Politica
13 febbraio, 2026Il governo ha approvato nuove misure sull’immigrazione: non un decreto legge immediatamente operativo, ma un disegno di legge con 17 articoli che sarà pubblicato in Gazzetta ufficiale solo dopo la discussione e l’approvazione del Parlamento: i tempi quindi si allungano
Il governo ha approvato nuove misure sull’immigrazione: non un decreto legge immediatamente operativo, ma un disegno di legge con 17 articoli che sarà pubblicato in Gazzetta ufficiale solo dopo la discussione e l’approvazione del Parlamento: i tempi quindi si allungano. La premier Giorgia Meloni ha invitato ad approvarlo velocemente e la polemica politica è già partita.
L’articolo 10 prevede l’interdizione temporanea delle acque territoriali italiane a imbarcazioni per quattro motivi: rischio terrorismo (caso già previsto dalla Convenzione Onu sul diritto del mare), pressione migratoria eccezionale, emergenze sanitarie di rilevanza internazionale ed eventi internazionali (come le Olimpiadi in corso, insomma). Il ministro dell’Interno può proporre l’interdizione per 30 giorni fino a un massimo di sei mesi. Non si citano esplicitamente le navi delle Ong, ma quello sembra l’obiettivo politico di una misura che per Fratelli d’Italia equivale a un “blocco navale”.
I migranti a bordo potranno essere accompagnati anche in Paesi terzi con cui l’Italia ha stipulato accordi (come l’Albania – qui il protocollo stipulato nel 2023). C’è poi una stretta sui ricongiungimenti familiari: il richiedente deve avere un contratto a tempo indeterminato o fornire dichiarazioni dei redditi dell’impresa dei due anni precedenti, se è un lavoratore autonomo.
Le opposizioni temono ci sia una restrizione delle visite che i parlamentari possono fare all’interno dei Cpr per verificarne le condizioni, ma secondo fonti del Viminale non saranno modificate le prerogative dei parlamentari. I centri per i rimpatri dovranno avere “caratteristiche omogenee in tutto il territorio nazionale (assicurando i diritti fondamentali e la libertà della persona)” ma il migrante deve consegnare il cellulare al gestore della struttura e può usarlo in determinati momenti per fare telefonate, solo se privo di telecamera. Una chiara limitazione alla diffusione dei video che spesso i migranti fanno per documentare le condizioni all’interno di quelle strutture.
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