Politica
20 gennaio, 2026Un'altra recente proposta di legge costituzionale risale al 2024, depositata alla Camera dal M5s. In diversi Paesi europei l’abbassamento dell’età elettorale è già realtà
Diciotto anni, la maggiore età, una scheda elettorale e quella domanda che torna ciclicamente nella politica italiana: non si potrebbe iniziare a votare prima? Così parte la campagna “Voto16”, lanciata da +Europa per chiedere una modifica dell’articolo 48 della Costituzione e abbassare l’età del voto attivo. “Siamo di fronte a una crisi di democrazia e di partecipazione”, ha spiegato il segretario Riccardo Magi. Che rivendica la necessità di allargare la platea degli elettori e fissa come obiettivo le politiche del 2027. “È una possibilità, se c’è la volontà politica. Proprio in un momento in cui si parla di riforme istituzionali”.
i precedenti
In Italia il tema non è nuovo. Nell’ottobre 2024 il M5s ha depositato una proposta di legge costituzionale, a prima firma della deputata di Chiara Appendino, per estendere il diritto di voto ai sedicenni, motivata dal “calo generalizzato della partecipazione” - si legge sul sito della Camera - e il crescente “divario intergenerazionale” della rappresentanza politica. L’ex premier ed ex segretario del Pd Enrico Letta fece lo stesso nel 2019 e nel 2021, così come Matteo Salvini nel 2015. L’ultimo intervento sull’età elettorale risale al 2021, quando una riforma costituzionale ha uniformato a 18 anni il voto per Camera e Senato, eliminando la soglia dei 25 anni per Palazzo Madama. Resta però aperto il dibattito su chi resta escluso.
fuori dall'Italia
Guardando oltreconfine, l’idea del voto a 16 anni è già realtà in diversi Paesi europei. L’Austria è stata la prima a introdurlo nel 2007 per tutte le elezioni. Malta lo ha esteso alle politiche nel 2018, mentre in Germania e Svizzera è previsto almeno per alcune elezioni locali o regionali. La Grecia ha abbassato la soglia a 17 anni, mentre in Scozia i sedicenni votano dal referendum sull’indipendenza del 2014. Nel resto del Regno Unito il tema è tornato al centro del dibattito con l’arrivo al governo di Keir Starmer, che ha annunciato l’intenzione di estendere il diritto di voto ai sedicenni alle elezioni generali. Anche il Parlamento europeo ha più volte sollecitato gli Stati membri a valutare un’armonizzazione verso il basso dell’età elettorale, soprattutto per rafforzare la partecipazione giovanile alle elezioni europee.
Fuori dall’Europa, il quadro è ancora più frammentato: in America Latina, in alcuni Stati federali dell’America centrale e in esperienze locali sparse, il voto ai sedicenni è stato introdotto o sperimentato con risultati diversi. Gli studi più citati - a partire dal caso austriaco, richiamato anche in alcuni report del Parlamento europeo - indicano che l’affluenza tra i 16 e i 17 anni non è inferiore a quella dei neo-diciottenni, e in alcuni casi risulta persino più stabile. In Italia, però, l’impatto numerico sarebbe limitato: secondo le proiezioni Istat, nel 2027 i residenti tra i 16 e i 17 anni sarebbero poco più di 1,1 milioni. Ancora non abbastanza per impattare sull’astensionismo.
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