Televisione
27 gennaio, 2026La cantante siciliana in gara al Festival ha spiegato che in caso di vittoria non si esibirà sul palco di Vienna. Il vicedirettore della direzione Intrattenimento Prime Time Claudio Fasulo parla di un sondaggio per "non perdere tempo"
La grande macchina dell’Eurovision Song Contest trema - ancora una volta - di fronte alla presa di posizione di alcuni artisti. Dopo le dichiarazioni di Levante, che ha detto di non aver intenzione di partecipare all’Eurovision 2026 di Vienna in caso di vittoria al Festival - in forma di protesta contro Israele - i cantanti in gara a Sanremo potrebbero essere interrogati sulle loro intenzioni. Una strategia ipotizzata dal vicedirettore della direzione Intrattenimento Prime Time Claudio Fasulo.
“Stiamo sondando in maniera informale quelli che saranno i feedback delle case discografiche — ha detto Fasulo —. Rispettabilissima la posizione di Levante, ma sembra comunque che ci siano molti intenzionati a partecipare”. I 30 big avranno tempo per riflettere sul da farsi almeno fino alla prima serata del Festival, prevista per martedì 24 febbraio. Le scelte dei cantanti non saranno irrevocabili, ma serviranno, come ha spiegato Fasulo “a non perdere tempo”.
Le parole di Levante
“Se vincessi il Festival, non parteciperei all’Eurovision — ha detto Levante, schierandosi per prima tra i cantanti in gara quest'anno —. È una manifestazione molto più politicizzata di quanto si pensi e, siccome di mezzo c’è un Paese che negli ultimi tempi ha creato drammi giganteschi e un genocidio in atto, non si può fare finta di niente. Non l’ho mai fatto”.
La posizione della Rai
“La Rai è assolutamente favorevole che Israele ci sia", ha sottolineato l’Ad Giampaolo Rossi, che sulla vicenda ha tenuto a specificare: "Come Rai abbiamo confermato da parte nostra l'assoluta volontà che l'Italia partecipi all’Eurovision”. Sulla questione della partecipazione della Palestina si è espresso proponendo un compromesso che - secondo lui - potrebbe salvare l'inclusività della manifestazione: “È stata posta come ipotesi da parte di Rai la possibilità di ospitare fuori concorso anche un artista palestinese”. Un’ipotesi avallata anche dai consiglieri di amministrazione Rai Alessandro di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale: “II servizio pubblico italiano ha proposto di valutare scelte editoriali capaci di dare visibilità, in forma non competitiva, a un artista rappresentativo della cultura palestinese, quale segno di sensibilità civile e di promozione del dialogo”. Secondo i tre consiglieri, però, tutto ancora tace dal lato dell’Ebu - Unione europea di radiodiffusione - e dell’Orf - l’emittente austriaca organizzatrice dell’evento.
La posizione dell’Italia si scosta da quella di Spagna, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Islanda, che invece hanno annunciato con anticipo la defezione dall'Eurovision per protestare contro la presenza di Israele.
Il caso Olly nel 2025
La Rai starebbe cercando di evitare un caso Olly-bis. L’anno scorso, infatti, il vincitore nella categoria big aveva deciso di rinunciare al palco di Basilea, ufficialmente perché non voleva rimandare un paio di date del tour. Lucio Corsi aveva preso il suo posto, senza troppi sconvolgimenti, ma la Rai preferirebbe farsi trovare preparata.
Le polemiche del passato
Sono anni, ormai, che le polemiche politiche travolgono la kermesse musicale. Già nel 2022 ci furono diverse discussioni sull'esclusione della Russia, in seguito dell’invasione dell’Ucraina. Una linea confermata anche gli anni successivi.
Nel secolo scorso, la partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest aveva già causato tensioni all’interno dell’Ebu. Nel 1978, anno della prima vittoria israeliana, diversi Paesi arabi trasmettevano regolarmente la manifestazione, molto seguita anche al di fuori dell’Europa, ma non riconoscendo la sovranità dello Stato di Israele, decisero di interrompere le trasmissioni durante la cerimonia di premiazione. Prima di allora, si erano limitati a mandare in onda pubblicità ogni volta che sul palco saliva un concorrente israeliano. Nel 2019, quando l’Eurovision si è svolto a Tel Aviv, vari gruppi pro Palestina avevano tentato di organizzare un boicottaggio internazionale, con il sostegno di artisti come Roger Waters.
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