Sport
6 febbraio, 2026Un'inchiesta della rivista lavocelibera rivela che alcuni atleti della delegazione israeliana sono stati coinvolti nelle operazioni sulla Striscia. La squadra di bob invitò i follower a “mandare un messaggio di sostegno” a Ward Fawarsy, mentre Adam Edelman definì la guerra come "la più moralmente giusta della storia"
Hanno messo da parte la mimetica e sfilano in tuta olimpica. Eppure, per alcuni di loro, sport e guerra sono più vicini di quanto i Giochi raccontino. A Milano Cortina, nella delegazione israeliana ammessa senza condizioni dal Cio (Comitato olimpico internazionale), ci sono atleti che hanno prestato servizio nell’esercito israeliano durante il conflitto a Gaza. E che anche dopo aver lasciato la Striscia, continuano a rivendicare il proprio ruolo nell’offensiva.
A ricostruire i profili di questi atleti è un’inchiesta della rivista lavialibera. Che mette in fila post social, video e dichiarazioni pubbliche degli stessi sportivi: il caso più emblematico riguarda la squadra di bob israeliana, alla sua prima qualificazione olimpica nella storia del Paese. Cinque atleti, raccontati dai media israeliani come simboli di resilienza nazionale, sono stati chiamati alle armi dopo il 7 ottobre 2023. Due di loro risultano iscritti alle gare delle Olimpiadi. In un post pubblicato su Instagram il 13 ottobre 2023, la squadra invitava i follower a “mandare un messaggio di sostegno” a Ward Fawarsy, descritto come uno degli atleti “in prima linea” a Gaza. Altri contenuti celebrano con orgoglio l’impegno militare degli sportivi, in un mix tra bellicismo e agonismo.
Adam edelman, il "sionista fino al midollo" che gareggia per la squadra di bob
A guidare il team c’è Adam “AJ” Edelman, ebreo ultraortodosso, il primo a qualificarsi per i Giochi invernali. Sui social si definisce “sionista fino al midollo”, e lo dimostra sugli stessi canali. Nei tweet su X, Edelman ha descritto la guerra a Gaza come “la più moralmente giusta della storia”; ha giustificato l’uccisione di giornalisti e operatori sanitari; ha deriso la scritta “Free Palestine” comparsa su un muro a Lillehammer, durante una tappa di Coppa del mondo. E poi le provocazioni intimidatorie rivolte a Greta Thunberg, che viaggiava con la Global Sumud Flotilla: “Non vogliamo che sia assassinata. Vogliamo che vada a Gaza a incontrare i suoi amiconi di Hamas. Stesso risultato finale, metodi diversi”. In un video, insieme all’atleta di skeleton Jared Firestone - anche lui in gara a Milano Cortina - Edelman invita a “continuare a piangere” un utente che aveva commentato con la bandiera palestinese.
l'appello di sànchez e la risposta del cio
Il Cio ha escluso dagli ultimi Giochi gli sportivi russi e bielorussi ritenuti coinvolti o complici dell’aggressione all’Ucraina, a cui ha consentito una partecipazione esclusivamente neutrale e su invito. Per Israele, invece, non sono state poste condizioni: secondo il Cio, Tel Aviv “rispetta la Carta olimpica” perché non ha violato la giurisdizione delle organizzazioni sportive palestinesi. Una distinzione giuridica che ha alimentato accuse di doppi standard, tanto da portare all’organizzazione di un corteo contro la partecipazione ai Giochi degli atleti dello Stato ebraico. Soprattutto perché Israele ha sottoscritto - come la Russia - la risoluzione Onu sulla tregua olimpica, ma ha continuato a condurre operazioni militari anche durante le competizioni di Parigi 2024 e, ora, alla vigilia di Milano Cortina.
Il tema è entrato anche nel dibattito politico europeo. Negli scorsi mesi, il premier spagnolo Pedro Sánchez aveva chiesto l’esclusione di Israele dalle competizioni israeliani: “Finché la barbarie non finisce, né Israele né la Russia dovrebbero partecipare”. Un appello rilanciato anche da una frangia di intellettuali e artisti italiani, che avevano invitato il Coni a consentire solo una partecipazione neutrale, senza bandiera. Risposta secca: la decisione finale spetta al Cio. Che ha messo loro addosso la tuta, una volta tolta la mimetica.
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