Politica
6 marzo, 2026Negli ultimi due anni alcune indiscrezioni su giornali e retroscena politici hanno raccontato di un rapporto tutt’altro che idilliaco tra i due uomini forti dell’esecutivo: due personalità diverse, due reti di potere differenti. Ma chi conosce davvero i palazzi romani invita a guardare più lontano
Non è soltanto una polemica parlamentare. Le parole di Matteo Renzi in Senato hanno acceso i riflettori su una frizione che da mesi attraversa i corridoi del governo guidato da Giorgia Meloni. Il leader di Italia Viva ha parlato apertamente di una “guerra strisciante” tra il ministro della Difesa Guido Crosetto e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, l’uomo che a Palazzo Chigi ha la delega ai servizi segreti. Un’accusa pesante: secondo Renzi ci sarebbe addirittura “qualcuno nei servizi di intelligence che ha messo di mira il ministro della Difesa”. Parole che evocano una tensione istituzionale non da poco, soprattutto mentre lo scenario internazionale si agita con la crisi in Medio Oriente e le tensioni con l’Iran. Ma dietro le dichiarazioni pubbliche – raccontano fonti parlamentari – si nasconderebbe una partita molto più grande.
I servizi, la Difesa e i sospetti reciproci
Negli ultimi due anni alcune indiscrezioni su giornali e retroscena politici hanno raccontato di un rapporto tutt’altro che idilliaco tra i due uomini forti dell’esecutivo. Da una parte Crosetto, storico cofondatore di Fratelli d’Italia e ministro della Difesa con forti rapporti negli ambienti militari e atlantici (leggasi Washington). Dall’altra Mantovano, magistrato di lungo corso e vero regista della macchina di sicurezza dello Stato a Palazzo Chigi. Due personalità diverse, due reti di potere differenti. Il punto di frizione – spiegano fonti governative – sarebbe proprio il perimetro di influenza tra Difesa e intelligence: dossier, informazioni sensibili e rapporti con le agenzie che spesso finiscono per sovrapporsi. Ed è su questo terreno che Renzi ha lanciato la sua accusa più pesante: “Non posso pensare che ci sia tensione tra i servizi di intelligence della Repubblica e il ministro della Difesa”.
Il vero nodo: la corsa al Quirinale per il dopo Mattarella
Ma chi conosce davvero i palazzi romani invita a guardare più lontano. Il vero punto di attenzione, sussurrano tra Montecitorio e Palazzo Chigi, sarebbe un altro: il futuro del Colle. L’attuale presidente della Repubblica Sergio Mattarella resterà in carica fino al 2029. Sembra lontano, ma nella politica italiana le partite per il Quirinale iniziano sempre con anni di anticipo. Ed è qui che va collocata la radice della rivalità. Crosetto e Mantovano sono entrambi considerati figure di peso nell’area conservatrice e istituzionale. Profili molto diversi, certo, ma entrambi con credenziali che nel lungo periodo potrebbero diventare spendibili per il Colle. Per questo – spiegano fonti politiche – ogni movimento, ogni fuga di notizie e ogni tensione nei palazzi assume un significato diverso.
Meloni tra due fuochi
In mezzo c’è inevitabilmente la premier Giorgia Meloni, che si trova a gestire due uomini chiave del suo governo. Crosetto è uno dei fondatori di Fratelli d’Italia e uno dei suoi consiglieri più fidati. Mantovano, invece, è il vero architrave istituzionale di Palazzo Chigi, l’uomo che coordina intelligence e sicurezza. Per ora da Palazzo Chigi filtra una linea di prudenza: nessuna frattura, solo normali dinamiche interne. Ma nei corridoi della politica romana il sospetto resta. Perché quando si parla di intelligence, Difesa e Quirinale, le rivalità raramente sono solo personali. Spesso sono il primo capitolo di una partita molto più lunga.
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