Politica
14 marzo, 2026L'intervento al congresso di Magistratura democratica in corso a Roma: "La nostra credibilità non nasce da dichiarazioni o da reazioni emotive: nasce dalla coerenza con cui, ogni giorno, teniamo insieme il dubbio e il servizio, la misura e la responsabilità"
Il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, lo dice a chiare lettere: “La magistratura non è un contropotere. È un presidio. L'ultimo chilometro della democrazia, quello in cui il cittadino chiede protezione di fronte al sopruso. Se cede questo chilometro, il cittadino resta solo”. È il referendum sulla Giustizia - anzi, più corretto chiamarlo sulla magistratura - l’argomento principale del congresso di Magistratura democratica, in corso a Roma. Oggi - 14 marzo - è il turno di Parodi. "La nostra credibilità non nasce da dichiarazioni o da reazioni emotive: nasce dalla coerenza con cui, ogni giorno, teniamo insieme il dubbio e il servizio, la misura e la responsabilità”.
Nel suo intervento, il presidente dell’Anm non nega le “difficoltà emerse in questi anni”, che “non possiamo ignorare: carichi insostenibili, carenze strutturali, un autogoverno talvolta faticoso, episodi che hanno inciso sulla percezione esterna di integrità. Riconoscerlo non significa cedere alla rassegnazione. Significa assumersi la responsabilità di migliorare. La magistratura non deve cedere né alla drammatizzazione né alla minimizzazione: deve continuare a rispondere con serietà, che è la cifra essenziale del nostro ruolo. Serietà nel lavoro. Serietà nel modo di stare nelle istituzioni. Serietà nel confrontarci tra noi, senza semplificare le posizioni e senza ridurre le differenze a slogan”.
"Il rapporto con l'opinione pubblica è delicato - aggiunge Parodi -. Non possiamo pretendere fiducia a prescindere. La fiducia si guadagna spiegando il nostro lavoro, rendendo comprensibili nei limiti consentiti le ragioni delle scelte, evitando toni aggressivi, tenendo insieme rigore e disponibilità al dialogo”.
"Abbiamo davanti una responsabilità che riguarda tutti, non solo chi assume incarichi - sottolinea ancora -. Il momento che stiamo attraversando non chiede gesti eclatanti. Chiede affidabilità. Chiede senso delle istituzioni. Chiede di ricordare che la nostra forza non deriva dal potere, ma dalla funzione che esercitiamo: una funzione che richiede sobrietà, imparzialità, ascolto. In questa prospettiva, ogni componente dell'associazione ha un ruolo essenziale. E ogni collega, indipendentemente dalla sua collocazione culturale, contribuisce alla qualità complessiva dell'istituzione. La magistratura migliora quando ciascuno fa bene la propria parte. E quando nessuno pretende di bastare a se stesso”.
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