Politica
23 febbraio, 2026Ufficialmente la linea è granitica: “Avanti in ogni caso”. Meloni lo ripete in pubblico e in privato. Ma nelle riunioni riservate il tono è meno epico e più contabile. Perché un referendum perso non fa cadere un governo, ma può scavargli sotto i piedi
C’è un fantasma che si aggira tra le stanze di Palazzo Chigi. Non è quello della separazione delle carriere, ma quello – assai più terreno – del potere che potrebbe sfilacciarsi. Il referendum di marzo, nato come resa dei conti sulla giustizia, rischia di trasformarsi nel detonatore di un risiko politico che riguarda tutto: legge elettorale, leadership, durata della legislatura, voto anticipato.
Ufficialmente la linea è granitica: “Avanti in ogni caso”. Giorgia Meloni lo ripete in pubblico e in privato. Ma nelle riunioni riservate il tono è meno epico e più contabile: l’affluenza sarà la vera cartina di tornasole. Sotto il 40-42% il No potrebbe fare il colpaccio. E allora il problema non sarebbe solo la riforma bocciata, ma l’effetto politico a cascata. Perché un referendum perso non fa cadere un governo, ma può scavargli sotto i piedi. Trasformarlo in un'anatra zoppa.
Il primo rompicapo è mobilitare l’elettorato di centrodestra senza trasformare il voto in un plebiscito sulla premier. Una campagna troppo tiepida deprimerebbe l’affluenza; una campagna troppo personalizzata trasformerebbe l’eventuale sconfitta in un marchio politico. Equilibrismo puro.
Il vero incubo è il logoramento lento fino al 2027: un anno abbondante di fibrillazioni, distinguo, riposizionamenti. In casa Forza Italia una vittoria del No potrebbe accelerare le manovre sulla leadership di Antonio Tajani, con la famiglia Berlusconi pronta – sussurrano – a rimettere mano al timone per la terza volta.
Sul fronte leghista l’ansia ha un nome e un cognome: Roberto Vannacci. L’ex generale, dopo lo strappo con il Carroccio, osserva e aspetta. Se i sondaggi lo premiassero, la pressione su Matteo Salvini diventerebbe un altro fattore di instabilità. E Fratelli d'Italia sa bene che quando gli alleati si indeboliscono, il prezzo si paga comunque in coalizione.
Da qui la tentazione: voto anticipato entro giugno, al massimo settembre (come anticipammo da queste pagine nei mesi scorsi). Colpire prima che il “campo largo” trovi la quadra su programma e leadership. Andare alle urne prima che le opposizioni saldino i cocci. Ma c’è un’altra variabile, più sottile: il record di durata. Meloni è già sul podio dei governi più longevi della Repubblica. A maggio supererà il quarto esecutivo di Silvio Berlusconi; a settembre potrebbe scavalcare anche il secondo. Un trofeo simbolico che la premier non disprezza affatto.
Se le urne venissero accantonate, resterebbe il “patto di fine legislatura”: pochi punti, mirati, identitari. Fisco e ceto medio in cima alla lista, da incastonare nella legge di bilancio. Ma nel pacchetto potrebbe rientrare anche la madre di tutte le battaglie: la legge elettorale.
Gli sherpa del centrodestra lavorano a uno schema che profuma di ritorno al proporzionale corretto: addio collegi uninominali, via libera a plurinominali con liste bloccate e premio di maggioranza oltre il 40% (qualcosa di molto peggio della "legge truffa" del '53 perché almeno, in quel caso, le forze politiche per avere il premio dovevano superare il 50%). Fratelli d'Italia e gli azzurri spingono; la Lega frena, perché negli uninominali ha sempre fatto il pieno.
Il dilemma è temporale e politico: accelerare prima del referendum, rischiando l’accusa di voler piegare le regole a proprio vantaggio? O farlo dopo un’eventuale sconfitta, dando l’idea di correre ai ripari? In entrambi i casi l’opposizione griderebbe al golpe istituzionale.
Così il referendum sulla giustizia si trasforma nel vero snodo della legislatura. Non più solo carriere separate, ma carriere politiche in bilico. Meloni deve scegliere se giocare d’anticipo o blindare la trincea. In ogni caso, il dado non sarà tratto il 22 e 23 marzo, ma molto prima. Perché nel risiko del potere la mossa decisiva è sempre quella che non si vede.
LEGGI ANCHE
L'E COMMUNITY
Entra nella nostra community Whatsapp
L'edicola
Glovalizzazione - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
Il settimanale, da venerdì 20 febbraio, è disponibile in edicola e in app



