Politica
5 febbraio, 2026Un convegno a Roma per celebrare a un anno dalla fondazione l’associazione Primavera di Vincenzo Spadafora. Che lavora alla costruzione del centro nell’area dem
La scommessa? È molto ambiziosa. A sinistra, si tratta di recuperare chi si è astenuto nelle ultime tornate elettorali e che sarebbe orientato a tenersi lontano dalle urne anche nelle Politiche del 2027. È questo il valore aggiunto che intendono esprimere tre personalità al di fuori dei partiti, tutte alla ricerca di una propria strada, che alla fine dovrebbe dirigersi verso una comune destinazione, un’alleanza centrista e riformista, del tutto alternativa al centro-destra: Ernesto Maria Ruffini, promotore di Più Uno, Alessandro Onorato, l’assessore romano alla guida di Progetto Civico Italia e Vincenzo Spadafora. Quest’ultimo – che rispetto agli altri due è già passato attraverso esperienze di governo, con i Cinque Stelle poi abbandonati insieme a Luigi Di Maio al momento della rottura fra Conte e Draghi – ha accentuato la scelta unitaria decidendo di celebrare a Roma il primo anniversario dell’associazione Primavera da lui fondata, con un convegno, il 31 gennaio, aperto al contributo dei coprotagonisti della cosiddetta Quarta Gamba del centro-sinistra, senza chiudere a Italia Viva.
Ed è significativo che l’ex ministro abbia affidato l’apertura della convention alla sindaca di Genova Silvia Salis, che ha vinto le elezioni amministrative del 25 e 26 maggio 2025, con una connotazione innovativa di indipendente del centro-sinistra, tale da avvicinarla al sindaco di Milano Beppe Sala, altro importante interlocutore.
L’associazione Primavera «è una rete che si sviluppa nella società civile e non solo in Campania», spiega il fondatore (nato ad Afragola) che «dopo l’uscita dal Palazzo» (ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità e ai giovani, ex ministro per le Politiche giovanili e per lo sport, rispettivamente nei governi Conte1 e Conte2) è tornato a occuparsi di cooperazione internazionale, riprendendo l’attività originaria. E guarda alle prossime elezioni politiche, nel quadro di un rafforzamento delle componenti moderate, di cui l’appuntamento di Roma è un passaggio rilevante.
Nessun ostacolo a Elly Schlein, tiene a chiarire Spadafora. «È la leader del maggiore partito del campo progressista. Perché non dovrebbe essere la candidata premier? Perché no? Credo che in questo momento tutti i leader delle forze politiche del centro-sinistra ambiscano legittimamente a Palazzo Chigi, figuriamoci se non può farlo la segretaria del primo partito dell’alleanza». La strada giusta non è quella delle primarie, rispetto alle quali nello stesso Pd c’è una certa freddezza. Meglio che siano i partiti a scegliere un candidato condiviso, preferibilmente prima delle elezioni, quale che siano le regole del voto con le quali si andrà alle urne. «Capisco che le primarie in altri momenti storici sono servite a mobilitare l’elettorato, ma erano fatte per sancire leadership già emerse con chiarezza. Se le primarie si svolgono solo per effettuare una conta interna all’alleanza questa è la premessa della sconfitta elettorale». Dovrebbe invece essere convocato «il prima possibile» un «tavolo del centro-sinistra al quale, insieme con Pd, M5S e Avs, partecipino anche tutte queste forze che pur piccoline stanno cercando di dare una mano, e fissare tutti insieme almeno le regole per individuare poi il candidato premier, altrimenti Meloni direbbe per tutta la campagna elettorale che se scegliete gli altri non saprete neppure chi andrà a Palazzo Chigi».
Subito il tavolo, poi il nome in anticipo rispetto alla campagna elettorale. Spadafora non esclude che il criterio possa essere quello adottato dal centro-destra nelle ultime elezioni politiche: va a Palazzo Chigi il leader del partito che abbia raccolto più voti. La preferenza però è per la scelta prima della campagna elettorale. «È la mia idea, nel modo più assoluto», sottolinea l’ex ministro. «Anche se la legge elettorale dovesse restare questa, non possiamo consentirci il lusso di prendere tempo per scegliere». Così come la costruzione della Quarta Gamba del centro-sinistra, che dovrebbe andare avanti a prescindere dalla legge elettorale. «L’importante è che i protagonisti si parlino, per realizzare una cosa che funzioni davvero. Il problema è la serietà del progetto».
Apprezzamento per Matteo Renzi «che è entrato stabilmente nel centro-sinistra». Tuttavia, Casa Riformista, la proposta dell’ex premier, «da sola non è risolutiva del tema di riportare alle urne una parte dell’elettorato progressista che non vota più». I rapporti con Italia Viva passano attraverso Maria Elena Boschi. Nell’ambito della nuova offerta politica al di fuori dei partiti – che arriva congiuntamente da Ruffini, Sala e Onorato e da lui stesso in aggiunta a quello più “stagionato” dei renziani – Spadafora non nasconde che ci siano problemi. «Abbiamo idee diverse sul percorso da seguire, ma è importante che si inizi a dialogare, quale che sia il ruolo che ciascuno di noi potrà avere domani».
Insomma, siamo ancora alle prime battute, nonostante che il tempo scorra rapidamente. «Le elezioni sono vicine e il rischio di perderle è altissimo. Sia chiaro che il peso della sconfitta lo porteremmo tutti», ricorda l’ex ministro che conosce molto bene i problemi atavici del centro-sinistra, essendo anche stato, diversi anni prima dell’ingresso più diretto in politica con i grillini, in una veste ancora tecnica, capo dello staff dell’allora vicepremier, ministro dei Beni culturali e leader della Margherita Francesco Rutelli, durante l’ultimo governo guidato da Romano Prodi. Meglio non ripetere gli errori.
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