Politica
27 marzo, 2026Il ministro della Difesa ha pubblicato un lungo post su X con delle riflessioni post-referendum, in cui dice di auspicare "un tavolo" con tutti gli schieramenti sul futuro della magistratura
A urne chiuse da quattro giorni, Guido Crosetto torna a parlare di giustizia, del voto dei cittadini italiani ed entra nel merito di una riforma che sembrava ormai alle spalle. “Avere un giudice (ed un pm) che agiscano con terzietà ed imparzialità nello svolgimento del proprio lavoro non è una pretesa assurda ma un diritto costituzionale di ogni cittadino: siamo e dovremmo essere uguali di fronte alla legge”, esordisce così il ministro della Difesa in un lungo post pubblicato sul suo account X.
Quindi l’interrogativo: “Lo siamo? Non mi pare, da ciò che abbiamo visto negli ultimi decenni”. Poi, una lunga spiegazione sul lavoro dei pubblici ministeri. E l’attacco a una serie di eventi emersi negli scorsi giorni: “Un magistrato che auspica la morte dei colleghi che hanno liberamente votato Sì o che attacca o irride un presidente del Consiglio in carica (che può chiamarsi Meloni o Renzi o Draghi o Gentiloni o Conte) nell’aula di un tribunale, come può essere considerato terzo?”.
“Questo tema”, prosegue Crosetto, “non può essere trattato con un coro da stadio o un elemento di tifo o di militanza politica”. E anche se il referendum è ormai alle spalle, sostiene, “non può essere dimenticato o sotterrato”. Altrimenti “sì che si calpesta la Costituzione e si ferisce la Democrazia”. Menziona anche l’articolo 27 della Costituzione ("l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”), per citare “persone che sono state perseguitate, attaccate, distrutte per aver ricevuto un avviso di garanzia o un rinvio a giudizio. Cioè senza nemmeno aver avuto la possibilità di dimostrare la loro innocenza”.
E quindi si avvia alle conclusioni: “Finito il referendum vedo che molti sostenitori del No, da Gratteri a Conte, dicono che occorra intervenire sulla Giustizia, anche sulle correnti, e che va garantita la terzietà e l’imparzialità”. Ma non prima di prendere di mira i giudici che a Napoli hanno festeggiato cantando “Bella ciao”: “Chi deve difendere la Costituzione di fronte ad evidenti strappi come quello dell’aula di Napoli? Prima del referendum auspicavo un tavolo, qualunque fosse stato il risultato, abbandonando le magliette da ultras e pensando al futuro. Lo auspico con forza a maggior ragione ora perché non è un tema derogabile”.
LEGGI ANCHE
L'E COMMUNITY
Entra nella nostra community Whatsapp
L'edicola
La festa è finita - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
Il giornale, da venerdì 27 marzo, è disponibile in edicola e in app



