“In quell’area, che coincide con uno dei più pericolosi vulcani attivi al mondo, un’accurata e responsabile programmazione urbanistica avrebbe dovuto impedire fin dal dopoguerra ogni attività edificatoria”. Il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, in aula alla Camera dei deputati per l’informativa urgente del governo sui Campi Flegrei, ha puntato il dito contro l’edificazione selvaggia di un’area interessata ormai da mesi da costanti episodi sismici. L’ultima forte scossa (di magnitudo 4,4) lo scorso 13 marzo. Con altre parole, che avevano scatenato più di una polemica, negli scorsi giorni anche il numero uno della Protezione civile, Fabio Ciciliano, aveva espresso lo stesso concetto: “Non è il terremoto a uccidere - aveva detto - ma la casa in cui viviamo”. Il ministro, a Montecitorio, ha rivendicato l’”azione governativa non episodica o estemporanea”, ma “frutto di una programmazione accurata, strutturata. A partire dal 2023 - ha sottolineato Musumeci - il governo ha voluto accendere i riflettori sull’area dei Campi Flegrei, un territorio di grandi valenze storiche e culturali rilevante pregio paesaggistico e naturalistico ma gravato da una eccezionale sovrapposizione di rischi naturali, vulcanico, sismico e bradisismo. Un rischio molto elevato a cui le circa 100 mila persone residenti sono esposte ogni giorno”.
"Stanziati 52 milioni"
Quello dei Campi Flegrei “è un tema sul quale credo non ci si possa e ci si debba dividere”, ha sottolineato il ministro, che a Montecitorio ha assicurato che il governo ha “fatto tutto quello che era possibile fare in termini di prevenzione strutturale e non, ben consapevole di operare in una difficile e complessa realtà. Non sappiamo quanto potrà durare questa incerta situazione - ha aggiunto - il suo perdurare nel tempo può avere ripercussioni su alcune categorie del territorio”. Nel 2023, ha continuato, “con uno stanziamento di 52 milioni, si è dato avvio ad attività finalizzate alla ricognizione delle principali criticità e a dotare le amministrazioni locali e popolazione dei primi strumenti per fronteggiare esposizione di gestione del rischio”. Sul fronte della prevenzione strutturale, ha specificato Musumeci, “è stato avviato un piano di analisi rivolto al patrimonio edilizio pubblico e privato interessato dal fenomeno del bradisismo, una ricognizione delle criticità da superare per una piena funzionalità delle infrastrutture di trasporto e altri servizi essenziali, azioni tecniche e finanziarie per potenziamento della risposta operativa territoriale di protezione civile nei territori dei Campi Flegrei. Per la programmazione non strutturale - ha aggiunto - è stato previsto un piano speditivo di emergenza per il territorio interessato, basato sulle conoscenze della pericolosità e contenente le procedure operative da adottare, e un piano di comunicazione del rischio alla popolazione, finalizzato alla conoscenza di ogni contesto”.
"La collettività non può essere passiva"
Poi una rassicurazione, quando ha spiegato che “dall'Osservatorio vesuviano si dichiara non esservi allo stato evidenze di immediata eruzione. Dobbiamo quindi lavorare per la normalità ma essere pronti a tutte le evenienze”. Ma la collettività, ha aggiunto, “non può assumere un ruolo passivo quando diventa destinataria di regole. Ai Campi Flegrei ce ne siamo resi conto lo scorso anno quando abbiamo voluto dare vita a tre esercitazioni con una quasi nulla partecipazione degli abitanti. Solo in quella di ottobre abbiamo registrato con piacere la partecipazione di 1.500 persone, segno evidente che la persistenza del governo ha fatto breccia nel muro dell’indifferenza”.