Sport
4 febbraio, 2026Il cibo in avanzo sarà distribuito a chi ne ha più bisogno, grazie alla collaborazione con Banco Alimentare. Per addetti e atleti sono previste opzioni halal, vegane, vegetariane
La grande macchina delle Olimpiadi si avvia spedita verso il traguardo dell'inaugurazione. La nutrizione degli atleti è elemento non secondario dell'organizzazione: oltre 3 milioni di pasti serviti, una mensa aperta 24 ore su 24 per sportivi - ma anche addetti -, che ha già iniziato a funzionare, e 116 aree ristoro per gli spettatori. Senza dimenticare i rigidissimi controlli. L’obiettivo alimentare dei giochi Olimpici Milano-Cortina è zero sprechi, per cui è stato stretto un accordo tra la Fondazione Milano Cortina 2026 e Fondazione Banco Alimentare Ets, per le regioni Lombardia e Veneto, e con TrentinoSolidale Odv, per la Val di Fiemme.
Obiettivo zero sprechi
Ciò che avanzerà dalle tavole degli atleti e degli addetti all’evento verrà quindi ridistribuito tra le persone in situazioni di fragilità. Inoltre, le materie prime saranno il più possibile biologiche e “a chilometro zero”, secondo quanto riferito dalla responsabile ristorazione delle Olimpiadi Elisabetta Salvadori in una intervista al Corriere della Sera. La possibilità di scegliere opzioni vegtariane, vegane e halal - prodotti conformi alle regole alimentari dell’islam - è ormai quasi scontata: dell’inclusività dei menu per atleti e addetti tanto si era parlato già in occasione delle Olimpiadi di Parigi 2024. A inizio gennaio, l'organizzazione internazionale Peta (People for ethical treatment of Animals) aveva chiesto con una lettera urgente a Carlo Zarri, direttore culinario dei giochi olimpici e paralimpici, di servire quanti più pasti vegani possibili proprio con l’obiettivo di ridurre al massimo le emissioni di Co2 provate dal comparto alimentare dell’evento. Anche questa volta, tuttavia, il cibo vegano sarà solo una delle opzioni, con un “corner” a lui dedicato.
Che siano onnivori, vegani, halal o senza glutine, il requisito fondamentale dei menu per gli atleti è che siano funzionali. Garantire che il cibo degli sportivi permetta loro di performare al massimo e evitare intossicazioni o malanni è l’obiettivo del progetto “Food for fuel” (letteralmente “cibo come carburante”), nato dalle linee guida del Comitato olimpico internazionale. Gli equilibri dei pasti degli atleti sono stati studiati da nutrizionisti e seguono standard di grammature, calorie e composizioni precise. Lo schema organizzativo, però, è meno rigido: le mense h24 sono self-service e prevedono delle aree tematiche in cui non mancheranno i piatti tipici dei territori che ospitano i giochi.
fiumi di polenta e non solo
Nei 3.400 pasti serviti ogni giorno, non manca certo la pizza, vessillo per eccellenza della cucina italiana all’estero, ma l’evento è anche l’occasione per puntare i riflettori di tutto il mondo sui prodotti tipici di Milano, Cortina, Bormio e Livigno. In particolare, prodotti Dop come la Bresaola della Valtellina, affiancata da grandi classici come polenta e risotti. I social brulicano già di contenuti in cui gli sportivi stranieri si improvvisano food influencer, deliziandosi con i grandi classici della gastronomia tricolore: “C’è davvero molta scelta, ma qui in Italia è obbligatorio iniziare con cibo italiano: noi abbiamo preso della pizza e della lasagna”, recita guardando in camera lo sciatore sudafricano Matthew Smith.
Per il momento, i piatti tipici settentrionali sembrano immuni dalle polemiche che invece avevano investito le Olimpiadi di Parigi 2024, quando animalisti e non erano rimasti inorriditi dalla presenza del "tradizionalissimo" foie gras tra i banchi delle mense per gli sportivi. Resta da vedere se qualche atleta francese deciderà di "vendicarsi" delle polemiche del nuotatore italiano Thomas Ceccon, che a Parigi aveva denunciato la scomodità dei letti nel villaggio olimpico postando un video in cui dormiva in un prato.
la vetrina scintillante
Diversa e decisamente più scintillante è la vetrina gastronomica pensata per attirare il pubblico di spettatori. Sono 116 le aree di ristorazione a disposizione, di cui 62 a Milano e 14 a Cortina. Pizzoccheri, canederli, polenta, risotti e cotolette alla milanesi saranno il leitmotiv dell’offerta studiata per i turisti. Ci saranno poi le cene di gala e gli eventi nei palazzi storici meneghini, che però rientrano nei programmi di hospitality privata, gestiti da agenzie come On Location e altre, che non prevedono la collaborazione della Fondazione Milano Cortina. Soirée esclusive, ma numericamente irrilevanti rispetto alla grande macchina delle mensa sportiva.
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