Politica
16 febbraio, 2026A 30 anni dalla legge che inquadrò la violenza sessuale come delitto contro la persona, 44 città in tutta Italia hanno manifestato contro la modifica del provvedimento, che nasceva da un accordo bipartisan Meloni-Schlein
La legge fa 30 anni, ma discussioni e mobilitazioni sono più attuali che mai. “Senza consenso è stupro”: lo slogan che ha attraversato ieri le piazze italiane contro il ddl sulla violenza sessuale firmato da Giulia Bongiorno al Senato. Da Roma – dove migliaia di persone hanno manifestato in piazza Santi Apostoli – passando per Milano, Bari, Bologna, Napoli, Torino e non solo, i cortei indetti dal laboratorio permanente “Consenso, scelta, libertà” hanno riunito associazioni femministe, centri antiviolenza, studenti e realtà transfemministe. Nel mirino la riscrittura dell’articolo 609-bis del Codice penale (datato proprio 15 febbraio 1996), accusata di non mettere al centro in modo esplicito il principio del consenso.
il ddl stupro e la riscrittura
Il testo interviene sulla definizione di violenza sessuale e sostituisce l’attuale riferimento all’assenza di “consenso libero e attuale” con la formula dell’atto compiuto “contro la volontà della persona”. Una modifica che, secondo le promotrici delle manifestazioni, rischia di spostare l’attenzione dal consenso all’espressione del dissenso. “Normalizza lo stupro”, hanno denunciato in piazza alcune attiviste, secondo cui la nuova formulazione potrebbe rendere più difficile dimostrare la mancanza di volontà, soprattutto nei casi in cui la vittima resti paralizzata (il cosiddetto freezing).
Il governo e la relatrice Bongiorno replicano che l’obiettivo è ampliare la tutela e includere anche le condotte “a sorpresa” o in cui si approfitta di una condizione di inferiorità psicofisica. E che non vi sarebbe alcun arretramento rispetto all’impianto attuale. Nelle ultime ore, però, si è aperto uno spiraglio su possibili modifiche: in Commissione si discute di reintrodurre un riferimento più esplicito al “consenso riconoscibile” e di chiarire meglio la nozione di volontà, per evitare ambiguità interpretative.
"Pensavamo di essere a un passo da un’altra conquista fondamentale che vedeva unite le donne di tutti gli schieramenti. Ma siamo state smentite non appena la legge è arrivata al Senato", ha detto Laura Boldrini, deputata Pd ed ex presidente della Camera. Era stata lei la prima firmataria del provvedimento bipartisan approvato dalla maggioranza lo scorso novembre alla Camera, prima della proposta di riscrittura. "Oggi torniamo indietro perché con ddl Bongiorno si mette il focus sulla vittima e non sul carnefice: 'Perché hai detto no?' 'Quanto tempo ci hai messo a dirlo?' 'Come ti sei difesa?'", sono invece le parole a Domani di Valentina Melis, testimonial di Differenza Donna.
A Roma i cartelli richiamavano la Convenzione di Istanbul e le normative europee più recenti, che pongono il consenso al centro della definizione di reato. In alcune città si sono registrati momenti di tensione, ma senza incidenti gravi. Le organizzatrici hanno annunciato nuove mobilitazioni nelle prossime settimane, mentre il testo, dopo le audizioni in Commissione Giustizia, dovrà essere presentato in Aula al Senato.
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