Alla periferia della capitale alcune famiglie senza casa hanno preso possesso di un edificio del Comune abbandonato da anni e l'hanno rifatto tutto 'a norma', autotassandosi

Un ex istituto tecnico abbandonato e inutilizzato da tempo nella periferia sud di Roma, vicino al capolinea della metro Anagnina. Se le famiglie che l'hanno occupato un anno fa porteranno a termine il loro progetto, in via di ultimazione, ne ricaveranno una ventina di appartamenti.

«L'abbiamo chiamato 'esempio abitativo possibile' perché i lavori sono stati compiuti a norma, compresa la ristrutturazione delle fogne, dei solai e degli impianti elettrici e idrici e perché è costato pochi soldi», spiega Pina Vitale che insieme al suo Comitato popolare di lotta per la casa porta avanti la sua battaglia per la casa a suon di occupazioni di stabili abbandonati.

«Vogliamo dimostrare che chi occupa questi posti può vivere con dignità e decoro», dice Pina Vitale: «Purtroppo il Comune non ci pensa e abbiamo fatto da soli con la ristrutturazione fai da te».

Nello stabile vive un misto di famiglie italiane e straniere, parecchi di religione musulmana, ma anche single e una giovane coppia gay. I soldi per la ristrutturazione? «Ci siamo autotassati. Un tot al mese», risponde Pina. E il Comune, proprietario dello stabile lasciato abbandonato? «Fa finta di niente. Sono venuti sia i vigili urbani sia la polizia, hanno visto i lavori e se ne sono andati alzando le spalle».

A Roma sono circa 100 mila le persone che vivono, a diverso titolo, il disagio abitativo. Gli sfratti sono 2.500 ogni anno (secondo dati dell'Unione inquilini). Il 4 ottobre le porte della ex-scuola Hertz' (così si chiama) sono rimaste aperte per una visita ed una conferenza a cui sono stati invitati parlamentari e politici locali.

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