Mondo
5 marzo, 2026Il blocco dello stretto può mettere Donald Trump sotto pressione interna e internazionale, aprendo a una sconfitta geopolitica. Lo Stretto di Hormuz può diventare il Vietnam marittimo di Trump
A Washington lo sanno bene: il vero campo di battaglia non è nel deserto, ma in mare. Più precisamente nello stretto di Hormuz, il collo di bottiglia da cui passa una quota decisiva del petrolio mondiale. Secondo fonti diplomatiche europee, nelle ultime ore è salita la preoccupazione che Teheran non punti a uno scontro frontale, ma a qualcosa di più sofisticato. Non servirebbe affondare una flotta americana. Basterebbe paralizzare il passaggio per giorni e giorni. A quel punto, il prezzo del greggio schizzerebbe. E con esso l’inflazione negli Stati Uniti. Così, per Donald Trump, la pressione interna diventerebbe micidiale: opinione pubblica, Congresso e alleati inizierebbero a chiedere conto di una campagna militare che produce instabilità energetica globale. In privato, diplomatici del Golfo ammettono che Teheran considera questo scenario una “vittoria asimmetrica”: non battere militarmente Washington, ma costringerla a fermarsi.
La nuova guerra invisibile: robot subacquei e IA
Il vero salto di qualità, però, è tecnologico. Nei briefing riservati si parla apertamente di uno scenario mai visto: sciami di sistemi autonomi guidati da intelligenza artificiale. Per il grande pubblico un “robot con Ia” è poco più di un drone Fpv senza pilota umano. In realtà, i sistemi più sofisticati sono subacquei. Operano nel silenzio, senza Gps, in ambienti complessi. E colpiscono obiettivi strategici: petroliere, cavi sottomarini, navi militari. Secondo analisti militari occidentali, l’Iran potrebbe schierare mini-sottomarini, droni aerei e subacquei come il sistema Nazir-1, oltre a mine di fondo di concezione cinese della serie EM, capaci — secondo fonti di intelligence — di lanciare un missile direttamente dal fondale contro una nave in transito. Un incubo per qualsiasi flotta tradizionale.
La partita geopolitica tra Teheran e Washington
Il nodo è semplice: i convogli devono passare. Se le petroliere restano ferme, la Casa Bianca perde credibilità globale. E la campagna militare rischia di trasformarsi in un boomerang politico. Non è la “guerra delle petroliere” degli anni Ottanta. È qualcosa di diverso: flotta di generazione precedente contro sciami autonomi, algoritmi contro radar tradizionali. Un conflitto dove l’errore umano viene sostituito da calcoli predittivi. In ambienti Nato si parla apertamente di “scenario imprevedibile”. Perché l’esito non dipenderà solo dalla superiorità militare americana, ma dalla capacità di neutralizzare sistemi distribuiti, invisibili e potenzialmente sacrificabili.
Se Teheran riuscisse per giorni a bloccare lo stretto di Hormuz, il danno politico per Donald Trump sarebbe immediato. E potrebbe essere costretto a congelare l’offensiva per stabilizzare i mercati. A quel punto, senza aver vinto una battaglia navale, l’Iran avrebbe ottenuto una vittoria geopolitica. E la prima vera crepa nella narrazione di invincibilità americana passerebbe non dal cielo, ma dal fondo del mare.
LEGGI ANCHE
L'E COMMUNITY
Entra nella nostra community Whatsapp
L'edicola
Caos globale - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
Il settimanale, da venerdì 6 marzo, è disponibile in edicola e in app


