Televisione
5 marzo, 2026La docuserie Netflix ci porta dietro le quinte del programma cult degli anni Duemila. Mostrando abusi, violenze, body shaming e razzismo. Ma, anche se involontariamente, la denuncia è chiara: davanti alle telecamere il concetto di limite scompare
C'erano cascate tutte le ragazze degli anni Duemila. Avevano mangiato i muri di marzapane, le finestre di zucchero e il tetto di cioccolato come delle Gretel qualsiasi partorite da quelle perfide menti dei fratelli Grimm. E guardando “America’s Next Top Model”, nessuna pensava che al di là di quel divertimento un po' grossolano e voyeuristico ci fosse qualcosa di profondamente sbagliato e soprattutto pericoloso, come un’orribile strega pronta a buttarti nel forno.
Era un mondo magnifico, in cui la top model Tyra Banks, superstar nera in un mondo all’epoca integralmente riservato ai bianchi, selezionava e lanciava giovani donne fuori dai soliti standard nel rigido quanto rutilante mondo della moda. In realtà, come si scopre guardando il documentario su Netflix, “Reality Check: Inside America’s Next Top Model” quella che sembrava una visione innocua era una sorta di enciclopedia della cultura tossica imperante, davanti alle telecamere sempre accese.
In tre puntate si ripercorre il successo planetario del programma di Tyra, creatrice, produttrice esecutiva, giudice, volto e voce dello show, che è chiamata a rispondere di body shaming, razzismo, umiliazioni pubbliche di cui quel reality era pieno fino all’orlo.
«Ma erano altri tempi», è il mantra, con cui si dovrebbe assolvere tutto, tipo io non c’ero e se c’ero dormivo.
Ragazze pagate una manciata di dollari al giorno a cui venivano tolti i denti, pesate in diretta, aggredite, spogliate, fatte posare con gli elefanti perché se porti una 38 allora sei fuori forma, buttate su set estremi e persino, almeno in un caso, vittime di veri e propri abusi.
Come quello di Shandi Sullivan ripresa dalle telecamere ubriaca mentre perde coscienza durante un rapporto sessuale con un uomo invitato alla festa dalla produzione. Il titolo dell’episodio? “La ragazza che ha tradito”.
Ma è la televisione bellezza, e questo è ciò che chiedeva il pubblico, come ripete fino all’ossessione Tyra Banks. E ha ragione. Perché al di là del fatto che sorge il sospetto che questo documentario non voglia denunciare un bel niente, anzi al contrario lanciare un’ipotetica nuova stagione del reality, il suo merito è un altro. Quello di mettere in guardia, seppur involontariamente, telespettatrici e telespettatori su quanto l’astruso concetto di limite riferito all’intrusione delle telecamere sia una questione reale.
Filtri di bellezza a tutti i costi, esposizione continua, vite messe in piazza a favore di un pubblico plaudente sono assai più inquietanti oggi che all’epoca di “America’s Next Top Model”. Ed è bene rendersene conto in tempo, mentre sbricioliamo molliche sul sentiero.
DA GUARDARE
Dopo le sfide tra cuochi, ristoranti, alberghi e scrittori, ci mancavano solo loro: 49 tra indovini, sciamani e altri oracoli. Su Disney Plus è arrivata “Battle of Fates”, ovvero una gara tutta coreana a chi riesce a predire meglio il futuro. Che in tempi di Sanremo potrebbe persino tornare utile.
MA ANCHE NO
“Bridgerton 5” (Netflix) ripercorre le gesta fauste di Cenerentola punto per punto, concedendosi come unico estro quello di sostituire la scarpetta col guanto. Il risultato? Semplicemente una nuvoletta di noia pura. Nella speranza di essere smentiti con il rilascio della seconda parte.
LEGGI ANCHE
L'E COMMUNITY
Entra nella nostra community Whatsapp
L'edicola
Caos globale - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
Il settimanale, da venerdì 6 marzo, è disponibile in edicola e in app


