Progetti Speciali
12 febbraio, 2026Il cortometraggio con cui Le Guide de L’Espresso ed Elica mettono in scena l’incontro tra estetica e tecnologia
C’è un momento, in cucina, in cui la materia comincia a trasformarsi sotto il calore e l’aria si riempie di attesa. È l’istante in cui il reale si fa linguaggio, in cui il gesto del cuoco si avvicina a quello dell’artista. Da questa soglia nasce “Silenzio, parla il cooking”, il progetto cinematografico realizzato da Le Guide de L’Espresso in collaborazione con Elica: quattro cortometraggi che intrecciano arte, cinema e cucina per raccontare la forza del gesto creativo.
Protagonista e guida è Jacopo Veneziani, storico dell’arte e divulgatore, che dialoga con quattro giovani chef, Pasquale Laera, Chiara Pannozzo, Luca Adobati e Arianna Gatti, chiamati a tradurre in piatti grandi capolavori della pittura. Caravaggio, Hopper, Dalí e Manet diventano linguaggi da ricomporre in piatti che uniscono forma e luce, idea e sostanza.
Laera evoca il chiaroscuro caravaggesco in un bianco e nero felliniano; Pannozzo indaga la solitudine di Hopper con l’occhio di Scorsese; Adobati fonde sogno e tecnologia nel surrealismo di Dalí filtrato da Kubrick; Gatti gioca con l’ironia di Manet e la simmetria di Wes Anderson. Quattro visioni per un’unica rivelazione: la cucina come nuova forma di linguaggio.
Perché ogni epoca ha cercato, attraverso l’arte, di trattenere l’inafferrabile. E oggi, forse più che mai, è la cucina a farsi custode di questa eredità: luogo in cui il tempo diventa materia e la materia si fa memoria. Nel gesto di tagliare, cuocere, comporre, vive la stessa tensione che anima il pittore o il poeta: dare voce al mondo attraverso la forma.
Elica da oltre cinquant’anni abita questo spazio di confine, dove tecnica e immaginazione si fondono. La sua ricerca estetica e tecnologica, dal design dei sistemi aspiranti a LHOV, un sistema All-in-One che unisce piano cottura, forno e aspirazione in un unico gesto, traduce l’aria in linguaggio poetico e l’innovazione in uno strumento creativo. È l’idea di un ambiente che non serve l’arte, ma la accompagna: una scena dove la trasformazione può accadere.
Come nel chiaroscuro di Caravaggio o nel silenzio sospeso di Hopper, anche in cucina la verità emerge nello spazio che separa e unisce la materia alla sua ombra. L’attesa, la metamorfosi, la luce: tutto partecipa al racconto. In quell’intervallo fertile tra ciò che è e ciò che sarà, la cucina diventa “ottava arte”, linguaggio universale dell’umano, racconto sensibile di ciò che siamo.
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