Politica
20 febbraio, 2026Tra destra e sinistra campeggia una zona grigia: quella di chi risponde "non so"
Referendum, partecipazione al Board of Peace, sostegno all’Ucraina, fiducia nell’Unione europea, nei leader nazionali e nel governo.
Il sondaggio di YouTrend per Sky Tg24 fa una panoramica a tutto tondo sull’opinione degli italiani sui temi più vari.
Non c’è tema nel dibattito pubblico che produca un consenso netto, non c’è una linea che riesca a unificare l’opinione pubblica. Dalla riforma della giustizia alla guerra in Ucraina, dal rapporto con l’Unione europea alla fiducia nel governo, il dato politico dominante è uno solo: la polarizzazione. E, accanto ad essa, una crescente area di incertezza. Un’Italia sospesa.
Il nodo referendum
Il primo dato che emerge, quello più urgente sul fronte interno, è quello di un testa a testa tra il sì e il no alla separazione delle carriere. Un saliscendi che vede il sì calare dell’1,6% rispetto a quanto rilevato l’11 febbraio mentre il no crescere, in parallelo, dell’1,6%. Cresce anche l’affluenza stimata che arriva al 59,6% (+1,1%).
Il punto decisivo, però, è un altro: stando ai dati di YouTrend l’esito delle consultazioni cambierebbe in base all'affluenza. In uno scenario di alta mobilitazione il “sì” raggiungerebbe il 51%. Ma restringendo il perimetro ai soli elettori che dichiarano che voterebbero “sicuramente” - quindi in uno scenario di affluenza al 48% - il quadro si ribalta: il “no” salirebbe al 51,5% (+0,4%) contro il 48,5% del “sì” (-0,4%).
Non è solo una differenza numerica, è una differenza politica. Nel centrodestra, oltre il 75% degli elettori voterebbe “sì” mentre nell'ormai ex campo largo quasi otto su dieci si schiererebbero per il “no”.
La riforma della Giustizia si conferma così un marcatore identitario: maggioranza compatta, opposizione altrettanto compatta, con l’affluenza come variabile decisiva.
Board of Peace
Lo stesso schema di frattura si ritrova sul Board of Peace. Il 36% degli italiani ritiene che l’Italia non debba partecipare in alcun modo, il 23% vorrebbe una presenza come osservatore, l’11% come membro a pieno titolo. Il 30% non sa.
Anche qui il confine è politico. Nel “Campo Largo” quasi sette elettori su dieci preferiscono restare fuori. Nel centrodestra prevale la linea della partecipazione almeno come osservatori, con una quota significativa - circa un quarto - favorevole all’ingresso pieno.
Il dato più rilevante, però, è quel 30% di indecisi: una questione che, nell’immaginario, resta confinata nella politica estera. In poche parole, che non mobilita, non polarizza, e lascia ampio spazio alla fluidità di opinione.
Europa e Ucraina
In Europa il quadro è ancora più netto. Solo il 37% dichiara molta o abbastanza fiducia nell’Unione; il 50% esprime poca o nessuna fiducia, il 13% non sa. Eppure, quando si entra nel merito del posizionamento internazionale, l’Unione resta il riferimento principale. Il 34% ritiene che l’Italia debba stare più vicina all’Unione, il 30% preferisce un ruolo di mediazione tra Ue e Usa e il 14% opta per un distanziamento da entrambi. Ma il vero dato è quello per cui solo il 3% vorrebbe l’Italia più vicina agli Stati Uniti.
Anche l’Ucraina è un banco di prova decisivo. Il giudizio sul sostegno dell’Unione europea è tripartito: 32% lo considera equilibrato, il 26% eccessivo, il 18% insufficiente, mentre il 24% non sa.
Nel centrodestra prevale l’idea che l’Ue abbia sostenuto Kiev “al meglio”. Tra gli elettori di Pd, Avs e area liberal-progressista si tende a giudicare adeguato o persino insufficiente il sostegno. Nel M5s prevale la valutazione di eccesso. Quando si passa alla linea futura dell’Italia emerge il dato più politico e cresce l’incertezza. Solo il 7% valuterebbe l’invio di truppe (dato stabile); il 20% (in calo di sei punti) continuerebbe con l’invio di armi senza truppe; un altro 20% fermerebbe le armi mantenendo il sostegno economico; il 28% (in calo di dieci punti) interromperebbe sia armi sia fondi; il 25% (con un picco di crescita del 13%) non ha un’opinione. Anche qui, l’aumento dei “non so” è il segnale più forte: su un tema che per due anni ha polarizzato il dibattito, l’opinione pubblica appare meno definita.
Si tengono stabili le intenzioni di voto interne. Anche indecisi e astenuti restano fermi al 35,7%. Il giudizio sull’esecutivo è sbilanciato in senso critico: 32% positivo (stabile), 56% negativo (-3%), 12% non si pronuncia (+3%). Nel centrodestra oltre l’80% esprime giudizi positivi; nel “campo largo” i negativi sfiorano il 95%.
La fotografia complessiva è quella di un’Italia politicamente organizzata in due blocchi solidi e contrapposti. Ma accanto alla polarizzazione cresce una zona grigia: il 35,7% tra indecisi e astenuti, il 25% senza opinione sull’Ucraina, il 30% che non sa cosa pensare del Board of Peace. È lì che si gioca la partita politica dei prossimi mesi. Non tanto sul consenso consolidato, quanto sulla capacità di mobilitare o convincere un elettorato sempre più fluido.
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