Politica
14 gennaio, 2026Articoli correlati
Il centrodestra prova a limare le differenze per arrivare a una mozione unitaria (senza la parola "militari"?) sulla relazione di Crosetto di domani. Ma in vista del voto sul dl Ucraina, il vicesegretario della Lega guida la fronda del "no" e agita ancora le acque della maggioranza
Il dibattito è - ancora - sulle parole, ma le differenze tra le parti sono sostanziali. Come era accaduto a dicembre, alla vigilia dell’approvazione del decreto Ucraina, si torna a discutere dell’aggettivo “militari” e sulla sua inclusione o meno nella mozione di maggioranza che sarà votata domani - 15 gennaio - dopo la relazione del ministro della Difesa Guido Crosetto.
Nella bozza del testo del centrodestra si parla di proroga “della cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti” e si chiede di rafforzare gli aiuti “di carattere civile, sanitario, logistico e umanitario” coerentemente con le “sensibilità espresse dal Parlamento nel suo complesso”. Altra richiesta al governo: continuare a informare il Parlamento sull’attuazione del decreto, mantenendone comunque i caratteri di segretezza sulle armi inviate a Kiev.
Domani ci sarà un nuovo banco di prova per la tenuta nella maggioranza. E a far traballare la compattezza del centrodestra è, come spesso accade quando si ha a che fare con il dossier ucraino, ancora la Lega.
Il voto sulla risoluzione sarà però solo il primo tempo di un appuntamento che si replicherà quando il Parlamento sarà chiamato a convertire il legge il decreto Ucraina, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 29 dicembre e che ha prorogato per tutto il 2026 gli aiuti - anche militari - a Kiev. Tra chi guida la fronda del “no” c'è Roberto Vannacci. Che ieri ha pubblicato un lungo post sui social raffigurante un’immagine di Volodymyr Zelensky con una banconota sugli occhi e una scritta eloquente: “No decreto Ucraina!”.
“Dopo quattro anni, continuare a inviare armi e denaro non aiuta il processo di pace; al contrario lo prolunga e lo rende più difficile - scrive il vicesegretario del Carroccio -. La maggioranza degli italiani lo ha capito e dice basta. Per questo, alla faccia di Von der Leyen, basta armi e basta soldi a Zelensky! Oggi serve un decreto Italia non l’ennesimo decreto Ucraina - continua il post di Vannacci -. Io non cambio idea e, in coerenza con quanto fatto e votato finora a Bruxelles e con ciò che ho sempre sostenuto, dico NO alla conversione in legge del decreto sulle armi all’Ucraina. A tutti i parlamentari dico che il vostro voto favorevole prolungherà il conflitto e la sofferenza. Occorre fermare tutto questo con coraggio e coerenza”.
Proprio sulle armi a Kiev, durante la conferenza stampa di inizio anno, Giorgia Meloni aveva polemizzato con Vannacci. “Ascolto tutte le valutazioni che arrivano dalla maggioranza, ho letto di qualcuno che auspicava che il dl ucraina non ottenesse i voti in Parlamento. Non credo andrà così e mi stupisce che" questa riflessione "arrivi da un generale. I soldati sono i primi che capiscono quanto le forze armate siano utili per costruire la pace”.
La replica di Vannacci: "Mai cambiato idea su invio armi a Kiev, soprattutto dopo 4 anni di guerra in cui questa strategia vede l'esercito russo avanzare inesorabilmente sul territorio ucraino. Mi stupisco che qualcuno se ne accorga solo ora”.
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