L'hanno chiamata Dirty soccer, calcio sporco, l'ennesima retata sul gioco più amato dagli italiani e trasformato in una macchina di quattrini. Il business del pallone attorno al quale ruotano piccoli e grandi interessi. Questa volta a finire nel mirino degli inquirenti sono le serie minori: Lega Pro e Dilettanti. Cinquanta arresti, più di 70 indagati, decine di perquisizioni in tutta Italia, eseguite dalla squadra Mobile di Catanzaro, dal Servizio centrale operativo della polizia, coordinati dalla procura antimafia del capoluogo calabrese.
Protagonisti dell'indagine sono presidenti, allenatori, manager, calciatori, imprenditori, italiani ed esteri, e anche magazzinieri delle società calcistiche della serie D, della Lega Pro e di serie B. Avrebbero truccato 28 parite e per questo l'accusa contestata è associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva con l'aggravante di aver favorito organizzazioni mafiose, in particolare la 'ndrangheta.
L'inchiesta svela un sistema ben collaudato da Nord a Sud, da Monza ad Agrigento. I tentacoli dell'organizzazione si estendevano anche all'estero: Cina, Kazakistan, Russia, Serbia e Malta. Gli indagati decidevano decidevano chi perdeva e chi vinceva, beffando così i tifosi che sugli spalti esultavano per i goal della propria squadra o si disperavano dopo ogni sconfitta.
Torres, L'Aquila, Hinterreggio, Vigor Lamezia, Neapolis, Monza, Pro Patria. Sono solo alcune delle squadre coinvolte.
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Una grande truffa, un teatrino messo in piedi per portare nella casse private di allenatori, presidenti, giocatori e faccendieri vari, milioni di euro. La corruzione è la chiave che ha aperto ogni porta e ogni spogliatoio, denari contanti che hanno ammorbidito anche i professionisti più duri e puri.
Tutto parte da una telefonata. Galeotta fu quell'intercettazione in cui un affiliato della 'ndrangheta di Lamezia fa riferimento ad alcuni interessi nel mondo del pallone. Si tratta di Pietro Iannazzo, nipote del boss Vincenzino Iannazzo detto “il Moretto”, e arrestato due settimane fa in un altra operazione anti 'ndrangheta. Gli investigatori lo descrivono così: «Organico alla cosca Iannazzo di Sambiase nonché conoscitore del calcio dilettantistico meridionale». L'uomo giusto a cui rivolgersi per contattare presidenti, dirigenti o allenatori di altre squadre locali. Seguendo Iannazzo, i detective della polizia ricostruiscono la rete internazionale.
Uno dei personaggi chiave è Fabio Di Lauro che, secondo gli investigatori è il rappresentante italiano dei boss delle scommesse. I profitti erano enormi, si parla di milioni di euro sparsi in tutto il mondo, tra Turchia, Serbia, Cina e Italia.
C'è anche il “Re del Kiwi” nelle carte della procura di Catanzaro. Si chiama Domenico Capitani, professione imprenditore agricolo, molto potente in provincia di Latina. Gli inquirenti gli contestano la combine tra Pisa e Torres, un match di Coppa italia Lega pro. Il Torres doveva perdere: «Affinché la squadra della Torres uscisse sconfitta dall’incontro di calcio con la squadra del Pisa, disputato in data 29.10.2014, partendo con un goal di vantaggio». In pratica la squadra sarda partiva in vantaggio e per passare il Pisa avrebbe dovuto vincere con due goal di scarto. Missione impossibile? Non per i truffatori del football: il miracolo si è compiuto, la partita si è conclusa col risultato di 4 a 0, in favore del Pisa, «rispecchiando in toto, il risultato alterato oggetto di combine».
Capitani è stato fino al 2013 assessore provinciale e in passato anche sindaco di Cisterna di Latina. Il 28 giugno di due anni fa è diventato presidente della squadra sarda del Torres, tredicesima nel campionato di Lega Pro. Capitani è una sorta di padrone del comune dell'agropontino. La passione per il calcio lo ha portato fino a Sassari ma ancora prima è stato presidente del Cisterna Calcio. È legato al ras di Forza Italia Cladio Fazzone, berlusconiano di ferro, mister preferenze della zona e attualmente in commissione antimafia. E proprio quando Fazzone era presidente della Provincia, lui è stato assessore al commercio.