Politica
29 gennaio, 2026Articoli correlati
Giornalisti, politici, attivisti spiati. Il caso dimenticato anche dall’opposizione. Mistero sul rapporto con la società israeliana che produce il software per i governi
Che fine abbia fatto lo scandalo sui giornalisti e gli attivisti italiani spiati è presto detto: nessuna. «C’è una inchiesta delle procure di Roma e Napoli, unica cosa certa. Non so altro, tranne che ho consegnato il mio telefono un anno fa per fare un esame irripetibile che andava eseguito alla presenza dei miei legali. Non sono mai stati chiamati».
Ascoltando questo racconto di Francesco Cancellato si fatica a credere di vivere in un Paese democratico, nel quale il potere s’impegni a far rispettare regole fondamentali del vivere civile. Per esempio quella secondo cui nessuno, un giornalista come un privato cittadino può subire intrusioni illegali nella propria vita privata. E se la subisce, il responsabile va individuato e perseguito: esattamente ciò che in Italia attendiamo ormai da un anno intero.
Nel pomeriggio di venerdì 31 gennaio 2025 il direttore di Fanpage è a Lodi, in casa sua, convalescente. Una settimana prima l’ha falciato una macchina sulle strisce pedonali a Roma. Se l’è cavata con qualche ammaccatura che sta ancora smaltendo, quando il telefonino vibra. C’è un messaggio che arriva da WhatsApp Support. E fa venire i brividi: «A dicembre WhatsApp ha interrotto le attività di una società di spyware che riteniamo abbia attaccato il tuo dispositivo. Le nostre indagini indicano che potresti aver ricevuto un file dannoso tramite Whatsapp e che lo spyware potrebbe aver comportato l’accesso ai tuoi dati, inclusi i messaggi salvati nel dispositivo».
Lo spyware si chiama Graphite ed è stato sviluppato da Paragon Solutions, azienda israeliana fondata da Ehud Schneerson. Ex comandante dell’unità 8200, reparto d’élite per la guerra informatica dell’esercito di Tel Aviv, è la figura chiave della scalata alle vette dello spionaggio cibernetico che ha dato a Israele il ruolo di leader internazionale nelle forniture agli apparati di intelligence a molti Paesi occidentali. Per esempio il nostro. Paragon Solutions fornisce servizi esclusivamente ai governi. E con la misteriosa intrusione nello smartphone del direttore di Fanpage Cancellato salta fuori che fra i clienti dell’azienda israeliana c’è pure il governo italiano. Il caso è grosso, anche perché un articolo del Guardian rivela che sono un centinaio i giornalisti e gli attivisti spiati su WhatsApp con lo spyware di Paragon. Quindi il contratto viene sospeso. Anzi, rescisso. Oppure no. Perché qui si capisce subito che le versioni divergono, e non poco. Mentre la storia s’ingrossa.
Cancellato la ripercorre in un libro, “Il nemico dentro” (Rizzoli), uscito qualche settimana fa, denso di risvolti che rendono il tutto ancora più inquietante. Alla domanda più ovvia, se crede che a un anno di distanza dai fatti qualcuno abbia la coscienza sporca, risponde senza esitazioni. «Sì, lo penso. Nel senso che si sta cercando di insabbiare tutto. E non ne farei nemmeno una questione di governo e di opposizione».
Eppure in questo frangente il gioco dei sillogismi porterebbe lontano. Fanpage non è un giornale amato dal governo. Di sicuro almeno per due inchieste scomode: “Lobby nera” e “Gioventù meloniana” hanno messo a nudo le nostalgie per il Ventennio che ancora serpeggiano nel partito della presidente del Consiglio e i rapporti fra alcuni esponenti di spicco del medesimo partito e personaggi dell’estremismo neofascista. Per di più si scopre che oltre al direttore fra le vittime dello spyware c’è anche il giornalista Ciro Pellegrino.
