Politica
24 marzo, 2026Dimissioni? "Via non necessaria perché non ci si trova davanti a una crisi politica". Al momento non sarebbe in programma nemmeno un incontro fra la premier e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella
Nessuna aria di dimissioni e nessun voto di fiducia all'orizzonte per Giorgia Meloni. Lo riferiscono ad Ansa fonti di governo, che spiegano come questa via non sia necessaria perché non ci si trova formalmente di fronte a una crisi politica. Al momento, non sarebbe in programma neppure un incontro fra la premier e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella come invece ipotizzato nelle scorse ore dopo la sconfitta al referendum sulla Giustizia.
Nessuna menzione alla possibilità di un passo indietro neanche da parte del ministro della giustizia Carlo Nordio. "Questa è una riforma che porta il mio nome e me ne assumo quindi la responsabilità politica - ha spiegato il ministro ai microfoni di SkyTg24 -. Se vi sono stati dei difetti di comunicazione o impostazione sono stati anche i miei". Unico passo di lato possibile, quello dopo l’eventuale futura vittoria del centrodestra. Sulla possibilità di rimanere al governo, Nordio dice: “Il prossimo anno compio un anno matematico (80 anni, ndr), a seguito del quale penso di aver diritto a un po’ di riposo. Sono stato chiamato a questo altissimo incarico, per il quale ringrazio la Premier, per fare una serie di riforme la più importante delle quali non è andata bene, probabilmente anche per colpa mia”, chiosando che “credo potrò tornare ai miei diletti studi e ai miei hobby”.
L'affondo di Renzi
Dimissioni. Una parola sulla bocca di tutti tranne che della maggioranza. Tanto meno, appunto, dei diretti interessati. Matteo Renzi - che com'è noto si è dimesso proprio dopo la sconfitta al referendum costituzionale del 2016 - lancia l’affondo: “Quindi fatemi capire: Giorgia Meloni NON si dimette perché era un referendum sulla Giustizia e non su di lei. Carlo Nordio NON si dimette perché era un testo del Governo e non sulla Giustizia. Giusy Bartolozzi NON si dimette perché “la magistratura è un plotone di esecuzione” ma si è ricordata che anche lei è un magistrato. Antonio Tajani NON si dimette perché non ha capito di cosa stiamo parlando. Fatemi capire: dopo un referendum costituzionale perso così male fanno tutti finta di nulla? Mi devo dimettere io anche stavolta o qualcuno del centrodestra si prende finalmente una benedetta responsabilità?”, scrive sui suoi profili social.
La stampa europea
Tuoni anche dalla stampa europea che inquadra il risultato del referendum come la prima sconfitta del governo Meloni. Un’ ”imbarazzante battuta d’arresto”, un “momento peggiore del mandato”, una “svolta di primaria importanza”.
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