Quando i camerati napoletani, casco e manganello, stavano in trincea, "La Ducessa" stava lì, sulla linea dello scontro. Davanti all'Università di Napoli o in piazza. Armata di macchinetta fotografica, come nell'immagine che pubblichiamo.
Da giovedì mattina, Emmanuela Florino, 26 anni, è agli arresti domiciliari insieme ad altri nove esponenti dell'estrema destra partenopea.
Tre di loro son finiti in carcere: c'è pure Giuseppe Savuto, il leader napoletano dei "fascisti del terzo millennio" di Casa Pound.
Le accuse vanno dalla banda armata alla detenzione di armi e, addirittura, di materiale esplosivo. Lesioni a pubblico ufficiale e attentati incendiari. E c'era chi, secondo la Procura, progettava di violentare una studentessa universitaria ebrea e di dar fuoco a un'oreficeria di proprietà di un ebreo.
Quella dei "fascisti del terzo millennio" partenopeo era una «sistematica attività di indottrinamento dei giovani militanti all'odio etnico e all'antisemitismo», secondo il Procuratore aggiunto di Napoli, Rosario Cantelmo. «Nelle riunioni, si discuteva anche dei contenuti del libro "Mein Kampf" di Adolf Hitler», aggiunge.
Agli indagati viene contestato anche l'accoltellamento di alcuni giovani di sinistra, il 29 aprile 2011, davanti alla facoltà di Lettere della Federico II. Uno scontro violentissimo con mazze e coltelli: tre giovani di sinistra finirono in ospedale con ferite da arma da taglio. In ospedale si presentò pure un attivista di Casa Pound, dimesso due ore dopo: era Enrico Tarantino, ritenuto il leader dell'ala dura del movimento, anche lui finito in carcere con Savuto.
Nel corso dell'operazione, i Carabinieri del ROS hanno sequestrato la sede in cui gli indagati si riunivano, la storica sezione "Berta" del Msi di Napoli, in via Foria. Quella dei duri e puri, quella che per anni ha avuto un solo leader: l'ex senatore Michele Florino, il papà della bella Emmanuela, che nel suo Pantheon, con Mussolini, Almirante e Che Guevara, c'ha pure Gigi D'Alessio.
È dalla "Berta" che, il 17 giugno 1975, fu lanciata la molotov che uccise una ragazza di venti anni, Iolanda Palladino: la sua auto era incolonnata, per caso, tra quelle di militanti comunisti in festa per una vittoria elettorale.
Otto anni dopo, a poca distanza, tre ragazzi furono uccisi in un agguato: Domenico Cella, Ciro Guazzo e Ciro Lollo. Omicidio di camorra, si disse subito. Anni dopo, il boss pentito Giuseppe Misso, raccontò un'altra versione: c'era Michele Florino al summit in cui fu decisa la spedizione di morte e il movente era politico. «Io, negli anni 80, avevo rischiato la vita e ammazzato per sostenere il Msi»: ai magistrati Misso parlò di una rappresaglia nei confronti del clan Giuliano che aveva imposto la chiusura di alcuni circoli del Msi. Ma Florino ha negato tutto, persino di aver mai conosciuto Misso. La versione dell'uno contro quella dell'altro: l'accusa non ha trovato nessun riscontro e il Gip ha archiviato tutto. «E' finito un incubo», fu il commento dell'ex senatore di An. Giovedì ne è cominciato un altro, con l'arresto della figlia.
Gianluca Iannone, il leader maximo di Casa Pound Italia parla di «arresti a orologeria»: «Si è dovuto ricorrere all'infame stratagemma della contestazione dell'associazione a delinquere. Un'accusa che sembra strumentale ma, evidentemente, necessaria a impedire a CasaPound Italia di affrontare la campagna elettorale con la dovuta serenità e in condizioni di parità rispetto agli altri partiti e movimenti. Ma non ci riusciranno».