Sostenibilità
23 febbraio, 2026Il Belpaese detiene il primato mondiale dei siti Unesco. Ma è vulnerabile, come dimostrano frane e crolli. La nuova minaccia è il surriscaldamento globale, dal Lago di Como alla Valle dei Templi. E ora le Giornate FAI di primavera, il 21 e 22 marzo, sono un'occasione per riappropriarsi del nostro patrimonio. Mercalli: "Non sarebbe più utile investire nella prevenzione i soldi destinati alle armi?"
Vista sotto il cielo di piombo e la pioggia torrenziale, Villa Gregoriana è il simbolo di un Paese fragile, prezioso e delicato come il cristallo. L’affaccio su una gola impervia che sembra un canyon, il fitto bosco di lecci, le cascate, i templi e i resti di epoca romana, gli alberi con le radici aggrovigliate sulle rocce. E in cima l’antica acropoli incastonata dentro Tivoli, alle porte di Roma. Scenografia romantica e primordiale, luogo prediletto da scrittori e poeti, Goethe e Lord Byron in primis, il parco fu creato nel 1832 grazie all’opera di ingegneria idraulica voluta da papa Gregorio XVI per contenere le esondazioni dell’Aniene, deviando il corso del fiume. Tappa obbligata del Grand Tour, la villa è ancora lì ma negli ultimi anni ha subito due rovinose frane. La prima nel 2021, quando venne giù la parete rocciosa sotto il cunicolo del Miollis; la seconda l’anno seguente, quando scivolò il versante che si trova sotto l’antica villa romana di Manlio Vopisco.
Un’escalation che ha osservato da vicino Giorgia Montesano, da tredici anni responsabile del Bene affidato dall’Agenzia del Demanio al Fondo per l'ambiente italiano (FAI) nel 2002, dopo un lungo periodo di abbandono. «Nel giorno della prima frana ero sul posto. Ricordo il boato spaventoso, la valle fa da cassa di risonanza. Per fortuna il parco era chiuso», afferma Montesano mentre attraversiamo il giardino alla vigilia della riapertura al pubblico: «La frana arrivò alla fine di un inverno di piogge torrenziali e dopo il forte gelo di gennaio», aggiunge. Dopo quel crollo tutto è cambiato: una squadra di rocciatori acrobati ha impiegato tre mesi per ripristinare il luogo in sicurezza e, per contenere eventuali altri eventi e mantenere le pareti della forra, sono stati installati sui versanti più a rischio 67 sensori che compongono il sistema di monitoraggio. Oggi la responsabile e un suo collaboratore controllano in tempo reale ogni minimo spostamento, attraverso un pannello di controllo. E in questo periodo lavorano a un progetto, in via di definizione, che prevede l’uso di droni per l’analisi geologica del sito. «Negli ultimi anni abbiamo visto un’accelerazione preoccupante. L’alternarsi di siccità prolungate e piogge intense destabilizza i versanti», conclude Montesano: «Oggi la manutenzione che un tempo consideravamo straordinaria è diventata ordinaria. E se prima la pulizia delle pareti veniva effettuata una volta l'anno, adesso i rocciatori acrobati intervengono tre o quattro volte tanto. I costi per la prevenzione sono lievitati».
Quello di Villa Gregoriana non è un caso isolato. In Italia la bellezza dei monumenti e del paesaggio, spesso violata dalla speculazione edilizia, ora viene minacciata anche dagli effetti del cambiamento climatico. In Salento si è appena sbriciolato in mare l’Arco dei Faraglioni di Sant’Andrea, ovvero l’Arco degli innamorati, simbolo di quella terra. Ma il pericolo è costante da Nord a Sud, dalla dimora settecentesca Villa del Balbianello, sul Lago di Como, devastata tre anni fa da venti fortissimi e una forte grandinata, a Villa Caviciana, vicino a Viterbo, dove le ingenti precipitazioni della tarda primavera hanno favorito il proliferare della peronospora, che ha distrutto il raccolto dell’uva. Fino al Giardino della Kolymbethra, nel Parco della Valle dei Templi ad Agrigento, dove le antiche Case Montana sono costruite su un pianoro di roccia altamente friabile e a rischio crolli. Negli ultimi anni si sono moltiplicati cicloni, tempeste, trombe d’aria violente e improvvise. E poi umidità, innalzamento del livello dei mari e frane come quella catastrofica di Niscemi, in Sicilia, la regione flagellata dal ciclone Harry insieme a Calabria e Sardegna. A Niscemi la biblioteca e i suoi 4mila volumi rischia di scomparire: alcuni scrittori siciliani, tra cui Stefania Auci, Nadia Terranova e Gaetano Savatteri, hanno lanciato una campagna di sensibilizzazione (a cui L’Espresso aderisce) e hanno deciso di adottare le biblioteche trascurate della loro regione, piccole e meno piccole, da Catania a Favignana. Un'occasione per riflettere, alla vigilia delle Giornate FAI di primavera (34esima edizione), sabato 21 e domenica 22 marzo, quando centinaia di migliaia di visitatori si riappropriano del patrimonio culturale e paesaggistico d'Italia.
