Politica
5 gennaio, 2026Rifugio per non eletti, risarcimento per i fedelissimi: così tra ministero e Regioni si è ridisegnata la spartizione degli incarichi alla guida delle oasi naturalistiche
Prendi uno, paghi due. È la strepitosa offerta speciale della settimana natalizia al Consiglio regionale del Lazio. Come funziona? Il consigliere di Fratelli d’Italia Enrico Tiero è dal 18 ottobre scorso agli arresti domiciliari per un’accusa di corruzione formulata dalla procura di Latina. Insensibile al principio che chiunque è innocente fino a condanna definitiva, la legge anticorruzione che porta il nome dell’ex ministra Paola Severino gli impone la sospensione dall’incarico. Ma a differenza dei dipendenti pubblici, per cui la sospensione dal lavoro comporta anche la sospensione dallo stipendio, i consiglieri regionali nelle stesse condizioni se la cavano con una semplice riduzione dell’indennità al 60 per cento. In attesa che la giustizia faccia il suo corso. Nel caso in cui venga riconosciuta l’innocenza scatta il reintegro nella funzione istituzionale e nel cento per cento dello stipendio: con il pagamento degli arretrati, ovvio.
Nel frattempo, il suo posto in Consiglio regionale viene assegnato al primo dei non eletti nella medesima circoscrizione. Con stipendio, annessi e connessi. Ovvio. Risultato dell’offerta speciale per un’inchiesta sulla corruzione è che pagano intanto i più incolpevoli. Cioè i contribuenti. Sono le regole, e per sbagliate che siano non c’è niente da fare. Ma questa vicenda apre anche un secondo scenario.
Perché Emanuela Zappone, questo il nome della candidata di Fratelli d’Italia non eletta in prima battuta che ora subentra a Tiero in Consiglio regionale, ha un altro incarico istituzionale. Il 6 febbraio 2024, a un anno di distanza dalla sua fallita elezione, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin la nomina per decreto commissario straordinario del Parco nazionale del Circeo. Poi una proroga, due proroghe, e infine l’investitura come presidente dell’ente parco. Nomina decretata il 24 ottobre 2025, quando da una settimana il consigliere Enrico Tiero è ai domiciliari.
In quel momento già si sa che se la situazione giudiziaria di Tiero non cambierà, sarà proprio la neo-presidente del Parco nazionale del Circeo a prendere il suo posto in Consiglio regionale. Circostanza che avrebbe forse consigliato di soprassedere. Se non fosse per un particolare: l’incarico di presidente del Parco dura cinque anni, mentre quello di commissario al massimo sei mesi. E si va avanti di proroga in proroga. Di più. Le norme attuative della legge anticorruzione stabiliscono una serie di incompatibilità fra l’incarico di consigliere regionale e la guida di enti pubblici. Ma solo se gli enti pubblici sono «di livello regionale» e se l’incarico al vertice dell’ente è stato «conferito» dalla medesima Regione. Ebbene, il Parco del Circeo non è regionale, bensì nazionale. E anche se la Regione dovrebbe dare il proprio benestare, la nomina resta di competenza del ministro dell’Ambiente. Il che taglia la testa al toro. Quanto al parere della Regione, non vale nemmeno la pena di ricordare che Emanuela Zappone era candidata alle Regionali nel partito dell’attuale presidente del Lazio Francesco Rocca.
L’ultima pedina è dunque piazzata. L’occupazione dei posti di potere anche negli enti parco procede da anni. Silenziosa, senza il clamore delle pagine dei giornali o dei talk televisivi, ma non meno scientifica. Si può dire che è cominciata ancor prima dell’insediamento del governo di Giorgia Meloni, e se in passato anche la sinistra non si è mai tirata indietro quando ha avuto la possibilità di lottizzare i parchi, bisogna dire che la destra non prende lezioni da nessuno.
Dal 2019 è presidente del parco nazionale della Maiella Lucio Zazzara, che nel 2024 si è candidato nella lista Marsilio presidente in sostegno del governatore abruzzese di Fratelli d’Italia Marco Marsilio. Scaduto, tocca ora a Pichetto Fratin nominare il sostituto. Per il momento, lui sta lì.
Il ministro ha molti altri dossier aperti, alcuni dei quali già risolti. O quasi, ma sempre allo stesso modo. Al parco nazionale dell’Appennino Lucano Val D’Agri Lagonegrese ha collocato l’ex consigliere regionale An-Pdl-FdI Antonio Tisci dopo aver revocato il presidente Giuseppe Priore. Il quale ha fatto ricorso e il Consiglio di Stato gli ha dato ragione. Per ora, tuttavia, inutilmente. Il quotidiano online Basilicata24 dà per certo che l’8 agosto 2025 Pichetto Fratin abbia nominato Tisci presidente con un decreto fantasma, visto che «in calce non porta alcuna data».
