Salute
11 marzo, 2026Dal 2017 al 2019 il reparto trapianti pediatrici dell’ospedale Monaldi viene chiuso in seguito agli esiti negativi di un’ispezione del Cnt. La riapertura straordinaria nonostante la mancanza degli adeguamenti necessari e infine la tragedia del piccolo Domenico
Cronistoria di una tragedia annunciata. Un reparto da chiudere. Responsabilità istituzionali, dalla Regione Campania al Centro nazionale trapianti (Cnt). E un possibile terremoto nella sanità napoletana. Per capire ciò che ha portato prima al fallimento del trapianto e poi alla morte del piccolo Domenico Caliendo, si deve risalire a qualche anno fa. Solo così si può rintracciare il filo che porta al 23 dicembre 2025, giorno del trapianto, e ai silenzi del periodo successivo. Fino ad arrivare all’inchiesta scattata dopo la morte del bambino, avvenuta il 21 febbraio.
Dal 2017 al 2019 il reparto trapianti pediatrici dell’ospedale Monaldi, che fa parte dell’Azienda dei Colli, viene chiuso in seguito agli esiti negativi di un’ispezione del Cnt che avverte l’esigenza di una riorganizzazione, e segnala uno stato di conflittualità tra i dirigenti interessati. La riapertura avviene in una condizione di eccezionalità: «La struttura ospedaliera risulterebbe priva di autorizzazione all’esercizio ai sensi della legge 502 del 1992 e mancherebbe l’accreditamento istituzionale previsto dalla normativa sui trapianti», si legge in un esposto prodotto nel 2024 dalla Federconsumatori Campania. Tuttavia «il Cnt dà l’assenso alle attività nelle more di un adeguamento», spiega Carlo Spirito, avvocato di Federconsumatori.
L’adeguamento non arriva, ed è sempre il Cnt a rilevare diverse criticità: l’inosservanza delle linee guida per l’espletamento dell’attività trapiantologica del reparto pediatrico e diverse, gravi, non conformità, tra cui la mancanza di un’area per la terapia subintensiva. Soprattutto in quel momento manca lo stesso reparto pediatrico, interessato da lavori, così che i piccoli pazienti vengono «appoggiati» in quello per adulti. Anche sotto il profilo dei numeri le cose vanno male. La soglia minima per l’autorizzazione all’attività è di 10 trapianti in un triennio per ogni unità operativa; l’equipe che si è occupata dell’intervento di Domenico, guidata da Guido Oppido, dal 2019 al 2024 ne svolge solo uno, con paziente deceduto. Ma il Cnt concede lo stesso l’assenso. Un quadro che fa dire a Spirito: «Non si comprende come mai gli uffici tecnici della direzione regionale della sanità campana non siano intervenuti». Durante il decennio di presidenza, dal 2015 al 2025, il governatore Vincenzo De Luca tiene per sé la delega alla Sanità. «Nonostante la perdurante assenza della conformità, l’attività è proseguita fino al decesso di Domenico».
Si può spiegare con l’impreparazione del reparto quanto è accaduto a Domenico? Secondo quanto sta emergendo dalle indagini, condotte dal pm Giuseppe Tittaferrante, il 23 dicembre i cardiochirurghi napoletani Gabriella Farina e Vincenzo Pagano dispongono di un’attrezzatura inadeguata, un box di uso comune, marca Gio’style. Dice Luca Scognamiglio, medico legale nominato dai genitori del bimbo: «Fino a qualche anno fa il contenitore veniva ritenuto idoneo al trasporto degli organi sotto ghiaccio, ma i protocolli ministeriali del 2015 e del 2018 impongono l’uso di modelli avanzati che permettono di monitorare la temperatura». Costano 6.000 euro e il Monaldi ne ha due, ma sono monouso. All’ospedale di Bolzano San Maurizio il fattaccio: Farina si rende conto che manca ghiaccio al suo contenitore e lo chiede ai colleghi altoatesini che danno ghiaccio secco, anidride carbonica allo stato solido, circa 75 gradi sotto lo zero; molti notano il fumo che emana.
La catena di passi falsi non finisce. Al Monaldi, Oppido, dopo aver espiantato il cuore, mette Domenico in circolazione extracorporea. Sono le 14.03, è troppo presto, l’aereo che trasporta l’organo donato è atterrato da soli 8 minuti. Alle 14.18 il medico opera il cosiddetto clampaggio aortico; è un punto di non ritorno, bisogna trapiantare. Solo 12 minuti dopo arriva il nuovo cuore e avviene la scoperta: è un blocco di ghiaccio. Oppido prova lo stesso a trapiantarlo ma sa già, come dice testualmente, che «non batterà mai». Domenico col suo cuore avrebbe potuto vivere ancora, in attesa di una nuova donazione. Ma viene messo in Ecmo, condizione in cui resterà quasi due mesi, fino alla morte. «La dinamica non viene mai comunicata alla famiglia, sanno solo che l’intervento non è riuscito; scopriranno la verità il 6 febbraio, dalla stampa», dice l’avvocato Francesco Petruzzi che ha chiesto per i responsabili l’omicidio volontario con dolo eventuale.
Anche Roberto Fico, che il 23 dicembre si era insediato da due settimane alla guida della Regione Campania, riferisce di aver appreso l’accaduto dai giornali. La dirigente generale dell’azienda ospedaliera Anna Iervolino dice di aver avviato indagini interne dal 30 dicembre: evidentemente senza comunicarlo ai vertici della Regione. In attesa dell’esito dell’incidente probatorio, richiesto dalla procura, nei giorni attorno alla morte di Domenico vengono indagate 7 persone, tra cui la direttrice dell’unità operativa complessa di cardiochirurgia del Monaldi Marisa De Feo, moglie di Maurizio Cotrufo, il primo ad effettuare un’operazione al cuore nel Sud Italia, nel 1988. Dall’ospedale comunicano la sospensione dal servizio di due medici, con ogni probabilità si tratta di Oppido e Farina. Fico ordina un’ispezione che si somma a quella del ministero. Intanto il gip nomina tre periti per effettuare l’autopsia: ma uno degli esperti, Mauro Rinaldi, direttore della cardiochirurgia dell’università di Torino, è ricusato dai legali della famiglia del bambino dato che già si era espresso sul caso a favore dei colleghi del Monaldi.
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