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28 gennaio, 2026Sorrisi amari per i destini italiani al Melbourne Park. Il numero due del mondo spazza via Shelton in due ore e venti, ma non giocherà la semifinale con il connazionale carrarino, fermato da un probabile strappo all'inguine: "Ho sentito dolore dal secondo set", ammette
Laggiù, nella metà bassa del tabellone dell’Australian Open, tutto sembrava presagire una tinta unita d'azzurro. Per un Jannik Sinner che da una parte non disattende le aspettative e travolge Ben Shelton, c’è un Lorenzo Musetti rovesciato dalla sfortuna, costretto al ritiro in vantaggio di due set su Novak Djokovic. Si sarebbero potuti incontrare in semifinale, ma uno strappo ha impedito al carrarino di far cadere la corona al re di Melbourne, dieci volte vincitore del torneo. Toccherà al suo connazionale, già campione-bis, vendicarlo e fermare a due passi dal trono il tennista serbo. Che nella notte italiana era già pronto a lasciare l’Australia: "Era stato il giocatore migliore in campo, io ero pronto ad andare a casa”, il tributo di Djokovic a Musetti nel post-partita. “È stato molto sfortunato, avrebbe dovuto essere il vincitore oggi”.
Il film di quest’Australian Open doveva essere un remake tutto italiano, nella memoria cinematografica di Sergio Leone. C’era una volta in Australia il sogno di un derby azzurro in semifinale slam: sarebbe stata la prima volta nella Storia. Uno secondo al mondo, l’altro potenzialmente terzo. Il primo, campione in carica del torneo, ha sbrigato la pratica in tre set, due ore e venti minuti. L’altro era a un passo dal fare lo stesso, e magari sognare di alzare quel trofeo vinto ad appena 16 anni, da junior.
Fino al secondo parziale, Musetti aveva fatto vedere ogni versione di sé, anche quelle più inedite. Bello sì, ma a tratti anche brutto e cattivo, sulla scia di un altro remake di stampo leoniano. Per tutta la partita ha seguito lo stesso pattern tattico: cambiare il ritmo del serbo, sedare le sue iniziative, attenderne l’errore. Dopo dieci precedenti negativi con Djokovic, sembrava aver imparato a domarlo persino nella sua versione da diavolo della Tasmania. Che avrebbe sgambettato anche nella corsa al terzo posto del ranking. Finché non ha avvertito un crac alla gamba: “Ho iniziato a sentire dolore all’inizio del secondo set, ho provato a continuare perché stavo giocando bene, il mio box mi ha chiesto di continuare e ho provato e vinto il secondo set ma sentivo che stava aumentando”, ha ricostruito Musetti, in sala stampa, a testa bassa. "Non ho parole per dire quanto sia triste per questo infortunio in questo momento. Il feeling di dover lasciare dopo essere stato avanti 2-0, forse la miglior partita della mia carriera, è tanto doloroso”.
Non si arresta invece la corsa di Sinner, che dopo aver spazzato via Shelton dal Melbourne Park punta a fare il tris di trofei in Australia. Per farlo dovrà prima passare da Djokovic, con cui ha trionfato in sei degli ultimi sette precedenti. E poi, eventualmente, uno tra Zverev e Alcaraz, in quello che sarebbe il diciassettesimo capitolo di una rivalità generazionale, ormai egemone nel circuito Atp. Fin qui ancora senza terzi incomodi, seppur un altro italiano fosse pronto a bussare alla loro porta.
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