Politica
23 marzo, 2026YouTrend chiama la vittoria del "No": a un terzo delle sezioni scrutinate, la riforma bocciata dal 54,4% degli elettori. L'affluenza sfiora il 59%. Bignami (FdI): "Quando gli italiani si esprimono, il risultato si accetta"
Mentre i seggi scrutinati sono circa un terzo, YouTrend ha già chiamato la vittoria del "No" al referendum costituzionale sulla riforma della Giustizia. Secondo i dati ufficiali, il "No" è dato al 54,4 per cento e il "Sì" al 45,6 per cento.
Le reazioni politiche
Il primo leader delle opposizioni a commentare il voto - mentre lo scrutinio è ancora in corso - è Giuseppe Conte: "Ce l'abbiamo fatta! Viva la Costituzione!", ha scritto il presidente del Movimento 5 stelle su X.
"Quando il popolo parla, cara Meloni, devi ascoltare. Io non voglio suggerire a Meloni cosa fare lei, ma so che cosa si prova quando si perde un referendum costituzionale - dice il leader di Italia Viva, Matteo Renzi -. Quando ho perso il referendum io ho perso tutto, ho lasciato tutto. Meloni fara' quello che crede ma per prendere atto di un referendum costituzionale ci vuole coraggio. Se non ascolti la voce del popolo e' da Don Abbondio. Perdere e dire 'non era la nostra legge', dopo che hai occupato tutte le trasmissioni televisive, tutte, perfino andando da Fedez. Quando il popolo parla, il palazzo deve ascoltare".
Dal centrodestra parla Galeazzo Bignami di Fratelli d'Italia. Intervistato durante la maratona Mentana, definisce "positiva" l'affluenza. "Era un provvedimento che avevamo nel programma elettorale, abbiamo chiesto agli italiani di esprimersi. Questo referendum non incide sulle sorti del governo", ribadisce il capogruppo meloniano alla Camera. Che sul caso Delmastro non si sbilancia: “Faremo le nostre valutazioni”. "Quando gli italiani si esprimono - aggiunge - è sempre da accettare il risultato e come si esprimono, tanto più che in questa tornata c'è stata un'affluenza elevata, e credo che sia sempre una buona notizia e sia sempre positiva". Poi: "Conosco da un po’ di tempo Giorgia Meloni, non ricordo una battaglia politica dalla quale si sia sottratta. Io, personalmente, mi aspettavo un risultato diverso".
Parla anche il capogruppo di FdI al Senato, Lucio Malan: "Noi non abbiamo nulla da rimproverarci, abbiamo mantenuto un impegno con gli elettori. Avevamo un programma dove c'era questo, c'è stata una campagna pesante dove sono state attribuite cose che non esistevano", dice a Quarta Repubblica
Le proiezioni
Con una copertura del campione quasi al 40 per cento, secondo la seconda proiezione del consorzio Opinio per la Rai, il "No" è dato al 53,9 per cento mentre il "Sì" al 46,1. Dati simili quelli della prima proiezione di Tecnè per Quarta Repubblica, secondo cui il "No" è dato al 53,2 per cento, mentre il "Sì" al 46,8.
Con il secondo instant poll di Swg per La7 si allarga la forchetta, con il "No" che è stimato tra il 50 e il 54 per cento e il "Sì" tra il 46 e il 50. Dati identici quelli del secondo intention poll di Tecnè che, con una copertura del campione del 75%, attesta il "Sì" tra il 46 e il 50 per cento e il "No" tra il 50 e il 54.
L'affluenza sfiora il 60%
L'affluenza (parziale) è al 58,9 per cento: è un dato record per i referendum costituzionali in cui si è votato su due giorni, mentre la partecipazione maggiore finora mai registrata è stata quella sul referendum del 2016 voluto (e perso) da Matteo Renzi, quando si recarono alle urne il 65,5% degli elettori.
Trainano la partecipazione le grandi città: da Bologna a Firenze fino a Milano. Le regioni con la più alta affluenza sono Emilia-Romagna, Toscana e Umbria.
