Politica
17 febbraio, 2026In un mese e mezzo i gruppi di Camera e Senato, utilizzando le risorse che servono alle attività parlamentari, hanno autorizzato due mega-campagne di manifesti. L'ultima da oltre 500 mila euro
Fratelli D’Italia fa sul serio: la campagna elettorale per il referendum va potenziata perché la nazione va spinta al voto. Pronti per mobilitazione di primavera. Con i soldi pubblici però! I gruppi parlamentari di FdI hanno finanziato con oltre mezzo milione di euro – 543.988 euro per la precisione – una massiccia affissione di manifesti per tappezzare in due settimane tutte le città: sfondo blu, data in verde, addirittura una manina che inserisce la scheda nell’urna bianca, la scritta “l’occasione per cambiare la giustizia” e un “vota sì” a caratteri cubitali. Non è la prima volta, come ha già rivelato L’Espresso, che il partito delle sorelle Meloni attinge dai fondi pubblici – che dovrebbero servire alle attività parlamentari – per sostenere il sì. La pratica non è vietata esplicitamente dalle regole, ma le risorse pubbliche, che le amministrazioni trasferiscono ai gruppi in base al numero di aderenti, servono esplicitamente, ripetiamo, per le attività parlamentari. Tant’è che altri tesorieri di altri partiti non lo fanno. Invece i capigruppo Galeazzo Bignami (Camera) e Lucio Malan (Senato), fin qui, hanno autorizzato una spesa di un milione di euro per il referendum: 644 mila euro provengono da Palazzo Montecitorio, il resto da Palazzo Madama.
Bruciate le veline giornalistiche di inizio anno che ipotizzavano una raccolta straordinaria presso gli eletti di FdI e proprio mentre Giusi Bartolozzi, la capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio (Giustizia), intima all’Associazione nazionale dei magistrati di comunicare i donatori (volontari!) del comitato per il no, ecco che con il suo fare impetuoso Fratelli d’Italia – la Balena Bianca a strisce nere – entra di forza in campagna elettorale. Con i soldi pubblici.
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