Politica
19 marzo, 2026Autorevole diplomatico conferma l’inchiesta de L’Espresso. L’onorevole Di Giuseppe presenta un esposto alla Guardia di Finanza. La palla passa alla Procura per valutare prove e testimonianze
Nonostante le pressioni di chi, nei palazzi del potere, voleva oscurare la verità, l’ombra del racket dei visti svelato da un’inchiesta de L'Espresso (che ha portato all’ispezione all’ambasciata di Kinshasa del ministero degli Esteri e alla chiusura dell’ufficio visti nell’ottobre del 2023) si addensa sul delitto Attanasio con un nuovo esposto in Procura che tira in ballo i vertici della Farnesina.
Un super testimone, una delle fonti autorevoli di questo giornale, ha formalizzato le accuse attraverso l’onorevole Andrea di Giuseppe, eletto all’estero nelle fila di Fratelli d’Italia.
Il diplomatico, oggi distaccato in altra istituzione, ha fornito documenti che confermano il presunto traffico di visti scoperto dall’ambasciatore italiano nella Repubblica democratica del Congo, Luca Attanasio, vittima di un agguato il 22 febbraio del 2021 nella regione congolese del Kivu insieme al carabiniere che gli faceva da scorta, Vittorio Iacovacci, e all’autista del World food programme Mustapha Milambo. «Fatti concreti che potrebbero essere collegati a quell’imboscata» la convinzione di Di Giuseppe,
«Tra i documenti prodotti ci sono prove documentali che rivelano come le anomalie fossero già state segnalate ad alti vertici diplomatici del ministero degli Esteri del tempo, di cui uno ancora in pieno funzione, senza che fossero adottati provvedimenti efficaci, e il coinvolgimento di diplomatici attualmente in carriera» si legge nell’esposto.
A cinque anni dal tragico omicidio dell'ambasciatore Attanasio, il deputato Andrea Di Giuseppe ha depositato al Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Roma una denuncia con notizie di reato su “situazioni penalmente rilevanti”, con testimonianze e prove. I materiali documentano il presunto traffico illecito di visti italiani attivo a Kinshasa di cui abbiamo scritto in questi anni, che «potrebbe portare a sviluppi finora sconosciuti in relazione alle circostanze che hanno determinato l’uccisione del nostro diplomatico» sottolinea l’onorevole.
Il “supertestimone” ha ricostruito un quadro di gravi irregolarità in merito alla concessione dei visti che risale al periodo precedente all’incarico di Attanasio. Secondo la testimonianza, l’Ambasciatore Attanasio aveva scoperto il racket dei visti già attivo da tempo, che prevedeva una compravendita del visto italiano per 7 mila dollari (5mila per il visto, 2mila per biglietto aereo e servizi connessi) con il coinvolgimento di reti criminali locali e internazionali.
Secondo quanto riportato nella denuncia, le anomalie erano state già portate all’attenzione delle strutture competenti della Farnesina prima della morte di Attanasio, precisamente tra metà maggio 2016 e il luglio 2017, attraverso relazioni e segnalazioni ufficiali che indicavano situazioni consolidate nel tempo e un sistema organizzato con implicazioni rilevanti sotto il profilo della sicurezza nazionale, della legalità e della tutela del personale diplomatico. Ciò nonostante, non sono stati presi provvedimenti per smantellare il racket né per tutelare l’incolumità del personale diplomatico italiano a Kinshasa. Dai materiali consegnati alle autorità, emerge inoltre che Attanasio non sarebbe stato tutelato con sistemi e protocolli di sicurezza adeguati: mancava ad esempio un autista dei carabinieri addestrato alla guida di mezzi blindati, sostituito invece da un driver locale. Allo stesso modo il dispositivo di sicurezza per Attanasio era di soli due uomini.
«Bisogna andare fino in fondo per garantire che ogni elemento utile venga esaminato dalle autorità giudiziarie affinché si possa arrivare a una piena ricostruzione dei fatti. Lo dobbiamo alla memoria dell’Ambasciatore Luca Attanasio, al sacrificio del carabiniere Vittorio Iacovacci e alla credibilità della Repubblica italiana. Se ci sono stati, come sembra, comportamenti negligenti rispetto alle criticità segnalate prima della morte di Attanasio occorre fare chiarezza e capire quali siano le reali responsabilità di quanto accaduto. E io farò tutto il possibile, a supporto della magistratura e degli organi inquirenti, per fare luce sulla verità» insiste il deputato.
Se gli elementi forniti dal nuovo testimone possano rivelarsi utili per la ricostruzione dei fatti che portarono alla morte dell’ambasciatore Attanasio spetta alla magistratura appurarlo, come per le altre piste finora avanzate dai legali delle famiglie delle vittime e dalla nostra ricostruzione giornalistico-investigativa. Di certo aprono nuovi interrogativi su responsabilità e criticità nella gestione della sicurezza e del rilascio dei visti presso la sede diplomatica italiana a Kinshasa. L’iniziativa si inserisce, inoltre, in un più ampio impegno del parlamentare di FdI nel denunciare altri racket di visti illegali, come quello accettato dalla Procura di Roma tra l'Italia e il Bangladesh che coinvolgeva una rete criminale locale e funzionari diplomatici italiani per garantire ingressi privilegiati in Italia con un tariffario predefinito.
Nel febbraio 2026 si è giunti a una prima conclusione giudiziaria dell’inchiesta. Il Tribunale Ordinario di Roma ha depositato la sentenza di patteggiamento nei confronti di due persone condannate rispettivamente a 4 anni e 8 mesi e 4 anni e 2 mesi di reclusione, oltre a una multa complessiva di 630.000 euro e alla confisca dei beni. Gli imputati hanno ammesso di aver tentato di corrompere Di Giuseppe con una tangente da due milioni di euro.
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