Secondo i primi instant poll di Swg per La7 (copertura del 79%), il "No" era stimato tra il 49 e il 53 per cento, mentre il "Sì" tra il 47 e il 51 per cento.
Tendenza simile quella degli instant poll di YouTrend per Sky Tg24, secondo cui il "No" era dato tra il 49,5 e il 53,5 per cento, mentre il "Sì" è stimato in una forchetta tra il 46,5 e il 50,5 per cento.
Per gli exit poll di Opinio per la Rai, il "No" tra il 49 e il 53 per cento e il "Sì" tra il 47 e il 51 per cento; tendenza identica quella degli intention poll di Tecnè per Mediaset.
Il confronto tra i primi instant poll
- Youtrend/Sky TG24 Sì 46,5-50,5%, No 49,5-53,5%
- Opinio/Rai Sì 47,0-51,0%, No 49,0-53,0%
- Tecnè/Mediaset Sì 47,0-51,0%, No 49,0-53,0%
- SWG/La7 Sì 47,0-51,0%, No 49,0-53,0%
Una panoramica sull'affluenza (e un confronto con i referendum precedenti)
In attesa dei risultati ufficiali, il primo dato record di questa tornata referendaria è quello dell’affluenza che sfiora il 60%, mentre alle 23 di ieri (22 marzo) si era attestata al 46,1%.
Nel 2020, in occasione del voto sul taglio dei parlamentari, alla chiusura della prima giornata si era recato alle urne il 39,4% degli aventi diritto; il dato salì poi al 51,12% al termine della seconda giornata. Va però ricordato che in quel caso si votava anche in sette regioni e che la riforma aveva già ottenuto un ampio consenso trasversale in Parlamento.
Diverso il quadro del referendum costituzionale del 2016, promosso dal governo Renzi e incentrato, tra le altre cose, sul superamento del bicameralismo paritario: in quell'occasione l’affluenza finale raggiunse il 65,5%. I confronti, tuttavia, restano complessi. All’epoca si votò in un’unica giornata e il presidente del Consiglio in carica aveva fortemente caricato di valenza politica l’appuntamento elettorale.
Più arduo fare paragoni con lo scorso anno, quando si votò per i cinque referendum abrogativi (quattro quesiti sul lavoro e uno sulla cittadinanza): in quell’occasione c’era il quorum e l’affluenza si attestò al 30,5%. Andando indietro nel tempo, nel 2006, per la legge sulla devolution (anche questa respinta dagli elettori), alle urne si presentò il 52,46% degli aventi diritto, mentre il dato parziale registrato alle 23 della domenica si fermava al 35%. Diverso l’esito nel 2001, quando il referendum sul Titolo V venne approvato, nonostante un’affluenza complessiva, concentrata in un’unica giornata di voto, pari al 34,05%.
Cosa prevede il referendum sulla Giustizia
L’hanno ribattezzato referendum sulla Giustizia, ma sarebbe stato più corretto chiamarlo referendum sulla magistratura. Sono sette gli articoli della Costituzione che verrebbero modificati in caso di vittoria del “Sì”: 87 (poteri del presidente della Repubblica in qualità di presidente del Csm), 102 (funzione giurisdizionale), 104 (autogoverno della magistratura - Csm), 105 (compiti del Csm), 106 (nomina di Consiglieri della Corte di cassazione), 107 (distinzione delle funzioni tra giudicante e requirente), 110 (funzione di organizzazione del servizio Giustizia da parte del ministero della Giustizia).
Si introdurrebbe innanzitutto la “separazione delle carriere” tra pubblici ministeri e giudici. Si prevedrebbe poi il sorteggio dei membri del Consiglio superiore della magistratura, e non più la loro elezione, sia della componente togata che di quella laica (ma in quest’ultimo caso spetterà al Parlamento stilare una lista di nomi da sorteggiare: la sua ampiezza sarà determinata da un successivo decreto attuativo). Il Csm verrebbe quindi sdoppiato: uno per i pm e un altro per i giudici. Si introdurrebbe poi un’Alta corte con funzioni esclusivamente disciplinari.
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