Politica
12 febbraio, 2026In una nota congiunta, Alarm Phone, Emergency, Medici Senza Frontiere, Mediterranea Saving Humans, Open Arms, ResQ People Saving People, Sea-Watch, Sos Humanity - Sos Méditerranée hanno sottolineato le problematicità del nuovo disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri
Anche le Ong insorgono contro il nuovo ddl Immigrazione approvato dal Consiglio dei ministri. Dopo il commento critico della giudice esperta di migrazioni Silvia Albano, che in una intervista a La Stampa ha sollevato le problematicità del disegno di legge, ora anche le organizzazioni non governative - in una nota congiunta - hanno criticato duramente il provvedimento.
Il comunicato
"La strategia del Governo per estromettere le Ong dal soccorso in mare dal Mediterraneo si arricchisce di un nuovo capitolo", hanno scritto congiuntamente Alarm Phone, Emergency, Medici Senza Frontiere, Mediterranea Saving Humans, Open Arms, ResQ People Saving People, Sea-Watch, Sos Humanity - Sos Méditerranée. "Dopo la legge Piantedosi e il decreto flussi arriva un'altra stretta al soccorso civile nel Mediterraneo da parte del governo Meloni. Un insieme di misure che non mirano a governare i flussi di persone in movimento, ma a colpire e bloccare le navi umanitarie con il risultato di aumentare il numero di chi perde la vita in mare".
Il rischio per i diritti fondamentali
Come già sostenuto dalla giudice Albano, anche secondo le associazioni il disegno di legge potrebbe costituire una minaccia ai diritti fondamentali dell'uomo. "Rischia di fare dell'Italia la prima nel recepire il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo - scrivono nel comunicato - segnando un grave arretramento nelle tutele dei diritti fondamentali".
Secondo le organizzazioni, le nuove norme "accelerano procedure di frontiera e rimpatri, ampliano la lista dei cosiddetti 'Paesi di origine sicuri', in cui vengono ricompresi pure Egitto e Tunisia, e facilitano il trasferimento dei richiedenti asilo verso Stati terzi anche senza legami reali".
L'obbligo di salvare vite umane
Avvertono le Ong: "Il risultato è una compressione del diritto d'asilo e il rischio di esporre molte persone a persecuzioni e trattamenti inumani". In particolare, secondo le organizzazioni, l'introduzione del divieto fino a sei mesi dell'ingresso nelle acque territoriali sarebbe "una misura che viola il diritto internazionale e le convenzioni sul soccorso, mettendo in discussione l'obbligo inderogabile di salvare vite umane". Per di più, il ddl conterebbe linee guida abbastanza sfumate da permettere una ampia discrezionalità. "Il blocco navale è previsto per casi definiti in modo vago e quindi soggetti ad ampia discrezionalità - sottolineano le Ong - se applicato, produrrà meno tutele, più sofferenze per i naufraghi e meno navi pronte a intervenire in mare".
"continueremo a operare"
"Troviamo inaccettabile - aggiungono le organizzazioni - che il governo consideri una minaccia alla sicurezza nazionale le persone che rischiano di annegare nel Mediterraneo e le persone che tentano di salvarle". La mossa del governo, dunque, potrebbe tradursi in un peggioramento delle condizioni di persone già in difficoltà: "Queste norme non rendono lo Stato più sicuro. A mettere in pericolo lo Stato di diritto è invece il governo che sceglie di sospendere la legalità nelle città e in mare, di limitare il diritto d'asilo, di criminalizzare chi manifesta o chi salva vite". Il comunicato si conclude con una rassicurazione: "Continueremo a operare nel rispetto del diritto internazionale per prestare soccorso e salvare vite umane, senza girarsi dall'altra parte. La stessa ambizione che dovrebbero avere anche l'Europa e gli Stati membri, senza eccezioni".
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