Ma nemmeno la Ong Mediterranea Saving Humans è amata da un governo in guerra contro l’immigrazione irregolare. Ed ecco che fra gli spiati spuntano i nomi del capo missione di Mediterranea Luca Casarini e dell’armatore Beppe Caccia. Il loro spionaggio con Paragon, conferma al Copasir il 26 marzo 2025 il sottosegretario alla presidenza con delega ai servizi segreti Alfredo Mantovano, è stato autorizzato dal governo. A differenza di quello dei giornalisti, per cui gli apparati d’intelligence continuano a negare ogni coinvolgimento. Già. Chi è stato allora a spiare i giornalisti con lo spyware di Paragon se quel software è fornito solo ai governi? «Ho messo insieme tanti pezzi del puzzle», risponde Cancellato, «ma non mi sono fatto un’idea di chi ci abbia spiato. Io accuso il governo non di avermi spiato, è un’accusa che non mi premetto di fare, ma di non avermi aiutato a capire chi mi ha spiato. Anzi, di avermi ostacolato nel cercare di capire. Almeno stando a ciò che dice Paragon…».
Questo è un altro punto chiave ricostruito nel libro del direttore di Fanpage. Non appena scoppia il caso circola la voce che il contratto con l’azienda israeliana sia stato chiuso. Ma all’inizio di febbraio il ministro dei Rapporti con il parlamento Luca Ciriani, rispondendo a un’interrogazione dell’opposizione, comunica che il contratto è vivo e vegeto. Passano pochi giorni e l’Ansa precisa che il contratto è stato invece sospeso di comune accordo in attesa della conclusione della due diligence del Copasir, il comitato parlamentare di controllo dei servizi. Ma quando si arriva al dunque il mistero s’infittisce ancora di più. Nella sua relazione il Copasir scrive che il contratto è stato rescisso unilateralmente dai servizi segreti. Paragon afferma il contrario: sarebbe stata l’azienda a rescindere il contratto dopo che le autorità italiane avevano rigettato la sua offerta di aiuto per chiarire l’accaduto.
L’inerzia, a sentire Cancellato, è stata totale. Che cosa ha fatto l’Autorità della privacy? «So che a suo tempo uno dei garanti, Guido Sforza, si era interessato al caso e aveva aperto un’istruttoria, ma non se n’è più avuta notizia». E l’authority della Cybersicurezza? «Occuparsene toccava a loro, almeno così aveva detto il governo. Gli ho anche scritto ma non mi hanno mai risposto. Ho la sensazione che tutto sia stato fatto con l’unico scopo di discolpare i servizi segreti. E questo riguarda sì il governo, ma anche il Parlamento visto che la relazione del Copasir è stata approvata all’unanimità».
Infatti ce n’è pure per l’opposizione. Cancellato rivela un episodio che ha dell’incredibile: «Anche Francesco Nicodemo, collaboratore del Partito democratico, è stato spiato, mentre faceva alcune importanti campagne elettorali del Pd. Fanpage ha lanciato la notizia all’inizio di novembre, pochi giorni prima dell’uscita del libro, dov’è raccontata. Ebbene, nessuno l’ha ripresa. Nicodemo ha fatto le campagne elettorali di Orlando in Liguria, della presidente dell’Umbria, Proietti, di Ricci nelle Marche, della sindaca di Perugia, Ferdinandi. Ha curato pure la comunicazione per i gruppi parlamentari. Se lo stai spiando, spii anche le conversazioni che ha con esponenti politici di quel partito. Ora, che neppure il Pd non dica niente e non presenti neanche un’interrogazione per un suo collaboratore spiato…».
La verità, secondo il direttore di Fanpage, è che nessuno ha voglia di squarciare il velo, come se le troppe lezioni del passato non siano servite a nulla. Ed è quello che fa più male, ricorda Cancellato: «In Italia c’è qualcosa che non va da troppo tempo. Grave è che lo diamo per scontato, come se non potessimo farci nulla. Siamo sempre più assuefatti. Fosse accaduta trent’anni fa una cosa del genere, apriti cielo! Invece adesso... Per capire l’aria che tira basta leggere la relazione del Copasir, approvata ripeto all’unanimità, maggioranza e opposizione. Dicono che Meta ha sbagliato ad avvisare gli spiati, tanto da auspicare un intervento legislativo che in futuro glielo impedisca. In questa vicenda c’è il solito copione, già visto mille volte, fatto di omissioni, bugie, silenzi…».


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