Politica
20 marzo, 2026Domenica a Pontida il funerale del Senatur nel luogo simbolo della Lega Nord chiude l'epopea del primo carroccio dell'indipendentismo, del "ce l'ho duro" e dell'ampolla dell'acqua del "dio Po"
L'esperienza politica di Umberto Bossi è stata soprattutto una storia di simboli e anche nell'estremo saluto al Senatur, in programma domenica alle 14.00, i simboli avranno un ruolo centrale. Uno dei più rappresentativi nell'epopea leghista si trova a poche decine di metri dall'Abbazia di San Giacomo di Pontida in cui sarà celebrato il suo funerale, quel Pratone che dal 20 maggio 1990 Bossi rese il Sacro Suolo per un partito allora ancora giovane e impegnato nel processo di definizione della propria identità politica. La Lega Nord era nata da meno di un anno e rappresentava la terza incarnazione del progetto politico di Bossi dopo la fondazione nel 1984 della Lega Autonomista Lombarda diventata pochi anni dopo semplicemente Lega Lombarda. Con il cambio di nome arrivava anche l'identificazione con un nuovo rito simbolo, il raduno che da quel momento avrebbe rivissuto ogni anno l'epica medievale della Lega dei comuni che proprio a Pontida sancirono la nascita della propria alleanza contro l'imperatore Federico Barbarossa e il Sacro Romano Impero.
Anche il momento del cordoglio per Bossi non resiste al richiamo della mistica del movimento e di uno dei suoi luoghi più identitari, scelto dalla famiglia per le esequie al posto di Gemonio, paese di poco più di duemila anime in provincia di Varese e residenza storica dell'ex segretario.
I simboli della lega e la crescita con bossi
Con il comizio di Pontida del 1990 la Lega Nord rende espliciti i simboli della propria battaglia indipendentista inaugurando quel sovrapporsi disordinato di riferimenti al folklore dell'Italia settentrionale che sarebbe diventato riferimento per un elettorato che nelle elezioni del 1996 arriverà al 10,1%. Quella crescita è anche il risultato della capacità di Bossi di associare gli equilibri della politica parlamentare con un pantheon che si arricchisce via via del Leone di San Marco e del Sole delle Alpi, di Alberto da Giussano e delle bandiere delle regioni.
Sono gli anni dei comizi incendiari, degli slogan urlati da quei palchi che servono sia per mobilitare la base sia per rifinire il proprio messaggio politico. Nella campagna elettorale del 1992 Bossi evoca il mantra della battaglia contro "Roma Ladrona" mentre un anno dopo, a Curno, piccolo centro dell'hinterland di Bergamo a una manciata di chilometri da Pontida, è la volta del celebre "La Lega ce l'ha duro" con il gesto dell'ombrello a segnare in modo plateale la presa di distanza dalle stanze dei palazzi romani.
È una rottura con la tradizione politica della Prima Repubblica e con le sue forme che rappresenta la massima espressione dell'epica leghista, in una stagione in cui una parte dell'elettorato del nord si identifica con orgoglio nelle canottiere e nei sigari del proprio leader, ostentati per marcare la contrapposizione con i gessati e i completi dei parlamentari.
L'apice dell'identità leghista
Il 1996 rappresenta l'apice del simbolismo identitario del partito. Il 13 settembre Bossi raccoglie l'acqua della sorgente del Po ai piedi del Monviso cominciando un viaggio di due giorni fino alla foce in nome dell'unione dei popoli intorno al corso del "sacro fiume". All'arrivo dell'ampolla nella laguna veneta il segretario pronuncia uno dei discorsi più celebri nella storia del movimento in cui proclama la Padania "repubblica federale indipendente e sovrana". Prima e dopo l'annuncio, la chiamata alle armi di Bossi si nutre della retorica della lotta contro un potere statale definito oppressivo e predatorio, e dell'attacco al "centralismo, al colonialismo e al razzismo romano".
Sembra passata un'epoca quando il 19 giugno del 2005 una Lega già profondamente distante dall'epopea indipendentista riaccoglie al Pratone il proprio fondatore per la prima volta dopo l'ictus del 2004. È l'inizio di una nuova fase della vita di Bossi che va di pari passo con la sua immagine segnata dalle conseguenze evidenti del malore. Quel giorno dal palco di Pontida la voce rotta del segretario detta il passaggio a un nuovo corso del partito, in cui al posto degli appelli a "combattere per la Padania indipendente" scandisce i più sobri slogan a favore della riforma della devolution e del federalismo.
il nuovo ciclo di salvini
Sono gli ultimi anni della sua esperienza politica. C'è tempo per un altro mandato da ministro delle riforme - dopo le elezioni del 2008 in cui la Lega raccoglie l'8% - inaugurato da Bossi al grido di "o si fanno le riforme o faccio un casino" che si concluderà nel 2011 con la caduta del quarto governo Berlusconi. La fine di quell'Esecutivo precede di poco l'esplosione dello scandalo che lo investe insieme alla famiglia, con l'accusa di aver utilizzato mezzo milione di euro di fondi del partito per spese personali che lo porta alle dimissioni da segretario della Lega il 5 aprile del 2012. Nelle primarie del 2013 Bossi viene sconfitto per 82 voti a 18 ed esce definitivamente dalla prima linea del movimento. L'avvento dell'era di Matteo Salvini rescinde il legame con le regioni del nord per cercare una nuova dimensione nazionale e allo stesso tempo segna l'emarginazione di Bossi nella nuova Lega, in cui viene relegato al ruolo onorifico di Presidente a vita.
Gli ultimi anni trascorrono fra l'esperimento del Comitato del Nord - una nuova creatura politica che si contrappone alla linea di Salvini - e gli attacchi alla svolta del partito, accusato dal Senatur di essersi ridotto a cercare "i voti di quattro fascistoni". Sono frasi che riecheggiano quelle dei comizi degli anni '90 in cui per Bossi il suo movimento non sarebbe stato "mai coi fascisti o con i nipoti dei fascisti" ma, così come gli ultimi richiami alla "libertà del nord", segnano soprattutto la distanza fra la Lega degli anni novanta e le posizioni attuali del Carroccio.
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