr e all’iperammortamento - ha spiegato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani -. Tutto il resto verrà trasfuso in un decreto che verrà approvato presumibilmente la settimana prossima, quindi ci sarà l'esigenza di scrivere il testo e trovare nuove coperture”. “C’è stata questa decisione - ha aggiunto Ciriani - perché la Lega ha posto un problema politico sulle coperture previdenziali. Troveremo una soluzione, chiaramente salvaguardando anche tutti gli aspetti che riguardano imprese, imprenditori e Zes”.
Lo scontro è stato interno al governo ma soprattutto tutto dentro alla Lega. Con Giorgetti che, come in altre occasioni, avrebbe vestito gli abiti di chi deve far quadrare i conti e trovare risorse, e con il partito che ha invece posto una linea rossa su quella che, da tempo, è una sua battaglia identitaria. Claudio Borghi ieri, in un’intervista al Corriere della Sera, ha puntato il dito contro “qualche tecnico del ministero dell’Economia”. E ieri, prima dello stralcio della norma, aveva minacciato che il Carroccio non avrebbe votato quell'articolo.
Il passo indietro del governo ha portato le opposizioni a chiedere le dimissioni di Giorgetti. "Non c'è più né l'emendamento né la Lega né il governo", dice il capogruppo del Pd in commissione bilancio al Senato Daniele Manca. "Siamo di fronte a un clamoroso autogol politico di questo governo, se Giorgetti avesse un po' di dignità si dimetterebbe domattina, io me ne andrei", commenta la capogruppo di Iv Raffaella Paita. "Questa è l'implosione della maggioranza. Non c'è più il Giorgetti", dice ancora Paita. "Politicamente il ministro Giorgetti è venuto a manovra già chiusa con un'altra manovra di 3,5 miliardi e hanno chiesto delle coperture e delle azioni: tutto questo oggi non c'è più. Non esiste più l'emendamento Giorgetti - prosegue Paita - e quindi non esiste più la maggioranza di questo governo".
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