Impiegati ?in nero da imprenditori senza scrupoli, utilizzati dalle organizzazioni mafiose per spacciare nelle piazze delle città italiane e qualcuno costretto dalla fame a prostituirsi. Così il sogno europeo si è trasformato in un incubo per migliaia di ragazzi egiziani

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«Sono solo». Due parole che preludono all’abisso. Le prime pronunciate da Abdi il somalo e dall’esercito dei piccoli migranti una volta raggiunta l’Italia. Sbarcati sulle coste siciliane, calabresi, pugliesi, oppure giunti a bordo di tir nei porti dell’Adriatico. «Sono solo». La frase, che suona come una condanna, è stata pronunciata da 12.272 ragazzi non ancora maggiorenni nel solo 2015 ?e da 13.096 nell’anno precedente. ?È il loro biglietto da visita che porgono, timidamente ai volontari, ai poliziotti, ?ai medici, che devono identificarli. ?Il termine tecnico che li definisce ?è «Minori non accompagnati». ?E, nel giro di poche settimane, ?molti di loro diventeranno irreperibili ?per associazioni, istituzioni e forze ?di polizia. Diventeranno invisibili.
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Noi, i ragazzi dello zoo di Roma
17/2/2016

Entrati nel circuito della prima accoglienza, fuggono dopo qualche settimana con l’obiettivo di raggiungere parenti e amici nel Nord Europa o per cercare un lavoro e iniziare a mandare anche pochi spiccioli ai familiari rimasti in Africa. Nel nostro Paese è arrivato Abdi, che è seguito da Save the Children. È impaziente e vorrebbe lasciare il centro che lo ospita. Quando ha saputo che per ricongiungersi legalmente alla sua famiglia in Germania passerà almeno un anno ?ha detto: «Non ho tempo, non posso aspettare». Anche lui, insomma, rischia di ingrossare il numero degli invisibili.

Degli oltre 25.300 minorenni arrivati senza genitori negli ultimi due anni, più di novemila sono scomparsi dai radar dell’accoglienza: 6.135 l’anno scorso ?e 3.707 nel 2014. Sono soprattutto ?gli eritrei, gli egiziani e i somali a far perdere le tracce, spesso risucchiati nel buco nero dello sfruttamento.

L’Ong Save the children li chiama “Piccoli schiavi invisibili”. Impiegati ?in nero da imprenditori senza scrupoli, utilizzati dalle organizzazioni mafiose per spacciare nelle piazze delle città italiane e qualcuno costretto dalla fame a prostituirsi. Un vero e proprio mercato di braccia e di sesso. «A Roma gli egiziani venivano arruolati soprattutto nei mercati generali fino a quando non sono aumentati i controlli», spiega a “l’Espresso” Viviana Valastro del team protezione minori migranti di Save the children.

«Ma lo sfruttamento non è finito, lavorano in pizzerie e autolavaggi in condizioni non ammissibili in questo Paese e spesso per reggere i turni estenuanti fanno anche uso ?di stupefacenti», spiega Valastro. ?Le testimonianze raccolte nei centri ?di accoglienza di Milano, Roma e Torino, aprono le porte del girone infernale in cui vivono questi bambini. Non mancano storie di piccoli pusher migranti utilizzati dai clan della Capitale. E di adolescenti che di fronte all’assenza di un’opportunità lavorativa accettano di vendere il proprio corpo, come hanno raccontato alcuni egiziani agli operatori dell’ong. Anche questo suk degli orrori si svolge vicinissimo ?a noi. Nel cuore di Roma, nei pressi della stazione Termini tra l’indifferenza collettiva. «Ho lasciato l’Egitto per l’Egitto», è l’amara constatazione che Ahmad, 16 anni, ha affidato ai volontari dell’organizzazione umanitaria. Così il sogno europeo si è trasformato in un incubo per migliaia di Abdi e di Ahmad.

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