Politica
15 gennaio, 2026Con Leone XIV si allunga la lista di esponenti del governo ricevuti dal pontefice. Mantovano ufficiale di collegamento. Accolti i vertici di Servizi e consulenti del lavoro
I servizi segreti italiani hanno da poco compiuto cent’anni. È il 15 ottobre del 1925 quando l’ormai conclamata dittatura fascista dà vita al Sim, il Servizio informazioni militari. Dopo la guerra rinasce come Sifar, poi ribattezzato Sid nelle mani del futuro deputato missino Vito Miceli e del piduista Gianadelio Maletti, quindi ri-ribattezzato Sismi sotto la guida dell’altro piduista Giuseppe Santovito, e infine ri-ri-ribattezzato Aise nel nuovo millennio. Cento anni assai turbolenti, costellati di misteri mai chiariti sul passato dei servizi segreti nelle pagine più buie della Repubblica. Ma ci sta che un Paese democratico ricordi gli anniversari istituzionali, anche se il ricordo affonda le radici in qualcosa di non proprio edificante. Solo che in questo caso succede qualcosa davvero senza precedenti. Non si tratta della celebrazione in sé del centenario del Sim fascista; del resto non del tutto sorprendente dato l’attuale clima politico. Né della circostanza che i direttori dei servizi Aise e Aisi Giovanni Caravelli e Bruno Valensise abbiano festeggiato la storica ricorrenza con la convocazione, poche ore dopo il 15 ottobre, dal pubblico ministero che indaga sulle intercettazioni illegali dei telefoni di alcuni giornalisti (e anche un prete) con lo spyware Graphite della società israeliana Paragon solutions, già titolare di contratti con i nostri apparati di intelligence. Vicenda che fa venire i brividi.
Parliamo invece del coinvolgimento del pontefice. Il Papa? Proprio così, per quanto sia difficile da credere. Il 12 dicembre 2025 i servizi segreti italiani sono ricevuti in Vaticano da Leone XIV. Ci sono i componenti del Copasir e poi i capi dei servizi nonché, dice il comunicato, «un’ampia rappresentanza degli operatori del Dis (il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, ndr), dell’Aise e dell’Aisi». E il Papa li saluta così: «Sono lieto di accogliervi in questo centenario della nascita del servizio preposto all’attività di intelligence in Italia. Correva l’anno 1925 quando fu istituito il Sim e furono poste le basi per costruire un sistema più coordinato ed efficace a tutela della sicurezza dello Stato». Anche se, aggiunge poi, è sempre necessario «vigilare con rigore affinché le informazioni riservate non siano usate per intimidire, manipolare, ricattare, screditare il servizio di politici, giornalisti o altri attori della società civile». Parole sante…
Ma a chi cercasse le ragioni di una così singolare udienza papale non potrebbe sfuggire un particolare. La delegazione è guidata dal sottosegretario alla presidenza con delega all’intelligence Alfredo Mantovano. Lo stesso Mantovano che vanta rapporti privilegiati con la Curia e il Vaticano. Fino al momento di entrare al governo è presidente della sezione italiana di Acs, Aiuto alla Chiesa che soffre. È una fondazione pontificia che dal 1947 sostiene «la Chiesa e i cristiani perseguitati, oppressi o nel bisogno, con la preghiera, l’informazione e l’azione». Mantovano ha lasciato il posto al vertice della onlus papalina a Sandra Sarti, ex prefetto già presidente della commissione del Viminale per il diritto d’asilo. A sua volta ricevuta in udienza privata da Leone XIV il 10 ottobre 2025 insieme allo stato maggiore di Acs. Ma pur volendo spiegare con gli ottimi rapporti personali il curioso rendez-vous fra il rappresentante di Dio in terra e i servizi segreti italiani, non può non colpire il filo che lega la serie delle udienze papali da quando Robert Francis Prevost si è insediato, a maggio 2025. Un filo tutto politico. Che indica una direzione ben più precisa e accomodante rispetto al precedente pontificato di Francesco, che nell’attuale maggioranza non era amato da tutti. Troppo diverso, per esempio, il punto di vista sull’immigrazione di papa Bergoglio da quello di Matteo Salvini. Così diverso da precludere tassativamente un faccia a faccia fra i due, e non si è mai saputo con certezza se in 12 anni l’udienza non sia mai stata chiesta dal leader leghista o se il Papa l’abbia rifiutata. Mentre l’incontro fra Salvini e Prevost è avvenuto il 29 agosto in Vaticano senza alcuna esitazione e con grande reciproca soddisfazione, a giudicare dalle reazioni. In rapida successione con i vertici del governo. Quattro giorni prima Prevost riceve l’altro vicepremier Antonio Tajani. E il 2 luglio è la volta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni: udienza alla quale, è bene precisarlo, non si può attribuire un particolare significato politico. L’incontro fra il capo del governo italiano e il pontefice di nuova elezione è infatti una consuetudine istituzionale.
