Politica
19 marzo, 2026"Io ho detto che se anche il no vincesse non mi dimetterei perché è mia intenzione terminare il mandato", ha precisato la presidente del Consiglio nella puntata di Pulp podcast condotto da Fedez e Mr Marra
"L'unico strumento che l'attuale opposizione ha per tentare di compattare il proprio elettorato è 'vai a votare contro la Meloni'". Risponde così alla prima domanda a tema referendum sulla Giustizia la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nella discussa ospitata a Pulp Podcast, intervistata da Fedez e Mr Marra. Secondo la premier, votare "no" solo per "mandarla a casa", sarebbe una strategia persa in partenza: "Io ho detto che se anche il no vincesse non mi dimetterei perché è mia intenzione terminare il mandato", precisa. "È stata più furba di Renzi in questo caso", commenta Fedez, ridendo. Il riferimento è al referendum costituzionale del 2016, dopo il cui esito si dimise l'allora presidente del Consiglio.
La sinistra che vota "sì"
"Io lo so che anche tra gli elettori della sinistra, anche della sinistra radicale, elettori che non voteranno mai per me, c'è un sacco di gente che è favorevole a questa riforma, perché ci sono fior fiore di persone coraggiose di sinistra", continua Meloni e cita una lista di nomi dell'opposizione che esprimeranno voto favorevole: il deputato Pd Stefano Ceccanti, la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, la deputata dem Paola Concia e "tantissimi magistrati, giuristi".
"Se tu hai chi ti accusa e chi ti giudica che hanno percorsi di carriera che si incrociano continuamente, è ragionevole ritenere che il giudice possa avere un occhio di riguardo nei confronti di quello che dice il pubblico ministero", spiega Meloni, stilando poi una lista di percentuali dei casi in cui i giudici accolgono le proposte dei pubblici ministeri. Secondo Meloni la riforma potrebbe rafforzare l'imparzialità dei giudici prevista dalla Costituzione. Esattamente il contrario di quello che sostengono le opposizioni, secondo cui la riforma andrebbe a indebolire il Csm, che è organo costituzionale.
"Ci sono almeno 21 Paesi su 27 membri dell'Unione europea nei quali c'è la separazione delle carriere, e allora io non capisco: mi hanno detto per una vita che dovevo avvicinarmi all'Europa, perché non ero abbastanza europeista e una volta che sono europeista io mi gridano alla deriva illiberale", protesta Meloni. Il confronto della premier, però, semplifica la questione. Perché ogni Paese adotta un proprio modello e non esiste una linea di confine netta tra sistemi “separati” e “unificati”. In alcuni ordinamenti i pubblici ministeri fanno parte del potere giudiziario, in altri sono collocati come autorità indipendenti o all’interno dell’esecutivo, ma con diversi gradi di autonomia.
Poi, un primo contraddittorio da parte di Marra: "Lei ha parlato del no, ma da entrambe le parti c'è stata una comunicazione oscena". La Meloni incalza: "Quello su cui noi stiamo votando, non riguarda la politica, non incide su di me, sul governo, su Fratelli d'Italia, incide sui cittadini". La riforma secondo Meloni servirebbe invece a intervenire sugli errori del sistema giudiziario.
"Io so che voteranno sì molti più di quelli che lo dichiarano, perché questa non è una riforma contro i magistrati, è una riforma al contrario fatta per tutti i magistrati", spiega Meloni, spostando il discorso sulla meritocrazia, ma Marra la riporta sul discorso comunicazione. Secondo la premier la malacomunicazione sarebbe stata dettata dall'indisponibilità al dialogo. "Mi avrebbe fatto piacere avere un dialogo serio nell'interesse della Nazione, ma per fare un dialogo si deve essere in due".
Sul sorteggio dei membri laici del Csm, la premier replica alle critiche dello storico Alessandro Barbero che aveva ipotizzato una possibile manipolazione delle liste da parte della politica definendo la tesi “surreale”: la lista, spiega, va approvata con una maggioranza dei tre quinti, il che richiede necessariamente il concorso delle opposizioni, e comunque il presidente della Repubblica non controfirmerebbe mai una legge che permettesse manipolazioni simili. La proposta prevede anche un'Alta Corte terza per la responsabilità disciplinare dei magistrati, in sostituzione del sistema attuale in cui, come dice lei, “controllato e controllore coincidono”.
Conclude poi con un riferimento a Enzo Tortora, uno dei casi di malagiustizia che a più riprese è stato portato a esempio per supportare la riforma. "La riforma è volutamente semplice perché i cittadini possano capire", dice. Il quesito, nella sua lettura, è uno solo: "Volete più merito e meno condizionamenti politici? Sì o no? Non è una scelta emotiva, è una scelta di efficienza per la Nazione".
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