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15 febbraio, 2007

Campus da record

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Il progetto del complesso sportivo dell'università di Cincinnati è la sintesi dello stile di Bernard Tschumi. Uno linguaggio che si avvicina a quello del cinema

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L'imponente complesso sportivo dell'Università di Cincinnati che Tschumi ha progettato per il campus è una struttura che sembra avvolgere da fuori il suo contenuto. Le difficoltà che Bernard Tschumi ha avuto dopo l'incarico per la realizzazione di questo edificio, che doveva essere di servizio allo sport e punto di riferimento per gli eventi collegati a tutte le attività sportive, possono essere sintetizzate nel fatto che la costruzione poteva toccare il suolo solo in alcuni punti prefissati dalla complicatissima rete di infrastrutture che esisteva già sotto il sito prescelto. Il risultato è una superficie curva, una pelle sinuosa, di grande dolcezza, nonostante la scelta del materiale esteriore di rivestimento, che avvolge una serie di attività diverse. Nel Lindner Athletics Center di B. Tschumi si trovano, oltre a un grande stadio per il football e un'arena per il basket, anche biglietterie, club universitari, negozi da regalo, servizi accademici, laboratori di informatica, servizi sanitari e un grande auditorium per 335 persone.

È nel 1989 che l'amministrazione della Cincinnati University decide di procedere a questa grande opera, prevedendo 15 anni per la realizzazione. Il master plan fu affidato a George Hargreaves. Poi furono chiesti progetti ad architetti di grande rilievo come Gehry e Eisenman. L'opera di Tschumi è di 21.240 metri quadri. Le curvature di questo strano oggetto, che si sviluppa con un auditorium collocato a una estremità e nella parte opposta la hall, sono addirittura 12. La complessità di rendere le facciate reticolari con un rivestimento in cemento pre-fabbricato è evidente. Il merletto costruito con molto vigore propone dialetticamente la relazione fra triangoli pieni e triangoli svuotati. L'insieme viene modulato da improvvise e inattese curvature. Il contrasto tra l'interno estremamente articolato e la monoliticità sinuosa della pelle esterna fa parte del linguaggio di Tschumi. Che non ha mai voluto rendere i suoi progetti coerenti e quasi didascalicamente leggibili: al contrario ha sempre voluto proporre una lettura fatta di passaggi, frammenti e transizioni vicini al linguaggio cinematografico.

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