A pochi giorni dal successo greco di 'Alba dorata', i suoi emuli nostrani si sono ritrovati per una festa-raduno a Guidonia. Ma le teste rasate erano poco più di un centinaio e perfino Casa Pound ha preso le distanze

Basta seguire la scia del tricolore verniciato sui cancelli per trovare la "Casa d'Italia" a Colleverde, frazione di Guidonia a 5 km dal raccordo anulare romano. Oppure, basta individuare un gruppetto di crani luccicanti al sole, tutti rigorosamente e meticolosamente rasati.

Una ex-scuola di tre piani, circondata da un ampio cortile in parte nascosto alla strada da uno steccato di canne: questa è "Casa d'Italia", lo stabile occupato nel 2007 da Casa Pound (il centro sociale di destra che recentemente ha deciso di costituirsi in partito), ma ceduto in breve tempo a un gruppo di estrema destra che corrisponde al rassicurante nome di "Spqr Skins".

Ed è proprio per celebrare i suoi 20 anni di vita - e per l'occasione ricordare anche 'quattro camerati' morti in un incidente d'auto -, che si è organizzato il grande evento rimbalzato per settimane sui "circuiti di estrema destra della Rete: 'Memorial Mirko Simone Emanuele e Gianluchino', recita il manifesto digitale.

E, a seguire, i nomi delle band con il compito di allietare la serata: i romani "Timeboms" e "The 4 Aces", i varesini "Garrota", i "Legittima offesa" da Bologna e gli "Ultima frontiera" dal Friuli. Guest star indiscussi, i "Brutal Attack", band storica volata a Roma direttamente dalla Gran Bretagna.

Per la cronaca, il gruppo britannico da sempre celebra la superiorità della razza bianca ed è legato alla rete dei "Blood and Honour", che non ha disdegnato in passato violenze a sfondo razziale e che, ciliegina sulla torta, in Germania è dichiarata fuorilegge, visto l'esplicito richiamo al motto dei giovani hitleriani. Persino "Casa Pound" ha preso le distanze.

Fuori c'è un ragazzone sui 35 anni, maglietta nera con la scritta bianca "Spqr Skins", jeans, anfibi, faccia persino simpatica. Neanche a dirlo, rasato a zero e con arzigogolati disegni tatuati sulle braccia, come simboli di appartenenza al gruppo che caratterizzano anche gli altri ragazzi intorno.

Il suo compito è quello di selezionare chi può entrare e chi resta fuori, chi ha l'invito e chi cerca di imbucarsi. Il buttafuori della festa, insomma. E infatti sono ore che saltella prima su un piede, poi sull'altro, sulla soglia del cancelletto che dà sul cortile interno.

Da lì si intravede l'ingresso, a un paio di metri, con un banchetto sormontato da una bandiera nera appesa al muro con un cerchio rosso nel mezzo del quale campeggia la scritta "Casa d'Italia Colleverde", mentre dentro il cerchio si intuisce il Colosseo parzialmente nascosto da una bandiera nera che svetta su quella italiana. Poca gente che passa davanti alla porta d'ingresso. Nel cortile tutto bianco una ragazza siede su una cassetta dell'acqua rovesciata, accanto alle scale antincendio dell'ex-scuola, e fuma una sigaretta in solitudine.

«Ne sono passati un bel po' de scienziati oggi - ridacchia il buttafuori (che non dirà il proprio nome neanche sotto tortura), riferendosi ai giornalisti -, ma noi non parliamo proprio con nessuno, ché non abbiamo niente da di'. Questa è 'na festa privata».

Accanto al buttafuori si ferma a fumare un ragazzo con una ragnatela che parte dal gomito e arriva fin quasi al polso. Il ragno è disegnato sulla mano. "Il fatto è che - spiega - non vogliamo parlare anche perché non abbiamo interesse a indottrinare nessuno. Per me - continua il ragazzo - la politica è una cosa privata, quasi intima, e tu quindi non mi puoi chiedere così, come nulla fosse, in cosa credo". Inaccettabile insomma, per gli "Spqr Skins", l'idea di scendere in politica e quindi dover eventualmente cercare il confronto con altri partiti. Quello che potrebbero trovarsi a fare, tanto per fare un esempio, Gianluca Iannone e i suoi di "Casa Pound".

Comincia ad avvicinarsi l'ora della festa, e non è che ci sia proprio il pienone, lì dentro. "Dov'è che possiamo mangiare qualcosa?", chiede l'incarnazione del nazi, jeans infilati dentro gli anfibi d'ordinanza, neri con i lacci rossi, abbinati alla maglietta. Accanto a lui una biondina dallo sguardo mite, camicetta bianca e rossetto rosso. "A destra c'è una pizza a taglio - suggerisce il buttafuori -, però fa schifo. Andate a sinistra, c'è un egiziano, fa la pizza molto buona". E aggiunge, con l'aria di chi si vuole giustificare: "La fa buona, la pizza, pure se è egiziano".

Poco più giù si vedono arrivare quattro ragazzi, tre dei quali con la stessa camicia blu a quadri ficcata dentro i jeans, e il quarto con una maglietta bianca e due bretelle rosso semaforo. "Ma che - chiede il guardiano del cancello - so' russi quelli? Eh, si, so' russi. Come si dice in inglese? Ruscian, rascian?".

Ci sono poi altre situazioni da tenere sotto controllo. Ad un'ora dall'inizio del concerto arriva trafelato un tipo con un pizzetto curatissimo e due sopracciglia che compensano l'assenza di capelli sulla testa, la scritta sulla maglietta che dice: "Welcome to skinhead city". "Ce ne sono due, giù - riferisce l'abitante della città delle teste rasate - e altre che stanno arrivando".

La preoccupazione è per le camionette della polizia e dei carabinieri, che tengono d'occhio rispettivamente l'inizio e la fine della via. Parte un altro ragazzo nella direzione opposta per vedere com'è la situazione più su.

E a mezz'ora dall'inizio dello spettacolo, eccole, finalmente, le star. Quattro spilungoni che dire grossi non rende l'idea, ed è tutto un tripudio di "Hi, how are you" e di saluti "gladiatori", con le mani che stringono gli avambracci - il saluto fascista, insomma. Eccoli lì i "Brutal Attack". Che poi, a guardare il leader, con un intrico spaventoso di tatuaggi colorati che partono dalle dita delle mani e arrivano fin su al collo, c'è da credergli sulla fiducia che sia un seguace del "white power", perché, su quella pelle, di white ce n'è rimasto ben posto e potrebbe essere di qualunque colore.

E' ora che inizi il concerto, e tra non molto i "Legittima offesa" canteranno: "Tu non sai cosa sia/vita dura e militanza/Esser camerata tu non sai che cosa sia". E infatti, il dubbio resta, mentre il buttafuori usa l'ultima cortesia: "Attenzione per strada, a quest'ora ci sono gli slavi".

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