Politica
5 marzo, 2026Articoli correlati
"Caro Vannacci, i popoli che nascono dalla terra non fanno una bella fine": il 28 febbraio, si presentava con questo titolo l’articolo, tutto d’attacco, pubblicato dal quotidiano della Cei. Nella sua replica, l'ex generale contesta che "le civiltà solide" progrediscano "per mescolanza con le altre"
“L’intervento” - questa la definizione dello scritto - è apparso mercoledì 4 marzo in una delle ultime pagine del quotidiano, la diciannovesima, un po' a sorpresa per i lettori del quotidiano della Cei. Roberto Vannacci, personaggio politico che certo non suscita le simpatie dei vescovi soprattutto sui temi dell’immigrazione e della solidarietà, ha inviato ad Avvenire un lungo articolo per rispondere alla polemica che la testata cattolica aveva aperto nei suoi confronti. E quale polemica!
"Caro Vannacci, i popoli che nascono dalla terra non fanno una bella fine": il 28 febbraio, si presentava con questo titolo già eloquente l’articolo - tutto d’attacco - firmato da Maurizio Assalto, giornalista culturale. Seguiva un sommario ancora più pesante. "L’ossessione per le identità autoctone non regge nel caso dell’Italia, e in ogni caso, andrebbero riletti i frammenti dell’Eretto per scoprire come dalla mitologia identitaria all’identità omicida il passo è breve".
È una schermaglia non solo culturale, poiché riflette le preoccupazioni che sta suscitando anche Oltretevere la nascita di un nuovo movimento politico, a destra della Lega (da cui si è scisso) e di Fratelli d’Italia. Un partito che secondo sondaggi avrebbe già raggiunto il 3%, assicurandosi l’ingresso in Parlamento.
“L’identità nazionale”. Sul terreno di quale idea d’Italia si debba coltivare, Vannacci tiene il punto: il nostro Paese "ha una chiara identità, definititasi sì nel tempo ma tramite uno sviluppo organico e omogeneo, non per caotica contaminazione". Convinto di trovare sostegno in dotte citazioni - dal cardinale Alfredo Ottaviani allo stesso Papa Leone XIII passando attraverso le riflessioni anche dell'"intellettuale laico" Ernesto Galli della Loggia - colui che ha coniato la formula del Mondo al contrario contesta che "le civiltà solide" progrediscano "per mescolanza con le altre". Assalto, invece, aveva severamente obiettato al Generale: "Non esiste un popolo nato sulla terra, non esiste una purezza originaria da preservare, non c’è una nazione radicata dall’alba dei tempi nel medesimo suolo. L’italianità è un fiume che scorre raccogliendo le acque, un’identità mobile perennemente in divenire, a volerla imbalsamare è una pretesa anti-storica, destinata, proprio per ciò, a fallire".
Gli dà man forte, nella replica a Vannacci, il direttore Marco Girardo: ridurre l’identità nazionale "a una sostanza biologica, definitiva, da blindare" vuol dire "scambiare cultura con Dna e storia con muse". Invece, "gran parte di ciò che chiamiamo Italia nasce proprio da croci, scambi, migrazioni". E qui si arriva al punto, che diventa politico, con il rifiuto - da parte del quotidiano della Cei - dell'immagine di un Paese chiuso in se stesso, secondo la visione sovranista che non trova condivisione da parte dei vescovi italiani.
Se il leader di Futuro Nazionale ha inviato a Avvenire un lungo articolo di risposta, condito con molti riferimenti religiosi sia pure strumentali alle sue tesi, è perché i consensi cattolici sono preziosi in una strategia volta a conquistare a destra voti non solo “radicali” ma anche più moderati, come provano a fare Le Penn-Bardella in Francia anche la più estremista Weidel in Germania. Vannacci lo aveva intuito subito. Nel dicembre 2023 corse a Piacenza, su invito dell’Unione dei giuristi cattolici della città, contenti di contrastare il "pensiero unico". Ma “la scalata” si è fermata lì. E non basta farsi leggere su Avvenire per riprenderla.
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