Politica
12 marzo, 2026Articoli correlati
"Mio fratello pensava che una separazione delle carriere avrebbe potuto portare i magistrati sotto l'influenza del potere politico e questo per lui era un pericolo da scongiurare. Questa riforma è un golpe"
Paolo Borsellino è stato più volte tirato dalla giacca in questa campagna elettorale per il referendum sulla Giustizia. Spesso con frasi de-contestualizzate usate per portare sul carro dei favorevoli alla separazione delle carriere anche il magistrato ucciso da Cosa Nostra. “Il timore di mio fratello - dice invece oggi Salvatore Borsellino - era che venisse alterata l'indipendenza della magistratura: pensava che una separazione delle carriere avrebbe potuto portare i magistrati sotto l'influenza del potere politico e questo per lui era un pericolo da scongiurare”.
Poi, Salvatore Borsellino si lega alle parole di Nicola Gratteri sui massoni e i mafiosi che voteranno sì, che tante polemiche avevano attirato: “È giusto dire che i mafiosi votano per una delle due parti, perché sicuramente sono ben contenti di qualcosa che diminuisca il potere della magistratura, e ha fatto benissimo Gratteri a dire quello che ha detto. Mafiosi e massoni voteranno sicuramente a favore della riforma”, dice durante il programma "Battitori Liberi” in onda su Radio Cusano.
“Chiamare in causa Falcone e Borsellino, due magistrati uccisi affinché non parlassero”, per Salvatore Borsellino “è un'oscenità. Definire oggi quei magistrati come un plotone di esecuzione come ha fatto il capo di gabinetto del ministro della Giustizia fa rivoltare le viscere. Falcone si riferiva alla separazione delle funzioni e non delle carriere. Sono i magistrati che sono finiti sotto il plotone di esecuzione. Questa riforma è un golpe, un attentato alla nostra Costituzione, non un referendum, per questo mi sono schierato apertamente per il No", prosegue Borsellino.
"Con la riforma non si separano le carriere, ma si smembra il Csm - aggiunge -. Questa cosiddetta Alta corte disciplinare è un vero e proprio tribunale speciale che è espressamente proibito dalla Costituzione", conclude Borsellino. "I mafiosi voteranno sì, loro hanno ucciso i magistrati e non lo hanno fatto per i loro interessi, ma come mano armata dei pezzi deviati dello Stato. Nella mia lettera scritta nel 2007 intitolata '19 luglio 1992, Una strage di Stato', scrissi di Stato perché mi ero reso conto che non era stata una strage di mafia, ma soprattutto una strage di Stato. Erano mani di un carabiniere appartenente al Ros quelle che hanno sottratto dalla macchina di Paolo ancora in fiamme quella borsa, l'hanno portata via e ancora a 34 anni di distanza non si sa dove sia finita l'agenda. Ma io so bene che è finita nelle mani dei servizi".
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