La cinica banalità dello show di Carlo Conti. In cui le dieci soubrette sono chiamate a piccole scaramucce, esibizioni si fa per dire e altre tristezze. Solo per apparire, ancora una volta

Sulla carta poteva essere una buona idea: dieci signore della tv condite dal solito effetto nostalgia del solito Carlo Conti per una sorta di commemorazione del varietà dei tempi che furono. Poi qualcosa deve essere andato storto, da subito però, sin dalla prima pagina del copione, ma evidentemente nessuno della corazzata di autori che si pregiano di firmare “Ne vedremo delle belle” su Rai Uno, aveva al fianco un amico (per citare l’imperdibile podcast di Bizzarri) in grado di mettergli una mano sulla spalla e dirgli di frenare o quantomeno aggiustare il tiro di partenza. 

 

Così quel che ne è uscito in questa presunta gara tra ex Bagaglino, ex Veline, ex Zecchino d’oro, è un manuale di cinica banalità a tavolino che gioca sulla vanità a cui le nostre sono aggrappate con lo smalto semipermanente. E in cui persino l’obiettivo ambito del trash riesce a essere fallace, ricoperto dal consueto filo di ipocrisia, volatile come lo zucchero a velo a cui basta un venticello leggero come una calunnia per svaporare di fronte a tutti. 

 

Perché è chiaro sin dai titoli di testa della prima puntata che quello su cui devono puntare le telecamere ha a che fare con le professionalità delle girl nel mondo dello show sino a un certo punto. Ciò che conta, è che tra Valeria Marini e Pamela Prati, Carmen Russo e Adriana Volpe e così via, si scateni il battibecco, la rivalità, il chiacchiericcio di Eva contro Eva, nella speranza fallimentare di far fronte al gigante avversario del sabato sera, ovvero la corazzata De Filippi e dei suoi Amici. 

 

Così le protagoniste, che si autodefiniscono "croccanti", "vulcaniche" e ovviamente stellari, ormai più note per essere campionesse estreme di partecipazione ai reality che soubrette, accettano di buon grado ogni prova pur di mettersi in mostra, e sgomitano, stonano, accorciano gonnelline impossibili, dando prova di saper fare assai meno di quanto recitino i loro curriculum. 

 

Un balletto, una cantatina, un’intervista, tanto, devono essersi dette, cosa ci sarà di peggio dopo le telline dell’Isola dei famosi e le sbraitate a caso nelle case vip dei Grandi Fratelli. Invece a essere smentite ci vuole poco e a diventare carne da macello televisivo ancora meno. 

 

Per cui il backstage viene tagliato e cucito ad arte e i giurati si danno da fare: De Sica guarda “il girocoscia” facendo rimpiangere persino il Pierino dei tempi che furono, Venier è attenta alla mutanda mentre calcola a mente per quante puntate di “Domenica In” potrà riporre il cast per intero, e Matano ride, sulla musica di Rocky in sottofondo per dare l’idea legittima dell’arena. Insomma, poteva essere amore invece non è neanche un calesse.

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