Il riavvicinamento non è ancora completo. Ma il quadro delle relazioni di potere in Medio Oriente sta per cambiare

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Adoperandosi per ricucire i rapporti tra Israele e Turchia nel corso della sua visita in Israele nel marzo scorso il presidente Barack Obama ha agito sì nell'interesse degli Stati Uniti, ma ha anche dato sfogo alle preoccupazioni strategiche dei due paesi. Il riavvicinamento tra i due potenti Stati mediorientali promette il ripristino di una lunga tradizione di cooperazione e va a mutare per l'ennesima volta il quadro del potere in Medio Oriente.

Nel momento in cui gli Usa attuano la strategia del "Pivot to Asia" e ritirano le forze da Iraq e Afghanistan, intendono assegnare ai propri alleati in Medio Oriente maggiori responsabilità, che presuppongono buoni rapporti e cooperazione tra di loro. L'amministrazione Obama punta a ridar fiato al processo di pace israelo-palestinese e a contenere i rischi derivanti dalla guerra in Siria. La cooperazione israelo-turca può tornare utile in entrambi i casi.

Erdogan esercita un'influenza notevole su Hamas, e sarebbe essenziale per persuadere l'organizzazione alla moderazione. Il premier Recep Erdogan ha in programma una visita a Gaza a fine maggio. Quanto alla Siria, il crollo del regime in quel paese evocherebbe lo spettro delle armi di distruzione di massa (chimiche e biologiche) in mano ai ribelli jihadisti o a Hezbollah. La Turchia e Israele, assieme alla Giordania e agli Usa, avrebbero un ruolo chiave nell'impresa di salvaguardare le dotazioni di armi di distruzione di massa o di impedire che passino in mani ostili.

La cooperazione turco-israeliana è poi necessaria per superare l'impasse nel settore del gas offshore nel Mediterraneo orientale, un punto importante. La scoperta di giacimenti di gas al largo delle coste di Israele, di Cipro e del Libano promette di cambiare il panorama energetico per l'Europa. Ma le recenti tensioni tra Israele e la Turchia hanno ostacolato lo sviluppo di piani per portare tali risorse sul mercato. Il sistema più economico sarebbe costruire un gasdotto da Cipro alla Turchia per poi collegarlo ai gasdotti turchi verso l'Europa e il miglioramento dei rapporti tra Turchia e Israele rende questa soluzione realizzabile.

Quanto a Israele, ha visto peggiorare negli ultimi anni la sua situazione strategica. La primavera araba ha deposto il suo principale alleato arabo, Hosni Mubarak, portando al potere governi islamisti potenzialmente ostili. La svolta islamista al Cairo ha confortato Hamas e da Gaza ancora piovono razzi a sud di Israele. Ancor peggio, la penisola del Sinai, un tempo sicura, è diventata instabile. Per la prima volta in decenni le forze armate israeliane sono costrette a stabilire piani di emergenza per operazioni militari sul fronte meridionale. A nord, il declino del regime di Assad ha portato instabilità sulle alture del Golan, un tempo tranquille, nonché timori che i jihadisti conquistino Damasco e che le armi di distruzione di massa cadano in mano jihadista o di Hezbollah. Politicamente le ultime elezioni israeliane hanno dato al premier Netanyahu qualche spazio di manovra per aprire a un compromesso con la Turchia.

Anche la Turchia ha non pochi problemi. Il conflitto in Siria è fonte di instabilità sul confine siriano-turco, ha creato ingenti flussi di rifugiati e rischi di un utilizzo imprevedibile delle armi di distruzione di massa e delle risorse missilistiche siriane. I rapporti dell'Iraq con Teheran, Baghdad e Damasco si sono deteriorati dopo un lungo idillio; la Siria ha minacciato apertamente la Turchia, l'Iran ha lanciato "avvertimenti" e i rapporti tra Erdogan e il premier iracheno Maliki sono improntati all'aggressività.

Le aspirazioni turche di porsi alla guida di un vasto blocco mediorientale di nazioni musulmane sono crollate di fronte alla realtà di un Iran ambizioso, intenzionato a guidare un blocco aggressivo di regimi e organizzazioni sciite o non sunnite. Anche il persistere delle ambizioni nucleari iraniane non è gradito ad Ankara. Inoltre la cooperazione turca con l'Arabia Saudita e il Qatar - sulla Siria, ad esempio - non ha avuto particolare successo e ha alimentato l'ascesa dei radicali jihadisti.

La mediazione di Obama è solo il primo passo. Israele si è scusato per l'incidente della Mavi Marmara e le due parti stanno negoziando un indennizzo per le famiglie delle vittime. Questo dovrebbe portare a un ritorno degli ambasciatori e al ripristino delle piene relazioni diplomatiche. I rapporti commerciali tra i due paesi sono rimasti intensi nel corso della crisi toccando i 2 miliardi di dollari l'anno e verosimilmente cresceranno. Tuttavia la cooperazione militare e di sicurezza si è quasi interrotta. Nel passato recente i due paesi avevano svolto esercitazioni militari congiunte e le industrie della difesa israeliane erano fortemente impegnate nel potenziamento delle capacità militari turche.

Il riavvicinamento tra Israele e la Turchia è ancora alle prime fasi e l'opinione pubblica turca e israeliana continua a nutrire diffidenza reciproca. Un qualsiasi evento dirompente in Cisgiordania o a Gaza potrebbe far deragliare i rapporti tra i due paesi. Ma se il ravvicinamento prosegue, ridisegnerà il quadro delle relazioni di potere in Medio Oriente e avrà grande impatto sulle politiche regionali, la sicurezza e i settori energetici.

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