
Nei primi mesi della rivolta siriana, quando la reazione del regime alle pacifiche dimostrazioni a favore delle riforme è stata una brutale repressione, agli Hezbollah è convenuto non sostenere apertamente il governo in uno scontro contro un movimento che s'inquadrava nella "primavera araba". La trasformazione della crisi siriana in un conflitto armato, l'emergere nell'opposizione di gruppi legati ad al-Qaeda come Jubhat al-Nusra e il sostegno che l'opposizione ha saputo raccogliere presso i Paesi del Golfo, la Turchia e l'Occidente hanno offerto invece all'organizzazione una giustificazione davanti all'opinione pubblica e quindi la possibilità di intensificare l'impegno in Siria. Viste le nuove circostanze, Hezbollah non starebbe interferendo in una lotta al cui centro c'è la democrazia, ma contrastando gruppi jihadisti stranieri affiliati ad al-Qaeda e la loro minaccia di conquistare la Siria e il Libano.
Il recente attacco aereo israeliano su Damasco ha rafforzato questa teoria. Secondo Sayyed Hassan Nasrallah, il leader degli Hezbollah, l'attacco israeliano dimostrerebbe che la ribellione armata contro il regime di Assad è allineata con un "complotto sionista" contro l'"Asse della Resistenza" formato da Siria, Iran e Hezbollah.
L'attacco israeliano, il cui obiettivo erano alcuni sistemi missilistici iraniani destinati apparentemente a Hezbollah, ha colpito anche una posizione della guardia presidenziale siriana. Gli israeliani, rimastati finora in generale neutrali rispetto al conflitto siriano, hanno con questo attacco trasmesso un severo avvertimento al regime di Assad riguardo a possibili trasferimenti di sistemi di batterie antiaeree e di qualsiasi altro tipo di arma di distruzione di massa agli Hezbollah. Il regime di Assad ha detto che avrebbero risposto «nei tempi e con le modalità di sua scelta». Nasrallah invece è passato all'offensiva dichiarando che, come risposta all'attacco, la Siria avrebbe portato avanti la consegna a Hezbollah di sistemi di armamento d'importanza critica «in grado di rovesciare l'equazione militare». Il Golan, una zona tranquilla negli ultimi quattro decenni, starebbe per diventare, ha affermato inoltre Nasrallah, teatro di azioni di resistenza. Nel Golan sono già avvenuti degli scontri armati e se la Siria dovesse davvero tentare di consegnare a Hezbollah armi in grado di ribaltare lo scenario, il rischio è che ciò si trasformi in una miccia per una guerra con Israele.
La strategia di hezbollah rispetto a Israele consiste in una calcolata combinazione di bluff e deterrenza. L'organizzazione non vuole dare a Israele l'impressione di essere debole o vulnerabile e vuole trarre un vantaggio propagandistico dal mostrarsi pronta ad affrontarlo. Al tempo stesso, però, non può permettersi una guerra totale contro Israele mentre è impegnata su un altro fronte a difendere il regime di Assad. È un gioco di mosse sottili molto pericoloso che potrebbe portare facilmente alla guerra.
Negli ultimi due anni, Hezbollah ha partecipato in Libano a un governo che si era "dissociato" dal conflitto siriano come linea ufficiale. Contribuendo a deporlo a marzo, Hezbollah ha invece abbandonato ogni parvenza di dissociazione. Ciò ha sbriciolato quel che di terreno comune restava tra le fazioni politiche libanesi. Il Libano è ora politicamente alla deriva: i principali partiti non sono in grado di trovare un accordo su una legge elettorale, su una data per le elezioni o sulla formazione di un nuovo governo. Nel frattempo, l'impegno di Hezbollah in Siria sta acuendo le tensioni settarie. Gli scontri tra quartieri sunniti e alawiti a Tripoli, che hanno provocato morti e feriti, minacciano di estendersi a vaste aree della città settentrionale.
ALL'INTERNO DELLA STESSA comunità degli Hezbollah, il numero in costante aumento dei giovani sciiti libanesi sacrificati in Siria, invece che nella prima linea contro Israele, sta creando malessere. La presa di Hezbollah sulla comunità resta tuttavia ben salda. Nasrallah è riuscito a convincere la maggioranza dei cittadini che se Hezbollah e i suoi alleati non sconfiggono gli jihadisti sunniti radicali in Siria, potrebbero ritrovarseli in Libano a perseguire la comunità sciita.
Il regime di Assad è stato di aiuto per gli interessi di Hezbollah per molti anni. Ora che il regime vacilla, gli Hezbollah sono stati costretti a impegnarsi direttamente in Siria per mantenere in piedi il ponte strategico con l'Iran. Tuttavia, inimicandosi a morte la maggioranza sunnita siriana e affrontando al tempo stesso Israele, la Turchia e buona parte del mondo arabo sunnita, Hezbollah potrebbe stare facendo un passo più lungo della gamba.