Altro che integrazione: secondo il rapporto Eurostat, da noi solo uno straniero su mille riesce a ottenere la cittadinanza. Prima dell'Italia anche Portogallo, Polonia, Slovenia, Malta, Lussemburgo, Cipro, Danimarca e Ungheria

Su mille abitanti residenti in Italia solo una persona comunitaria o non comunitaria riesce a ottenere la cittadinanza. Il numero è contenuto nell'ultimo rapporto Eurostat (Ufficio statistico dell'Unione Europea) che prende in considerazione tutti i paesi della UE: dalla Bulgaria, alla Turchia, alla Svezia, a Cipro, alla Francia e, ovviamente, anche l'Italia. In media i 27 dell'Unione Europea distribuiscono un numero minimo di cittadinanze, 776 mila su 500 milioni di persone. Ovvero 1.6 per mille abitanti. L'Italia è poco aperta alle nuove leve di cittadini in confronto ai big d'Europa. Le domande di cittadinanza a cui il Ministero dell'Interno italiano ha dato risposta positiva, secondo l'Istat, sono 66 mila. Nell'ultimo anno e mezzo , sempre secondo l'Istituto nazionale di statistica, in Italia si contano 7 mila stranieri residenti in meno. Il Regno Unito ha il record di 203 mila soggiorni permanenti distribuiti, quasi cinque ogni mille abitanti. La Francia apre le porte a 135 mila persone che arrivano soprattutto dal Marocco, dalla Tunisia o dall'Algeria . Turchi, iracheni, serbi e polacchi si sono spartiti i 96 mila passaporti concessi in Germania.

I piccoli Paesi accolgono il numero maggiore di persone con diverso passaporto. Il Lussemburgo otto su mille abitanti. La gran parte degli arrivi sono italiani, i secondi dopo portoghesi e prima di tedeschi e francesi. Cinque persone su mille sono diventati cittadini di Cipro e sei in Svizzera.

Nei Paesi che hanno di recente subito i contraccolpi della crisi economica le frontiere sono sotto controllo. La Spagna dà quasi due cittadinzane, la Grecia anche meno e l'Irlanda, come l'Italia, una ogni mille irlandesi. E' l'Est Europa a mostrare i numeri peggiori. Se più di uno su mille riesce a diventare Estone o Bulgaro, meno di uno ci riesce in Romania, Lituania, Polonia, Slovenia e Repubblica Ceca. Zero in Slovacchia.

La lotta per diventare italiano è accesa anche tra lo straniero che arriva e quello che già da tempo è qui. Su 100 non italiani e già residenti poco più di una persona diventa cittadino a tutti gli effetti.

Il Portogallo ha i numeri migliori. Su 100 stranieri dà la cittadinanza a sei persone. In compagnia dell'Italia, con un permesso e mezzo, ci sono l'Austria, la Germania, la Grecia e l'Estonia , la Repubblica Ceca e la Slovacchia.

Come si diventa cittadini italiani? Perché ci si sposa o perché si risiede nella penisola per lungo tempo. L'indagine della Fondazione Leone Moressa,relativa alle dieci nazionalità più numerose presenti sul territorio itailano, dice che i tre quarti delle donne straniere, l'82.8%, sposa un uomo italiano: il 99% di queste è di origine ucraina, il 98% viene dalla Polonia e dalla Russia, il 95% dalla Romania.

Anche il Sud America è rappresentato: l'85% di peruviane e di brasiliane sono italiane per matrimonio. Solo un terzo delle donne diventa italiana per residenza. Il basso tasso di cittadinanze concesse in Italia è soprattutto l'effetto della norma scritta nel 1992, la prima e l'ultima sulla cittadinanza, modificata dal Decreto legge sulla sicurezza del 2009. Lo straniero non comunitario aspetta dieci anni e il comunitario quattro prima di essere cittadino. Il matrimonio, poi, non basta più. Il decreto sulla sicurezza impone due anni di residenza dalla data di nozze prima di poter fare domanda. Per il rifugiato politico o l'apolide il tempo di residenza legale è di cinque anni.

L'ultima proposta di riforma della legge del 1992 non alleggerisce le procedure. Il requisito primo per diventare cittadino, secondo il testo proposto alla Camera dalla deputata dell'Udc Maria Teresa Formisano, è la maggiore età. E' necessario avere alle spalle sette anni di regolare residenza, cinque di lavoro con un contratto e in banca i soldi a sufficienza per sopravvivere invece se si è stranieri residenti. Ai minori, di cui il genitore può chiedere la cittadinanza italiana, è richiesta l'iscrizione obbligatoria a scuola. Ai maggiorenni la frequenza di un corso annuale d'insegnamento sulla lingua e la cultura italiana, nonchè la conoscenza della Costituzione. È vietata la doppia cittadinanza.

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