Politica
24 febbraio, 2026Il testo, a prima firma di Schlein, prevede 3 miliardi di euro annui di fondi a decorrere dal 2025, da reperire attraverso il taglio o l'eliminazione dei “sussidi ambientalmente dannosi”
È arrivata in Aula alla Camera dei deputati la proposta di legge delle opposizioni sul congedo parentale paritario, ma prima ancora che inizi l’esame nel merito il provvedimento si scontra con il parere tecnico della Ragioneria generale dello Stato. La relazione, attesa nei giorni scorsi e depositata in commissione Bilancio, mette nero su bianco un giudizio netto: “La copertura risulta inidonea”.
La relazione firmata dalla ragioniera generale Daria Perrotta, è stata trasmessa alla commissione Bilancio di Montecitorio, che avrebbe dovuto esprimersi sul testo in mattinata. Su richiesta delle opposizioni, la seduta è stata però aggiornata per consentire un esame approfondito del documento. Intanto, il confronto si sposta dal piano politico a quello dei conti e quindi, della sostenibilità finanziaria.
Le problematiche del testo
Aumento dell’indennità di maternità e introduzione di un congedo paritario per il padre. Il testo, a prima firma della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, punta a rafforzare le tutele per maternità e paternità su due fronti: l’aumento dell’indennità di congedo dall’80% al 100% della retribuzione e l’introduzione di un congedo paritario per i padri, con l’estensione dell’attuale congedo obbligatorio dagli attuali 10 giorni lavorativi a quattro mesi, più un ulteriore mese facoltativo. L’obiettivo politico è dichiarato: equiparare i tempi di assenza dal lavoro tra madri e padri e favorire una più equa distribuzione del carico di cura nei primi mesi di vita dei figli.
Secondo la relazione tecnica trasmessa dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, gli oneri per l’aumento dell’indennità - solo per i lavoratori del settore privato iscritti all’Inps - sarebbero pari a 520,8 milioni di euro nel 2026, in crescita fino a 636,6 milioni annui dal 2035. Ben più elevato il costo dell’introduzione del congedo paritario: 3179,9 milioni nel 2026, progressivamente crescenti fino a 3.875,2 milioni annui dal 2035. Complessivamente, si tratta di oneri per 3700,7 milioni nel 2026, destinati a salire fino a 4511,8 milioni annui a regime.
Ma è proprio sul fronte delle risorse che si concentra la bocciatura tecnica. La proposta delle opposizioni indica coperture per 3 miliardi di euro annui a decorrere dal 2025, da reperire attraverso il taglio o dall’eliminazione dei “sussidi ambientalmente dannosi”. Per la Ragioneria, però, la copertura è “formulata in termini meramente programmatici facendo riferimento alla rimodulazione o alla soppressione di misure indeterminate per far fronte a oneri certi e quantificati”. Inoltre, si sottolinea che dal provvedimento derivano oneri “a carattere crescente e strutturale, superiori” a quelli indicati nel testo.
Non solo. La relazione evidenzia che i costi dell’aumento dell’indennità al 100% risultano “sottostimati in quanto non includono gli oneri relativi alle lavoratrici libere professioniste iscritte alle relative casse di previdenza”. La relazione tecnica sarebbe poi incompleta per quanto riguarda il personale interessato dipendente del settore pubblico. In particolare, quello appartenente al comparto scuola.
La normativa attuale
Nel frattempo, a fare da cornice, resta il Testo unico su maternità e paternità del 2001, più volte ritoccato negli anni. Le modifiche più recenti sono arrivate con le ultime leggi di Bilancio, che hanno rafforzato l’indennità. L’ultima, ha esteso da 12 a 14 anni l’età del figlio entro cui il congedo può essere utilizzato, potenziato il congedo per malattia del figlio (fino ai 14 anni e non più fino a 8) estendendola da cinque a dieci giorni all'anno, e introdotto un "bonus mamme".
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