Politica
4 febbraio, 2026Sulla legge elettorale tirerà dritto ma il vero obiettivo è un altro, molto più ambizioso: la riconferma a Palazzo Chigi e poi salire di un piano, al Quirinale, con il primo presidente della Repubblica di centrodestra che porta il cognome Meloni
Giorgia Meloni sulla legge elettorale tirerà dritto e non farà prigionieri. Palazzo Chigi come un fortino e Giorgia versione “highlander”: ne resterà una sola. La legge elettorale è il grimaldello con cui via della Scrofa vuole riscrivere la mappa del potere e spedire Salvini e Tajani nel recinto dei comprimari.
Altro che tavoli, mediazioni e camomille quirinalizie: stavolta la capa ha deciso che non farà prigionieri, nemmeno se portano la felpa o il doppiopetto azzurro. Nei corridoi del governo gira un mantra: “modello Regionali o morte”. Tradotto: premio secco a chi arriva primo, liste corte, comando centralizzato. Meloni teme l’incubo che nessuno osa nominare: ritrovarsi ostaggio di un proporzionale che riporti in vita il circo dei veti. Meglio blindarsi ora, quando i sondaggi ancora sorridono e l’opposizione è un pollaio. Salvini mastica amaro. La Lega sogna il ritorno al Nord pigliatutto, ma sa che con le regole meloniane rischia di diventare una bad company padana. Tajani fa il pompiere, però a via della Scrofa lo considerano poco più di un maggiordomo con la cravatta. «O così o andate a casa», è il messaggio recapitato agli alleati senza troppi fiocchi.
Il vero obiettivo è un altro, molto più ambizioso: la riconferma a Palazzo Chigi e poi salire di un piano, al Colle, con il primo presidente della Repubblica di centrodestra che porta il cognome Meloni. Un progetto da faraona della politica, che fa tremare mezzo establishment e manda in fibrillazione i pontieri del Quirinale. Giorgia ascolta tutti e poi decide da sola, circondata dal cerchio magico dei fedelissimi. Gli altri? Comparse utili, finché votano come dice lei. Intanto l’opposizione guarda lo spettacolo con i popcorn, sperando che il trio di maggioranza si trasformi in un triello alla Sergio Leone.
Ma la premier corre: vuole il testo in aula prima dell’estate, tempi militari, disciplina sovietica. Se l’operazione riuscirà, l’Italia cambierà pelle e la destra diventerà un monolite meloniano. Se fallirà, preparatevi al redde rationem: regolamenti di conti, scissioni, vendette servite fredde. Per ora comanda lei, la ragazza di Garbatella che sogna il Colle. E chi non è d’accordo, citofonare all’opposizione.
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