Non così l’udienza di un partito politico. Nella fattispecie l’Ecr, il partito di destra Conservatori e riformisti europei, euroscettico e durissimo contro l’immigrazione illegale, guidato nel Parlamento europeo da Fratelli d’Italia. Il 10 dicembre papa Leone li riceve in Vaticano, guidati dal loro presidente Nicola Procaccini, europarlamentare della fiamma legatissimo alla premier. Della quale, anni fa, è stato anche portavoce.
A scanso di equivoci, va detto che per la loro natura e funzione le udienze papali accolgono personalità di ogni orientamento. Che qualcosa in Vaticano rispetto all’epoca di Francesco sia cambiato, tuttavia, lo dice un episodio. Il 27 maggio scorso, dopo averlo abbracciato nella cappella Sistina dopo l’elezione, Leone XIV riceve il cardinale Angelo Becciu, implicato nel processo sulla vicenda del palazzo di Londra, che Francesco aveva privato dei diritti del porporato escludendolo dal conclave.
Colpisce soprattutto, chi conosce bene il meccanismo delle udienze, che nei primi mesi di pontificato l’organizzazione degli incontri di Leone XIV, che certo non dipende direttamente da lui, sia avvenuta politicamente a senso unico. Quasi fosse un segno di attenzione vaticana più benevola nei confronti dell’attuale governo di quanto non fosse riscontrabile durante il precedente papato di Francesco. Con cui non era mancata, come si è visto, qualche significativa divergenza. Due giorni più tardi, il 12 dicembre, ecco i servizi segreti nelle mura leonine. Il 18 successivo il Papa va in Senato, alla Biblioteca. C’è una mostra con la Bibbia miniata da Borso d’Este, duca di Ferrara per pochi mesi prima della sua morte. Leone XIV viene ricevuto da Ignazio La Russa, e qualche appassionato di dietrologia non può fare a meno di notare una sorta di inversione del protocollo, anche se la visita a una mostra è occasione non di natura istituzionale. Ma è un fatto che il Papa incontra il presidente del Senato italiano a casa sua, quando ci si aspetterebbe il contrario. Vero che La Russa aveva ricevuto anche Francesco in Senato, ma per una circostanza assai diversa. Il Papa c’era andato per la camera ardente dell’ex presidente della Repubblica e quindi senatore a vita Giorgio Napolitano, allestita appunto a palazzo Madama. Lo stesso 18 dicembre, poi, è in programma l’udienza «ai rappresentanti dell’Ordine dei consulenti del lavoro», come informa il bollettino vaticano. Sono guidati dal loro presidente Rosario De Luca, che a ottobre del 2022 ha rilevato nell’incarico la moglie. Il Papa, come riferisce il Fatto quotidiano, li invita «a non vivere la vostra professione schiacciati sul versante datoriale» mettendo invece al centro delle dinamiche lavorative non «il capitale, né le leggi di mercato, né il profitto, ma la persona, la famiglia». Accanto al marito ad ascoltare c’è anche lei, la ministra del Lavoro del governo Meloni, Marina Elvira Calderone.

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