In Germania, che ha dato i natali a Kant ed Hegel, la filosofia a scuola si studia poco. Più che sulla storia del pensiero ?e dei filosofi, nei ginnasi lo studio si concentra, infatti, sulle questioni etiche ?o politiche più attuali

Parrà forse strano, ma in Germania, il Paese che ha dato i natali a Kant ed Hegel, e poi a Schopenhauer, Marx ?o Nietzsche, la filosofia a scuola si studia poco. «Sino ad oggi», spiega Christa Runtenberg, docente ?di filosofia all’ateneo di Münster: «La filosofia nelle nostre scuole e ginnasi non è materia obbligatoria, ma facoltativa, e quasi sempre in alternativa all’ora di religione».

La Germania è una Repubblica Federale. E ciò comporta che programmi, testi e persino il nome dell’ora di filosofia varino a seconda dello Stato in cui il ragazzo va a scuola. «Qui nel Nordreno Vestfalia», spiega la filosofa Runtenberg, responsabile dei piani di studio nel Land più grande della Germania, «l’abbiamo denominata “Praktische Philosophie”. Ma già negli istituti della Bassa Sassonia il corso di filosofia a scuola si chiama “Valori e Norme”. Più al sud, in Baviera o nella regione di Stoccarda, invece, si chiama “Ethik” . Mentre nel Brandeburgo è stata ribattezzata “Forme di vita”, la disciplina che, secondo Hegel, ci farebbe entrare nel migliore dei mondi possibili», dice Runtenberg: «A lezione non usiamo manuali di storia della filosofia, come ?da voi in Italia».
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29/3/2017

Più che sulla storia (del pensiero ?e dei filosofi), nei ginnasi lo studio si concentra, infatti, sulle questioni etiche ?o politiche più attuali: «Ad esempio, su cosa significhi una società più giusta», spiega Runtenberg: «O se clonare gli animali sia eticamente accettabile». Anche alle scuole elementari la lezione di filosofia si svolge su questioni più pragmatiche e personali,  e con materiali didattici - disegni, racconti e immagini - consoni alla fantasia dei bambini.? Ma in Germania la cosiddetta “Kinderphilosophie” è un trend che non riguarda solo le lezioni sui banchi di scuola. Certo, solo in uno dei 16 Länder federali - il Meclemburgo-Pomerania, all’est del Paese - il corso di filosofia è parte integrante di tutti e cinque i primi anni di scuola. Ma i corsi di etica per bambini fanno ormai parte di tutti ?i programmi scolastici.

Anche il filosofo Julian Nida-Rümelin, ?ex ministro alla Cultura del governo Schröder e docente all’ateneo di Monaco, è convinto della bontà del ragionamento filosofico per i più piccoli. Tanto è vero che dai cicli di lezioni che il filosofo e sua moglie hanno offerto alle scuole elementari di Monaco è nato “Socrate club”, un libro (edizioni Knaus) che è andato a ruba. Come d’altronde “Grandi questioni. Filosofia per i bambini”, di Julia Knop o “Perché c’è tutto e non il Niente”, dialoghi del filosofo Richard David Precht a passeggio con il figlio. Nulla in confronto allo strabiliante successo di “Sophie’s Welt”, il romanzo sino ad oggi più suggestivo della “Kinderphilosophie”, trasformato in Germania in cd, film e pezzo teatrale.

«Prima del mio romanzo, i ragazzi, come mi hanno confessato tanti giovani lettori, si sentivano degli alieni con le loro questioni», racconta Jostein Gaarder ?a proposito della fortuna del suo bestseller. Ora invece sanno che non stanno facendo altro che la cosa più umana e antica del mondo: filosofare appunto. Capire, come si chiedeva Kant, chi siamo, da dove viene l’universo e quali sono i nostri fini», conclude ?Christa Runtenberg: «È ciò che cerchiamo di stimolare a scuola, filosofando con i più piccoli».

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