Il nostro Paese, infatti, detiene il record mondiale di siti Unesco patrimonio dell'umanità, ben 61, ma svetta anche nella classifica mondiale del dissesto idrogeologico. Secondo l’ultimo rapporto Ispra il triennio 2022-2024 è stato segnato da eventi idro-meteorologici di eccezionale intensità: le esondazioni nelle Marche, le colate rapide di fango e detriti a Ischia, le alluvioni in Emilia Romagna, le piogge torrenziali in Valle d’Aosta e Piemonte. Rispetto al 2021 si registra l’aumento del 15 per cento del territorio italiano a rischio frane, con picchi nella provincia di Bolzano, in Toscana, Sardegna e Sicilia. Nel 2024, il 94,5 per cento dei comuni era a rischio frana, alluvione, erosione costiera o valanghe. L’Italia, dunque, risulta tra i Paesi europei più esposti al rischio frane, quasi un evento su tre è caratterizzato da una dinamica molto rapida e da un elevato potenziale distruttivo. Con conseguenze spesso drammatiche, inclusa la perdita di vite umane.
Ma non basta. Se il Climate Risk Index, l'indice realizzato dall’organizzazione umanitaria e ambientale tedesca Germanwatch, pone il nostro Paese al sedicesimo posto nella classifica mondiale degli Stati più colpiti dalla crisi climatica degli ultimi trent’anni, dal canto suo l’Unesco ha lanciato l’allarme nel recente rapporto, il primo del genere, in cui fotografa l’impatto dei cambiamenti climatici sulle 114 città del patrimonio mondiale situate nella regione del Mediterraneo. Secondo lo studio, il 63 per cento delle città esaminate sperimenta già uno o più strumenti di valutazione di impatto climatico significativo, mentre il 17 per cento è simultaneamente soggetto a più rischi: ondate di calore, rischio idrogeologico, siccità e tempeste costiere. La ricerca accende i riflettori su diverse città italiane a rischio, tra cui Venezia, Firenze, Napoli e Siracusa. Venezia è già da anni sotto osservazione per il rischio di innalzamento del livello del mare e subsidenza, ma anche Matera e Verona mostrano segnali di stress climatico. A fronte di questa consapevolezza, negli ultimi dieci anni il Fai ha modificato la propria attività per rispondere alle nuove necessità di mitigazione e adattamento.
La direttrice culturale, Daniela Bruno, evidenzia come i beni tutelati siano complessi di storia, arte e natura: «Si tratta di porzioni di paesaggio sempre più esposte a siccità, ondate di calore, tempeste, esondazioni, frane e specie aliene: eventi che mettono sotto pressione territori, ecosistemi e patrimonio culturale», afferma. Eventi drammatici come la tempesta che investì Milano nel 2023, facendo cadere la cima di un platano a Villa Necchi, o il nubifragio che nel Bosco di San Francesco, ad Assisi, causò l’esondazione del torrente Tescio provocando danni ingenti. «La furia dell’acqua ha portato via 240mila api che erano nelle arnie. Non sono esseri umani, ma un intero popolo di api non c’è più», conclude Bruno.
Che la situazione sia grave risulta evidente. Il climatologo Luca Mercalli, autore del saggio “Breve storia del clima in Italia” (Einaudi, pp. 248; € 18) descrive i rischi per i beni culturali. «C’è un punto fondamentale da considerare: la maggior parte del nostro patrimonio artistico e architettonico è stata generata in un periodo più freddo di oggi», afferma: «Oggi una biblioteca, un palazzo storico o un sito archeologico sono sottoposti a parametri meteorologici mai sperimentati prima». Mercalli pone l’accento sui casi estremi come la terribile tempesta Vaia, nel 2018 in Trentino, e poi le frequenti mareggiate, le erosioni, i crolli. L’aumento del livello marino, secondo lui, è il fattore più critico: «Nell'ultimo secolo il livello del mare è aumentato di 20 centimetri, adesso 4-5 millimetri ogni dodici mesi. Tutte le aree costiere italiane sono minacciate», aggiunge il climatologo, che chiama in causa la politica: «Bisogna fare una grande azione di consapevolezza sugli enti responsabili. Coinvolgere tutti gli enti locali, una sorta di gara civile dove ognuno protegge i beni più vicini. A livello globale, mantenere l’Accordo di Parigi e il dialogo internazionale, il contrario di quello che fa Donald Trump. L’impegno a diminuire le emissioni deve essere di tutti i Paesi: l’Italia faccia la sua parte, anche diplomatica. E poi lancio una provocazione: non sarebbe più utile investire nella prevenzione i soldi destinati alle armi?».
A proposito di istituzioni, L’Espresso ha domandato al ministero della Cultura quali investimenti e quali azioni promuova in questo campo - la tutela dei beni culturali e del paesaggio - ma gli uffici del dicastero non hanno voluto fornire informazioni.
Per molte associazioni impegnate sul fronte della tutela del patrimonio, la lotta per contenere gli effetti del cambiamento climatico non può prescindere dalla denuncia delle azioni illegali commesse dall’uomo. Italia Nostra articola la propria azione in tre campi: lotta contro dissesto idrogeologico e abusivismo edilizio, salvaguardia degli archivi storici e delle biblioteche colpiti da inondazioni, restauri sostenuti dall’associazione. Di recente il presidente nazionale, Edoardo Croci, ha scritto alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e a Nello Musumeci, ministro della Protezione civile e le Politiche del mare, dopo i gravi eventi causati dal ciclone Harry. «Gli eventi estremi che hanno colpito queste regioni nelle ultime settimane rappresentano il segnale della fragilità strutturale dei territori e dell’inadeguatezza di politiche che inseguono l’emergenza anziché investire in prevenzione, legalità e adattamento climatico», afferma il presidente, che conclude: «L’elevata vulnerabilità del territorio italiano sotto il profilo del rischio idrogeologico è nota. E dunque il rispetto dell’assetto urbanistico, soprattutto in ambiti da sempre oggetto di abusivismo edilizio, diventa un elemento imprescindibile ora più che mai».
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