Al vertice del Parco nazionale del Vesuvio ecco Raffaele De Luca, nominato nel 2024 mentre è sindaco di Trecase, provincia di Napoli. La sua fede politica alberga in Forza Italia, il partito del ministro che l’ha nominato. Idem Raffaele Di Mauro, investito del ruolo di commissario del Parco del Gargano non più tardi del luglio scorso. Capogruppo di Forza Italia nel Consiglio comunale di Foggia, Di Mauro è stato anche candidato sindaco.
C’è perfino chi rivendica nel curriculum la propria appartenenza politica. Il commissario straordinario del Parco della Sila, nominato da Pichetto Fratin il 24 aprile 2025, per esempio. «Ha militato nella giovanile della Dc e ha ricoperto il ruolo di segretario regionale della Calabria nel biennio; dopo lo scioglimento della Dc è approdato a Forza Italia. Consigliere comunale e presidente del Consiglio dal 2000 e fino al 2003. Ha quindi ricoperto numerosi incarichi politici di partito», scrive Liborio Bloise. Evviva la sincerità. Ma non è da meno Giuseppe Coccorullo, nominato da Pichetto Fratin presidente del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni il 28 aprile 2023. Lui dedica nel curriculum un dettagliato elenco di ruoli e incarichi ricoperti per il suo partito. Che non è Forza Italia ma quello della premier. Aggiunge che non è soltanto uno dei soci fondatori della Fondazione Alleanza nazionale, cioè la cassaforte di Fratelli d’Italia, ma pure che è componente dell’assemblea nazionale del partito fin dal 2017. Due pagine sull’attività politica, tre righe sull’attività professionale: consulente del lavoro. Ma nel Salernitano, Coccorullo è un pezzo da novanta di FdI. E sia chiaro che anche nel mondo dell’ambiente il suo partito sa farsi valere eccome.
Commissario del Parco nazionale del Pollino è Luigi Lirangi, coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia a Cosenza. Mentre il commissario del Parco dell’arcipelago toscano risponde al nome di Matteo Arcenni, sindaco di Terricciola, in Provincia di Pisa, passato da Alleanza nazionale a Futuro e libertà per approdare nel 2013 al partito di Giorgia Meloni.
Tutto ancora più facile quando si tratta di nominare presidenti e commissari dei parchi regionali. Lì non c’è nessuno che può intralciare le scelte politiche. Rende bene l’idea il modus operandi del presidente della Regione Lazio Rocca, meloniano a trazione integrale. Per non dare l’impressione di voler fare cappotto, ha lasciato il Parco naturale dei Monti Ausoni e del lago di Fondi a Forza Italia. Occupato dall’ex calciatore Giuseppe Incocciati, consulente del ministro degli Esteri e capo del partito fondato da Silvio Berlusconi, Antonio Tajani. E concesso la Riserva naturale Monte Navegna e Monte Cervia all’opposizione.
Quanto al resto, non ce n’è davvero per nessuno. Al vertice del Parco regionale Riviera di Ulisse, che comprende l’area da Sperlonga fino a Minturno, mette Massimo Giovanchelli: già assessore provinciale di Alleanza nazionale a Latina, incarico che ricopriva nello stesso periodo del già citato collega di partito Enrico Tiero. Alla Riserva naturale Nazzano Tevere Farfa arriva Riccardo Luciani, ex assessore del Comune di Tivoli e autore di Idrovolante edizioni, per cui ha pubblicato fra l’altro un saggio su Augusto Turati, segretario del partito fascista nel periodo 1926-1930. Il suo nome compare fra i candidati di Forza Nuova alle elezioni per la Provincia di Roma del 2003. Il Parco regionale dei Monti Cimini è ri-affidato ad Alessandro Pontuale: come informa Etruria news, responsabile nel 2022 del dipartimento provinciale turismo di Viterbo di Fratelli d’Italia.
“Roma Natura”, ente che gestisce le aree protette del Comune di Roma, tocca quindi a Marco Visconti, ex assessore all’Ambiente di Roma capitale durante la sindacatura di Gianni Alemanno. E perché non ci sia proprio alcun equivoco, il Parco naturale dei Castelli Romani spetta a Ivan Boccali, ex vice sindaco di Ciampino, la cui nomina ha fatto indignare l’Anpi per un post pubblicato nel 2012 sulla sua pagina Facebook. Dove scriveva: «Ero, sono e morirò fascista. Onore a chi è morto per l’Idea».

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