Politica
12 febbraio, 2026Le affermazioni del procuratore capo di Napoli in un'intervista con il Corriere della Calabria. Alzata di scudi da tutto il centrodestra. Tajani: "Offesa a milioni di italiani". Mulè: "Arrestateci tutti". Protesta l'Unione delle camere penali
Da una parte ci sono “le persone perbene, quelle che credono che la legalità sia importante per il cambiamento della Calabria”. Loro, per Nicola Gratteri, voteranno “no” al referendum sulla Giustizia. Dall’altra parte, “voteranno per il 'sì' gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”. Il ragionamento del procuratore capo di Napoli, intervistato dal Corriere della Calabria, era tagliato sulla regione dove il magistrato ha lavorato per anni, ma sono parole che hanno subito scatenato una polemica.
La seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Ignazio La Russa, ha replicato: “Sul referendum ho sempre auspicato un dibattito sereno, un confronto civile tra le diverse posizioni. Rimango pertanto basito dalla grave dichiarazione rilasciata dal procuratore Nicola Gratteri - scrive in una nota -. Ricopre un incarico molto importante e la sua affermazione oltre a essere priva di verità, offende milioni di cittadini che non voteranno come lui. Mi auguro possa tornare sui suoi passi anche perché la sua dichiarazione fa alzare e di parecchio i toni dello scontro politico”.
Al di là delle categorie che, secondo Gratteri, si ritroveranno sotto il cappello del sì e del no, è duplice la posta in gioco al referendum: “Uno è togliere il pubblico ministero dalla cultura della giurisdizione, che è la cosa più grave, e l’altro è la riforma del Csm”. “Chi sostiene il ‘sì’ – spiega il magistrato al Corriere della Calabria – afferma che il pm sia troppo vicino al giudice: che si diano del “tu”, che viaggino nella stessa macchina, che siano amici e che quindi il giudice dia sempre ragione al pm. Queste affermazioni sono smentite dalla storia e dai fatti. Intanto, il 50% delle richieste dei pm viene rigettato; il 50% delle richieste di condanna finisce in assoluzioni. Quindi, dove sarebbe questo appiattimento?”, si chiede.
Poi, fa un altro ragionamento sugli “avvantaggiati” dalla riforma Nordio. Che, per Gratteri, è “per i potenti e per i ricchi”, perché “se creiamo un pm ‘super poliziotto’ che cerca prove ad ogni costo, non cercherà più quelle a favore dell’indagato né valuterà ciò che l’avvocato gli sottopone. A quel punto, chi potrà fare le indagini difensive? Solo i ricchi. Chi può andare da un avvocato potente che chiede 50 mila euro solo per parlare, e che poi si rivolge a costosi studi di investigazione privata. Una causa finirebbe per costare 200 o 300 mila euro. Se incappa in un’indagine un operaio, un impiegato o un uomo qualunque, chi gli dà i soldi per un’agenzia investigativa? Questa è una chiave che la gente deve capire: gli ultimi e i deboli non avranno in tribunale le stesse garanzie dei potenti”.
Non è stato solo La Russa a contestare l’uscita di Gratteri. Le sue parole, per Antonio Tajani, “sono un attacco alla libertà e alla democrazia che offendono milioni di italiani”, per il presidente della Calabria Roberto Occhiuto, “infangano” la regione e “gettano un’ombra ingiusta su un’intera comunità”. "E insomma: arrestateci tutti, signor Procuratore Gratteri. Prepari milioni di pagine da riempire nel registro degli indagati dove saranno elencati i milioni di cittadini perbene che con il loro Sì approveranno la riforma costituzionale che servira' anche ad evitare che pubblici ministeri asini di democrazia e rispetto delle persone siano collocati in ruoli di straordinaria delicatezza istituzionale”, dichiara invece Giorgio Mulè di Forza Italia.
Un'alzata di scudi è arrivata anche dall'Unione delle camere penali, secondo cui le parole di Gratteri non sono opinioni ma insulti: "Riduce milioni di cittadini a una categoria di sospetti e li dipinge come moralmente indegni solo per la loro scelta di voto. Qui si è oltrepassato il limite".
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